ILDEFONSO FALCONES.
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IL PITTORE D'ANIME.
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Parte 1.
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Titolo originale: El pintor de almas. 2019.
Traduzione di: Pino Cacucci e Stefania Cherchi.
2019. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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L'AUTORE.
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ILDEFONSO FALCONES DE SIERRA,  nato a Barcellona nel 1958, dove vive con la moglie e i quattro figli e lavora come avvocato specializzato in Diritto civile.
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Il suo romanzo desordio, La cattedrale del mare, pubblicato nel 2006 dalla Editorial Grijalbo di Barcellona, vende 250.000 copie in appena due mesi. Uscito in Italia presso Longanesi, non  stato solo un successo sensazionale in tutto il mondo, ma nel 2007  stato anche, secondo tutte le classifiche, il romanzo desordio di maggiore successo in Italia, dove si  aggiudicato il Premio Boccaccio Sezione Internazionale. Dal romanzo  stata tratta la fortunata serie tv disponibile su Netflix.
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Nel 2009 pubblica il suo secondo romanzo con il titolo: La mano di Fatima del 2009, che nel 2010 ha vinto il premio Roma. Qui si mette in scena lo sterminio dei moriscos per mano dei cristiani nel Sud della Spagna del 16esimo secolo. Scrive quindi: La regina scalza nel 2013, romanzo ambientato a met Settecento tra Madrid e Siviglia, tra loppressione dei gitani e il fiorire della vita teatrale, e il poi seguito della Cattedrale del mare, dal titolo: Gli eredi della terra nel 2016. Successivamente, con: Il pittore di anime del 2019, si riconferma un maestro della narrativa storica raccontata con gli occhi degli umili e dalla parte degli oppressi.
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DEDICA.
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Ho iniziato questo libro quando godevo di buona salute e ho messo il punto finale battendo sui tasti con mille spilli
piantati nei polpastrelli a causa di una grave malattia. Voglio dedicarlo a chi lotta contro il cancro, e anche a quanti
ci aiutano, ci incoraggiano, ci accompagnano, soffrono con noi e, a volte, devono sopportare la nostra disperazione. Grazie.
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PARTE PRIMA.
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1.
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Barcellona, maggio 1901.
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Le grida di centinaia di donne e bambini echeggiavano nei vicoli del centro storico. Sciopero!
Sbarrate le porte! Fermate le macchine! Abbassate le saracinesche! Il corteo delle donne, molte
delle quali avevano i piccoli in braccio o cercavano di tenerli per mano nonostante i loro sforzi di
scappare e unirsi ai pi grandicelli, liberi da ogni controllo, percorreva le vie della citt vecchia
esortando gli operai, gli artigiani e i commercianti che tenevano ancora aperti laboratori, officine e
negozi a fermare immediatamente le attivit. I pali e i bastoni che brandivano convincevano quasi tutti,
anche se non mancavano vetrine infrante e risse sporadiche.
Sono donne! url un vecchio dal balcone di un primo piano, proprio sopra la testa di un
negoziante adirato che stava affrontando alcune di loro.
Anselmo, io... Il bottegaio alz lo sguardo.
Il tentativo di scusarsi fu subissato dagli insulti e dai fischi di quelli che osservavano la scena dagli altri balconi delle vecchie case a schiera, dimore di operai e gente umile, con le facciate scrostate, percorse da crepe e macchiate di umidit. Luomo strinse le labbra, scosse la testa e mise il chiavistello, mentre alcuni ragazzini cenciosi e sporchi cantavano vittoria e lo prendevano in giro. Qualche spettatore non pot trattenersi dal sorridere di fronte alle burle di quegli scioperanti precoci; il bottegaio non era affatto benvoluto nel quartiere. Confezionava e vendeva espadrillas. Non faceva credito. Non sorrideva mai, e neppure salutava.
Il gruppo di ragazzini continu a prenderlo in giro finch la polizia che seguiva le donne non fu
vicina. A quel punto scapparono per riaccodarsi al corteo che procedeva tra i vicoli della Barcellona
medievale, tortuosi e male illuminati, dato che la splendida luce primaverile di quel mese di maggio
non riusciva a penetrare nel fitto reticolo di viuzze, raggiungendo soltanto i piani alti degli edifici che si
ergevano lungo il lastricato. Gli abitanti affacciati ai balconi si zittirono al passaggio degli uomini della
Guardia Civil, alcuni a cavallo con le sciabole sguainate, la maggior parte con il volto contratto, in una
tensione che era palpabile nei loro movimenti sincopati. Tutti erano consapevoli del conflitto che
stavano vivendo: il loro dovere era dimpedire le manifestazioni non autorizzate, ma non erano disposti
a caricare donne e bambini.
La storia della rivoluzione operaia a Barcellona era legata alle donne e ai loro figli. Erano state
le donne, in svariate occasioni, a esortare gli uomini affinch restassero in disparte nelle azioni
violente. Con noi non si azzardano, e bastiamo a imporre la serrata, sostenevano. Ed era cos anche
in quel mese di maggio del 1901, quando gli operai erano scesi in strada dopo che, alla fine di aprile, la
Compaa de Tranvas aveva licenziato i dipendenti in sciopero e aveva assunto dei crumiri per rimpiazzarli.
Lo sciopero generale convocato dalle associazioni operaie a sostegno dei tramvieri era ben lungi dallaffermarsi e, nonostante alcune azioni violente, la Guardia Civil sembrava avere il controllo della situazione in citt.
A un tratto, dalle centinaia di donne si lev un clamore al diffondersi della notizia che un tram
stava circolando sulle Ramblas. Risuonarono insulti e urla minacciose: Crumiri! Figli di puttana!
Diamogli addosso!
Le scioperanti percorsero calle de la Portaferrissa a passo veloce, alcune quasi di corsa, per
raggiungere la Rambla de les Flors, poco pi su della Boqueria, un mercato che a differenza di altri,
come Sant Antoni, Born o Concepci, non era sorto da un progetto concreto, bens dalloccupazione da
parte dei venditori di plaza Sant Josep, un magnifico spazio porticato; alla fine gli ambulanti lavevano
spuntata e la piazza si era ricoperta di tendoni e tettoie provvisorie, con i portici degli edifici intorno
alla piazza che fungevano da pareti del nuovo mercato. Le tradizionali rivendite di fiori, strutture in
ferro battuto disposte luna accanto allaltra lungo il Paseo, erano chiuse, ma le fioraie, molte delle
quali se ne stavano a braccia incrociate e con aria di sfida, erano rimaste davanti ai negozietti, pronte a
difenderli. A Barcellona si vendevano fiori solo in quella zona delle Ramblas. Nel mercato della
Boqueria uninfinit di carri da trasporto con teloni e cavalli aspettavano in fila, luno di fianco
allaltro, a pochi passi dai binari del tram, e i cavalli sinnervosirono alle urla delle donne che irruppero
sulla scena. Poche prestarono attenzione allo scompiglio degli animali imbizzarriti, tra carrettieri e
venditori che correvano da una parte allaltra. Il tram, che percorreva la linea da Barcellona a Grcia
partendo dalla Rambla de Santa Mnica, vicino al porto, stava arrivando.
Dalmau Sala aveva seguito il corteo attraverso la citt vecchia assieme a molti altri uomini, in
silenzio, dietro la Guardia Civil. Arrivato a quel punto, in una zona aperta come le Ramblas, pot
godere di una visuale pi completa. Il caos era totale. Cavalli, carri e venditori. Cittadini che correvano,
curiosi. Poliziotti che si schieravano davanti al gruppo di donne con i bambini, che a loro volta li
fronteggiavano formando una barriera umana che li tenesse lontani dalle altre donne accalcatesi sulle
rotaie per fermare il tram.
Un brivido percorse Dalmau da capo a piedi quando vide che alcune donne sollevavano i loro
piccoli e li mostravano alle guardie. Altri bambini, un po pi grandi, se ne stavano aggrappati alle
gonne delle madri, impauriti, con gli occhi sgranati a scrutarsi intorno in cerca di risposte che non
trovavano, mentre gli adolescenti, galvanizzati dal clima che si era creato, sfidavano i poliziotti.
Non molti anni prima, forse quattro o cinque, Dalmau aveva dimostrato la stessa boria di fronte
alla polizia; sua madre, alle sue spalle, aveva gridato e rivendicato giustizia e migliori condizioni
sociali, spronandolo a lottare, come la maggior parte delle madri che coinvolgevano i figli nella difesa
di cause considerate superiori persino alla loro stessa incolumit.
Per un attimo, le grida delle donne suscitarono in Dalmau unebbrezza simile a quella che aveva
vissuto allora affrontando la polizia. In momenti come quello si sentivano invincibili. Lottavano per gli
operai! In certe occasioni la Guardia Civil o lesercito avevano caricato, ma quel giorno non sarebbe
successo, si disse Dalmau, spostando lo sguardo sulle scioperanti schierate contro il tram in arrivo. No.
Quel giorno non era destino che le forze di polizia attaccassero le donne; se lo sentiva, lo sapeva.
Dalmau non tard a individuarle. In prima fila, davanti a tutte, con lo sguardo di sfida, come se
quello potesse bastare a fermare il tram della linea di Grcia che si avvicinava. Dalmau sorrise. Cosa
non avrebbero ottenuto, con quello sguardo... Montserrat, sua sorella minore, ed Emma, la sua
fidanzata, erano inseparabili, unite nella sventura e nella lotta operaia. Il tram avanzava suonando la
campanella; i raggi del sole che filtravano tra gli alberi delle Ramblas facevano scintillare le ruote e gli
altri elementi metallici del veicolo. Qualche donna indietreggi; poche, pochissime, per la verit.
Dalmau sirrigid. Non temeva per loro; il veicolo si sarebbe fermato. Un silenzio carico di tensione
cal su madri e poliziotti. Molti curiosi trattennero il respiro. Il gruppo di donne sulle rotaie parve farsi
pi grande, saldo, tenace, disposto a lasciarsi travolgere.
Il tram si ferm.
Dalle donne si lev unesplosione di giubilo, mentre i pochi passeggeri che avevano osato
prendere il tram e che viaggiavano sulla parte superiore del mezzo, allaria aperta, seduti al sole,
scendevano a rotta di collo e scappavano, preceduti dal conducente e dai controllori, tutti crumiri saltati
gi prima ancora che il tram fosse fermo del tutto.
Dalmau osserv Emma e Montserrat, entrambe con il pugno chiuso alzato verso il cielo,
sorridenti, che festeggiavano euforiche la vittoria con le altre compagne. Neanche un minuto dopo, le
centinaia di donne si avvicinarono al tram. Andiamo! Addosso! La Guardia Civil accenn a
reagire, ma la barriera con i bambini la blocc. Furono una miriade le mani che si appoggiarono alla
fiancata del veicolo. Altrettante, quelle che non riuscivano a raggiungere il tram, sostennero la schiena
delle scioperanti davanti a loro.
Spingete! gridarono allunisono diverse donne.
Pi forte!
Il tram oscill sulle ruote di ferro.
Forza! Ancora, ancora...
Uno, due... La spinta aumentava al ritmo delle esortazioni. Infine, un ruggito sgorgato da
centinaia di gole decret il ribaltamento del vagone. Il fragore si confuse con le schegge, le lamiere
contorte, e la nube di polvere che avvolgeva il tram e le donne.
Un urlo infranse il momentaneo silenzio calato dopo lo schianto del vagone.
Salute e rivoluzione!
Viva lanarchia!
Sciopero generale!
Morte ai preti!
Pi lavoro e salari migliori. Riduzione dellestenuante orario lavorativo. Fine dello sfruttamento
del lavoro minorile. Fine del potere della Chiesa. Maggiore sicurezza. Abitazioni decenti. Espulsione
dei religiosi. Sanit pubblica. Istruzione laica. Cibo per tutti... Mille rivendicazioni riecheggiarono sulla
Rambla de les Flors di Barcellona, condivise da una massa di gente umile, sempre pi numerosa, che si
radunava e applaudiva con entusiasmo le operaie.
Emma e Montserrat, sudate, il viso sporco e scurito dalla polvere sollevata dal tram rovesciato,
saltavano eccitate, incitando le compagne, poi alzarono le braccia per arrampicarsi sulla fiancata del
veicolo.
A Dalmau venne la pelle doca alla vista di quelle due giovani donne. Che coraggio! Che
impegno! Ricord le tante volte che, assieme alle madri e alle mogli degli operai, erano scese in strada
a sostenere una causa. Lui era pi grande di loro di nemmeno due anni, eppure lo superavano in
ardimento, come se il fatto dessere donne le obbligasse a farlo, gridavano, insultavano e addirittura
sfidavano la Guardia Civil. E adesso eccole l, sopra un tram che avevano ribaltato con le loro stesse
mani. Dalmau ebbe un fremito, lev il pugno chiuso e si un, eccitato, alle grida e alle rivendicazioni
della gente.
Lemozione e il fragore continuavano a risuonare dentro Dalmau, che in preda allagitazione e
con le orecchie che fischiavano, risaliva il paseo de Grcia diretto alla fabbrica di ceramiche dove
lavorava, situata in una spianata lungo la riera de Bargall, a Les Corts. Non aveva potuto parlare con
le ragazze perch, una volta che il corteo aveva ottenuto il suo scopo, la Guardia Civil aveva mostrato
un certo nervosismo, costringendo la manifestazione a sciogliersi, cos le donne con i bambini si erano
dispersi in ogni direzione. Chiss se Montserrat ed Emma erano identificabili, pens Dalmau.
Sicuramente s! disse tra s e sorrise, mentre scalciava una foglia caduta da un albero. Chi avrebbe mai
potuto dimenticarsi di loro, dopo che si erano arrampicate l sopra? A ogni modo, si erano confuse in
fretta tra le altre donne nel mercato della Boqueria e sulle Ramblas: donne come tante, con la gonna
lunga fino alle caviglie, il grembiule e la camicia, di solito con le maniche arrotolate. Le pi mature
portavano in genere un foulard sulla testa, quasi sempre nero; le altre raccoglievano i capelli in una
crocchia, senza alcun copricapo. Erano donne decisamente diverse da quelle ricche ed eleganti che si
solevano vedere a passeggio sul paseo de Grcia.
Ogni giorno, quando andava o veniva lungo quella grande arteria della Ciudad Condal, Dalmau
si dilettava a guardare quelle dame che passeggiavano orgogliose tra cavalli, calessi, bambinaie vestite
di bianco che badavano alle loro creature. Il seno, il ventre e le natiche: erano quelli, a quanto si diceva,
i tre attributi per giudicare la donna ideale. Con il Modernismo, la moda femminile si era evoluta al pari
dellarchitettura e di altre arti, e aveva gradualmente sostituito gli elementi medievali e rigidi, impiegati
nellultimo decennio del secolo precedente, con altri che davano risalto a donne vivaci, con i corsetti
che mettevano in evidenza le curve naturali del corpo con una meravigliosa sinuosit: seno prominente,
ventre piatto e fasciato stretto, e natiche in fuori, sode, sfacciate. Quando aveva tempo, Dalmau si
sedeva su una panchina del Paseo e faceva schizzi al carboncino ritraendo quelle donne, anche se in
genere evitava i vestiti e le disegnava nude, seguendo la sua immaginazione. Non voleva limitarsi a ci
che corsetti e abiti suggerivano. I piedi, le gambe, le caviglie, soprattutto le caviglie, minute e sottili,
con i tendini tesi come corde di violino; e poi mani e braccia. E il collo! Perch fissarsi soltanto su
seno, ventre e natiche? Quanto gli piaceva ritrarre il corpo femminile. Purtroppo per non aveva
lopportunit di lavorare con modelle nude; il suo maestro, don Manuel Bello, lo aveva proibito. Nudi
maschili, s; nudi femminili, no. Se non lo faceva lui, ribadiva il maestro, non lo avrebbe fatto
nemmeno Dalmau. Conoscendo la moglie di don Manuel era comprensibile, pensava Dalmau divertito,
alle sue spalle. Borghese, reazionaria, conservatrice, cattolica integralista fino al midollo! Tutte virt
condivise dal marito; per di pi, quella donna si ostinava a esibire la moda ormai abbandonata da
qualche anno, tanto che usava ancora il sellino, una sorta di armatura che si legava alla cintola affinch
la gonna rimanesse bombata dietro.
Un po come la chiocciola di una lumaca, cos si era burlato di lei, raccontandolo a
Montserrat e a Emma. Tutta protesa in avanti e con una specie di carapace che le spunta dal culo e che
si porta sempre appresso. Credetemi se vi dico che non riesco neppure a immaginarmela nuda.
Le due ragazze avevano riso.
Non hai mai tirato una lumaca fuori dal guscio? gli aveva chiesto sua sorella. Be, mettici un
po di capelli al posto delle corna, ed ecco la tua borghese nuda, che sbava come tutte quante.
Piantala! Che schifo! aveva protestato Emma, dando una spinta a Montserrat. E tu, perch
devi immaginare come sono le donne nude? aveva chiesto, rivolgendosi a Dalmau. Non ti soddisfa
quella che hai in casa?
Aveva pronunciato lultima frase scandendo bene le parole, con un tono dolce, ammiccante.
Dalmau laveva tirata a s, per baciarla sulle labbra. Ma certo che mi soddisfa, aveva
mormorato.
Di fatto, a parte certe fotografie erotiche sulle quali studiava di nascosto i nudi femminili, cosa
che il suo maestro gli proibiva, lunica ad aver posato nuda per lui era stata Emma. Quando laveva
saputo, Montserrat si era offerta a sua volta.
Ma come potrei dipingere mia sorella nuda? si era opposto Dalmau.
 una cosa artistica, no? aveva insistito lei, facendo il gesto di togliersi la camicia, ma lui
glielo aveva impedito, afferrandole la mano. Mi piacciono i disegni che hai fatto di Emma!  cos...
sensuale! Cos donna! Sembra una dea! Nessuno direbbe che  una cuoca. Vorrei potermi vedere allo
stesso modo, non come una volgare operaia di una fabbrica di teli di cotone stampato.
Dalmau aveva chiuso gli occhi per un istante, accorgendosi che la sorella si stava tirando la
gonna a fiori come per liberarsene.
Vorrei tanto che mi disegnassi cos, aveva insistito Montserrat.
E cosa direbbe nostra madre? laveva redarguita lui.
Montserrat si era limitata a storcere il labbro superiore, scuotendo la testa in una smorfia di
rassegnazione.
Non hai bisogno di farti ritrarre nuda per sapere che sei bella quanto Emma, aveva cercato di
consolarla Dalmau. Fai gi innamorare tutti! Sono pazzi di te, li hai tutti ai tuoi piedi.
Quel giorno, dopo aver assistito al ribaltamento del tram sulle Ramblas, Dalmau stava facendo
tardi al lavoro e non aveva tempo di sollazzarsi con limmaginaria nudit delle borghesi che si
pavoneggiavano sul paseo de Grcia. N, tantomeno, di ammirare le costruzioni moderniste che
stavano sorgendo sullEixample, lEnsanche di Barcellona: la zona fuori le mura della citt, dove per
secoli per motivi di difesa militare era stato vietato costruire e dove, nel XIX secolo, con labbattimento
delle muraglie, si era ormai estesa lurbanizzazione. Il maestro Bello a parole demonizzava quegli
edifici modernisti, ma faceva ottimi affari vendendo ai costruttori le ceramiche della sua fabbrica.
Figliolo, gli affari sono affari, aveva detto a mo di scusa il giorno in cui Dalmau si era
azzardato a rinfacciargli quella contraddizione. Di certo cera che il Modernismo, un po come per gli
abiti femminili, aveva imposto cambiamenti profondi dopo lEsposizione universale di Barcellona del
1888: una deriva difficile da accettare per i caratteri pi conservatori. Nellultimo decennio
dellOttocento, le donne, seppur libere dal sellino che le faceva assomigliare alle lumache, avevano
continuato a indossare vestiti rigidi, simili a quelli medievali. In quello stesso decennio, anche gli
architetti avevano cercato dispirarsi al Medioevo, tentando di emulare la grandezza della Catalogna di
quellepoca. Domnech i Montaner ne aveva recuperato le tecniche usando materiali della propria terra
come i mattoni a vista, e cos aveva costruito il caff-ristorante dellEsposizione del 1888: un
imponente castello merlato con influenze orientaleggianti; sul fregio esterno tuttavia si era preso la
licenza di collocare una cinquantina di blasoni in ceramica bianca, al posto del centinaio previsto, sui
quali venivano pubblicizzati i prodotti che potevano essere assaporati nel locale: un marinaio che
beveva gin, una signorina che mangiava un gelato, una cuoca che preparava la cioccolata...
Pochi anni dopo, Puig i Cadafalch aveva assunto lincarico di ricostruire la casa Amatller sul
paseo de Grcia, e aveva fatto ricorso a elementi gotici, infrangendo simmetrie e classicismi, e dotando
cos Barcellona della sua prima facciata colorista. Su quella, al pari di Domnech con il suo
caff-ristorante, Puig aveva giocato con le decorazioni e, approfittando degli interessi del proprietario
delledificio, aveva aggiunto una serie di animali grotteschi: un cane, un gatto, una volpe, una capra, un
uccello e una lucertola a mo di guardiani; una rana che soffia il vetro e unaltra che brinda con un
calice; un paio di maiali che modellano un vaso di porcellana; un asino che legge un libro, un altro che
lo osserva con gli occhiali; un leone appassionato di fotografia accanto a un orso con lombrello; un
coniglio che fonde il metallo mentre un altro gli porge lacqua, e una scimmia che batte il martello
sullincudine.
Quelle due opere, tra le tante che annunciavano un cambiamento e una concezione diversa
dellarchitettura, erano, a detta del maestro di Dalmau, le precorritrici della casa Calvet in calle Casp,
nella quale Gaud avrebbe cominciato ad abbandonare la concezione storicistica che lo aveva ispirato in
un primo periodo nellOttocento, per sviluppare unarchitettura in cui pretendeva che la materia
acquisisse movimento. Movimento... le pietre! esclamava don Manuel Bello con unespressione
sconvolta.
Donne e palazzi si stanno distaccando poco alla volta dalla classe, dal portamento signorile,
dalla storia, e cos si prostituiscono, per tramutarsi in vipere sinuose le prime e in materia inconsistente
i secondi, aveva confessato una volta a Dalmau, poi gli aveva voltato le spalle agitando le braccia,
come se lintero universo stesse crollando. Dalmau aveva evitato di ribattere che lui era attratto da
quelle donne sinuose, e che ammirava chi pretendeva che il ferro battuto, la pietra e persino la ceramica
acquisissero movimento. Solo uno stregone, un mago, un creatore straordinario avrebbe potuto
presentare allo spettatore la materia trasformata in fluido!
Un lungo carro carico di argilla, tirato da quattro cavalli frisoni, imponenti e robusti, con le
zampe grosse e pelose, transit lento e pesante accanto a Dalmau, distogliendolo dai suoi pensieri e
facendo tremare il terreno. Alz lo sguardo e vide il cassone stracolmo del carro stagliarsi contro le due
alte ciminiere delle fornaci della fabbrica che lo sovrastavano. MANUEL BELLO GARCA.
FBRICA DE AZULEJOS. Linsegna in ceramica bianca e azzurra campeggiava sopra il portone
dingresso; da l si apriva un vasto spazio con vasche e seccatoi, e di fianco cerano i magazzini, gli
uffici e le fornaci. Era una fabbrica di medie dimensioni che eseguiva lavori in serie, ma realizzava
anche pezzi speciali disegnati o immaginati dagli architetti e dai capomastri per gli edifici o per i tanti
esercizi commerciali, botteghe, farmacie, alberghi, ristoranti e locali vari che ricorrevano alla ceramica
come elemento decorativo per eccellenza.
Era questo il lavoro di Dalmau: disegnare. Creare progetti originali che poi venivano prodotti in
serie ed entravano a far parte del catalogo della ditta; concretizzare e sviluppare i progetti ideati dai
capimastri nella costruzione di case e negozi, che spesso erano soltanto abbozzati; o, infine, realizzare i
modelli che i grandi architetti modernisti gli presentavano gi perfettamente elaborati.
Scusate, don Manuel... Dalmau si present nellufficio e laboratorio del maestro, accanto agli
uffici generali della fabbrica, al primo piano di uno degli edifici che facevano parte del complesso
industriale. In centro storico cera una gran confusione. Manifestazioni, cariche della polizia,
esager. E ho dovuto badare a mia madre e a mia sorella.
Dobbiamo prenderci cura delle nostre donne, figliolo. Don Manuel, vestito rigorosamente e
sobriamente di nero, come dabitudine, con una cravatta verde scuro dal nodo enorme, annu da dietro
la scrivania di mogano. Le basette larghe e folte arrivavano a congiungersi con i baffi, altrettanto folti,
lasciando il collo e il mento liberi dalla barba; il tutto curato alla perfezione. Hanno bisogno di noi.
Hai fatto bene. Quegli anarchici libertari porteranno il Paese alla rovina! Spero che la Guardia Civil li
abbia sistemati a dovere. Pugno di ferro! Ecco cosa si meritano, certi scellerati! Non preoccuparti,
figliolo. Ora va a lavorare.
La scrivania di Dalmau si trovava in uno studio accanto a quello del maestro. Nemmeno lui
lavorava assieme agli altri impiegati, che svolgevano i propri compiti nelle sale comuni: disponeva di
uno spazio tutto per s, un luogo abbastanza grande dove poteva concentrarsi sul lavoro, che in quei
giorni consisteva nel disegnare una serie di piastrelle con motivi orientaleggianti: fiori di loto, ninfee,
crisantemi, canne di bamb, farfalle, libellule...
Aveva perfezionato labilit nel disegnare fiori seguendo vari corsi nella scuola della Llotja di
Barcellona. Fiori naturali, fiori stilizzati, fiori in ombra; aveva imparato a disegnarli e, per ultimo, a
dipingerli a olio. Tra le materie che si studiavano alla Llotja, dove Dalmau era entrato a dieci anni, e
che comprendevano aritmetica, geometria, disegno figurato, geometrico e ornamentale, ritratto dal vivo
e dipinto, una delle pi importanti era il disegno applicato alle arti e alla produzione industriale. Era
proprio per quello che la scuola della Llotja era stata fondata, per insegnare larte agli operai pi
portati, con lobiettivo di applicarla allindustria.
Verso la met del XIX secolo, tuttavia, si era cominciato a preferire le arti pure a quelle
applicate, pur senza abbandonare queste ultime, destinate a fornire risorse allindustria. E il disegno
floreale rientrava senza dubbio nella categoria. Gli elementi botanici erano stati lornamento per
eccellenza dellarte gotica e, ora che si tornava a ricercare quelle ispirazioni medievali, venivano
utilizzati per decorare stoffe e abiti, principale risorsa della Catalogna, e, con il Modernismo in
architettura, anche piastrelle di ceramica, mosaici, lavorazioni in ferro battuto, manufatti in legno, e
vetrate, oltre che nelle migliaia di sculture in gesso che ornavano gli edifici.
Dalmau indoss sulla camicia beige un camice da lavoro che gli arrivava alle ginocchia e che
costituiva il suo vestiario abituale, assieme ai pantaloni in misto lana e lino di un indefinito colore
scuro, un berretto e le scarpe di pelle nera. Non appena si sedette davanti al mucchio di bozzetti
sparpagliati sul tavolo e mise in ordine le matite, svanirono di colpo il vociare, le risate, le grida e tutti i
rumori di quella fabbrica che operava a pieno regime, alcuni addirittura assordanti. Dalmau dedic tutti
i suoi sensi a quei disegni giapponesi, cercando di assimilare la tecnica orientale che si affrancava dal
realismo per assurgere a una bellezza stilizzata, senza ombre, tanto lontana dai criteri occidentali
quanto apprezzata in un mercato teso alla ricerca della diversit, dellesotico, del moderno.
Quando il buio cal su Barcellona, il silenzio della fabbrica deserta lo colse ancora assorto nel
suo lavoro. Aveva mangiato senza appetito il pranzo che gli avevano portato, come un disturbo
inevitabile, e pi tardi aveva risposto con un vago mormorio a quanti si affacciavano alla porta del suo
studio per salutarlo. Don Manuel, tra gli ultimi a uscire, non aveva fatto eccezione e, dopo aver
schioccato la lingua, un verso che nessuno sapeva se fosse di soddisfazione o disappunto, aveva voltato
le spalle a Dalmau, che non si era nemmeno degnato di distogliere lo sguardo dai disegni, ignorando le
parole dellaltro.
Un paio dore dopo, la luce delle lampade a gas che rischiaravano lo studio si abbass
dintensit, fin quasi a lasciarlo al buio.
Chi ha spento la luce? protest Dalmau. Chi c?
Sono io, Paco, rispose il guardiano notturno, ruotando la manopola del gas per aumentare di
nuovo la luminosit nel locale.
La luce mostr un uomo anziano, curvo, ormai vecchio. Era una persona splendida, ma non
avrebbe dovuto stare l. Il maestro gli aveva proibito laccesso ai laboratori, dove si custodivano schizzi
e progetti, opere in corso di realizzazione, materiali che soltanto il personale che godeva della massima
fiducia poteva vedere.
Che ci fai qui? chiese Dalmau stupito.
Don Manuel mi ha ordinato di mandarti via, se ti fossi attardato troppo. Luomo sorrise
mostrando le gengive sdentate. Le cose in citt si sono fatte difficili, la gente  molto nervosa,
spieg. E tua madre sar in pensiero.
Forse Paco aveva ragione. A ogni modo, la distrazione permise allo stomaco di Dalmau di
protestare per la fame e questo, unito alla stanchezza che avvert di colpo agli occhi, gli consigli di
concludere la sua giornata lavorativa.
Spegni pure, disse al guardiano, mentre gettava il camice sullattaccapanni, dove rimase
appeso per una manica. Cos successo in citt? aggiunse, chiudendo i cassetti della scrivania.
La situazione  sempre pi complicata. I cortei, soprattutto di donne e ragazzini, hanno
percorso tutta la zona vecchia, tirando sassi contro i vetri delle fabbriche e delle officine per
costringerle a chiudere. A quanto pare, stamattina hanno ribaltato un tram e questo li ha galvanizzati.
Dalmau sbuff rumorosamente.
 successo qualcosa del genere anche nelle grandi fabbriche del quartiere di Sant Mart.
Hanno persino assaltato alcuni commissariati. I ragazzini ne hanno approfittato per scatenarsi e
appiccare il fuoco ad alcuni uffici delle tasse, probabilmente dopo averli svaligiati. C un gran
subbuglio in giro.
Scesero le scale fino ai magazzini del primo piano. L, prima di attraversare il vasto spiazzo
intorno ai capannoni in cui si lavorava largilla, Dalmau salut i due bambini di non pi di dieci anni
che vivevano e dormivano nella fabbrica, sopra una coperta buttata sul pavimento, accanto al calore
delle fornaci in inverno, pi lontano quando il clima diventava clemente. Non erano nemmeno
apprendisti, facevano un po di tutto: pulizie, piccole commissioni, andavano a prendere lacqua... Una
famiglia ce lavevano entrambi, o almeno cos dicevano: genitori che lavoravano come operai nel
quartiere di Sant Mart, la Manchester catalana, e vivevano alla meno peggio ammucchiati in
appartamenti condivisi con varie famiglie. Sant Mart era distante, per, e il maestro non aveva nulla in
contrario al fatto che vivessero nella fabbrica e si guadagnassero qualche centesimo; in cambio, esigeva
solo che la domenica andassero a messa nella parrocchia di Santa Mara del Remei di Les Corts. Ai
genitori non sembrava importasse granch se quei bambini vivevano in fabbrica, nessuno se ne
interessava. Molti altri se la passano in condizioni ben peggiori, pens Dalmau, scompigliando i capelli
stopposi di uno dei due mentre si dirigeva verso luscita; un esercito di ragazzini  li chiamavano
trinxeraires e si calcolava che fossero pi di diecimila  sopravviveva nelle strade di Barcellona
chiedendo lelemosina, rubacchiando e dormendo alle intemperie, in qualsiasi buco trovassero riparo;
erano orfani o semplicemente bambini abbandonati come quei due apprendisti che le famiglie non
potevano accudire n tantomeno nutrire.
Buonanotte, maestro, lo salut uno dei due. Nel suo tono non cera nessuna sfumatura di
sarcasmo: era un augurio sincero.
Dalmau si volt, storse la bocca, frug in una tasca dei pantaloni e lanci loro un paio di monete
da due centesimi.
Che generoso! E stavolta si sent una certa ironia.
Non ne avete trovate da un centesimo? sbott laltro ragazzino. Queste sono... le pi
piccole.
Ingrati! li apostrof il guardiano.
Lasciali stare, lo redargu Dalmau sorridendo. Badate a quello che fate, con quei soldi,
aggiunse reggendo il gioco. Non abbuffatevi troppo.
Addirittura! se ne usc uno dei due. Il maestro vuole accompagnarci a cena?
No, grazie, magari unaltra volta. Stasera invitate le vostre fidanzate, concluse ridendo
Dalmau prima dincamminarsi verso luscita.
Con questi quattro centesimi ci sbafiamo un cosciotto dagnello intero! sent dire alle proprie
spalle.
E un buon vinello di Alella!
Che impertinenti, rintuzz il guardiano.
Ma no, Paco, no. Cosa si pu pretendere da due creature abbandonate dai genitori, se non che
si prendano gioco della vita?
Laltro tacque, mentre Dalmau oltrepassava linsegna di ceramica sulla facciata della fabbrica
di don Manuel e abituava lo sguardo alla luna splendente, che rischiarava campi incolti e strade dove
lilluminazione pubblica non era ancora arrivata. Respir laria fresca della sera. Il silenzio era teso,
come se le urla degli scioperanti che avevano manifestato durante la giornata fluttuassero ancora
nelletere. Dal punto in cui si trovava, Dalmau osserv il paesaggio che si estendeva fino al mare, i
profili di centinaia di ciminiere che si stagliavano contro il chiaro di luna. Barcellona era una citt
industriale, gremita di fabbriche, magazzini e officine di vario genere. A partire dal XIX secolo veniva
impiegata lenergia del vapore per svolgere attivit che altrove continuavano a essere svolte dalla forza
delluomo. Questo, assieme allinfluenza di nazioni vicine come la Francia e a uno spirito atavicamente
commerciale e imprenditoriale, facevano s che Barcellona tenesse il passo delle citt pi progredite
dEuropa. Lindustria principale era quella tessile; vi lavorava circa la met degli operai. Nonostante
ci, si distinguevano alcune industrie importanti nel campo della metallurgia, della chimica e dei generi
alimentari. A queste si aggiungevano industrie del legname, del cuoio e delle calzature, della carta o
delle arti grafiche, e altre decine di fabbriche in una citt che aveva ormai raggiunto il mezzo milione di
abitanti. Tuttavia, mentre i ricchi industriali e i borghesi godevano di privilegi enormi e li ostentavano,
ben diversa era la realt dei ceti bassi, dei lavoratori. Giornate dalle dieci alle dodici ore per sette giorni
a settimana in cambio di salari miserabili. Negli ultimi trentanni, gli stipendi erano aumentati del
trenta per cento, di contro ai prezzi dei generi di prima necessit, cresciuti di almeno il settanta per
cento. Anche la disoccupazione era in costante aumento; i dormitori comunali erano stracolmi ogni
notte, e le mense dei poveri distribuivano migliaia di pasti. Barcellona, pensava Dalmau scuotendo la
testa, era una citt crudele e spietata con chi la rendeva grande sacrificando la vita, la salute, la famiglia
e i figli.
Montserrat non era in casa, e neanche Emma. Senza dubbio saranno a festeggiare il successo
della manifestazione, pens Dalmau; magari in qualche assemblea per preparare le azioni del giorno
successivo, tutte sorridenti, a congratularsi a vicenda. Dalmau era indeciso se recarsi nella trattoria
vicino al mercato di Sant Antoni, ma giunse alla conclusione che, se anche non fosse stata chiusa per lo
sciopero, Emma non sarebbe comunque andata l a lavorare.
Dalmau viveva con la madre in pieno centro storico di Barcellona, al secondo piano di un
vecchio edificio in calle Bertrellans, uno stretto vicolo che univa carrer de la Canuda con carrer de
Santa Anna, su cui si affacciava la chiesa omonima, in quel periodo in ristrutturazione. Labitazione dei
Sala era simile a tutte quelle che si assiepavano in zone come la citt vecchia, Sants, Grcia, Sant
Mart... Edifici di quattro o cinque piani, umidi e lugubri, con scale strette e senza fognature, gas n
corrente elettrica, le cui condotte dellacqua erano alimentate da un serbatoio posto sul tetto. Su ogni
pianerottolo cerano una latrina comune e gli accessi agli appartamenti, tutti simili tra loro: un corridoio
buio immetteva in una cucina, la cui finestra dava su un cortile interno, una stanza cieca e infine una
seconda stanza con una finestra sulla strada.
Dalmau trov sua madre in questultima, intenta a cucire come sempre, al lume di una candela
triste che sembrava risaltare loscurit anzich fornire alla donna una luce che potesse bastarle per
lavorare, azionando di tanto in tanto il pedale della macchina da cucire acquistata nel negozio del
signor Escuder, in calle Aviny. Doveva aver lavorato tutto il giorno, probabilmente pi di tredici ore.
Come va, mamma? la salut Dalmau baciandola sulla fronte.
Son qui, figlio mio, rispose lei.
Dalmau rimase a guardarla per qualche istante e si mise dietro di lei ad accarezzarle le braccia.
Avvert le vibrazioni che la macchina trasmetteva alle braccia e alle spalle di sua madre, che si
muovevano al ritmo della cucitura. Con gli occhi fissi sul lavoro, la donna strinse le labbra in un
accenno di sorriso, ma non disse nulla e continu a lavorare, azionando il pedale e passando la stoffa
sotto lago. Quel giorno stava confezionando colletti e polsini posticci per le camicie da uomo, lunico
lavoro che per il momento le era stato offerto dallintermediario dei grandi magazzini dove sarebbero
stati venduti. I polsini e i colletti bianchi erano il lavoro meno remunerato per una sarta; dopo
uninterminabile giornata di fatiche avrebbe incassato circa una peseta, e una pagnotta costava quaranta
centesimi. Lintermediario le aveva promesso una partita di pantaloni e persino di guanti, ma in quel
momento aveva solo colletti e polsini per le camicie bianche dei ricchi. Josefa, cos si chiamava la
madre di Dalmau, non si faceva troppe illusioni sulla possibilit che quel tizio mantenesse la parola.
Forse, se gli avesse permesso di palpeggiarla, le cose sarebbero andate diversamente. Ma no, si disse,
neanche cos. Cerano donne che singinocchiavano davanti a lui e lo masturbavano, o addirittura si
chinavano sollevando la gonna e il grembiule perch facesse i suoi comodi, ed erano pi giovani e
carine di lei! Le conosceva; a volte le sentiva discutere, sottovoce, stanche di quellandazzo: a chi
sarebbe toccato, quel giorno? Di fatto a una sola: il tizio non era certo uno stallone, veniva in un attimo
e si saziava velocemente. Josefa non le giudicava, non serbava alcun rancore nei loro confronti. Quelle
donne avevano dei figli e soffrivano la fame.
Sospir. Dalmau se ne accorse e le strinse piano gli avambracci. Se non altro, Josefa poteva
contare sullaiuto del figlio. La maggior parte delle sarte, ma anche quelle che non lo erano, la
guardava con invidia, spesso bisbigliando al suo passaggio. Lei lo percepiva e non le piaceva; non si
riteneva diversa dalle altre: vedova povera di un operaio anarchico condannato ingiustamente che era
poi morto in esilio per le conseguenze delle torture subite, almeno stando a quanto le era stato
raccontato; una donna che giorno dopo giorno perdeva la vista e che soffriva di bronchite come tutte le
sarte, inchiodate per ore infinite alle macchine da cucire, malnutrite, sempre esauste, a respirare laria
malsana che saliva dal sottosuolo, con lumidit che penetrava nelle ossa, e solo per rifornire i borghesi
di polsini e colletti bianchi. Dalmau, invece, godeva di una certa considerazione e di uno stipendio
decente, lavorando per quel baciapile delle ceramiche, come lo chiamavano le donne di casa, Emma
compresa. Non puoi continuare cos, mamma, lascia perdere, la pregava spesso lui, ma Josefa non
voleva vivere sulle spalle del figlio. Dalmau si sarebbe sposato, avrebbe dovuto far fronte ai propri
bisogni. Certo, lui laiutava, e anche abbastanza perch lei non dovesse sottomettersi alle molestie
dellintermediario. Aiutava anche la sorella e persino il fratello maggiore, Toms, anarchico come il
padre morto: idealista, libertario, utopista, carne da macello come il marito.
E la bambina? chiese Dalmau, riferendosi affettuosamente a Montserrat. Diede unultima
stretta alla madre, poi sedette sul letto che le due donne di casa condividevano, di fianco alla macchina
da cucire.
Vai a sapere! Star preparando la manifestazione di domani.  tornata e mi ha raccontato che
oggi hanno rovesciato un tram, disse.
Dalmau annu.
Ai miei tempi, i tramvai erano trainati da coppie di cavalli. Era difficile ribaltarli, scherz la
donna.
E di Emma, si sa qualcosa?
S. Laffermazione, netta, asciutta, lasci sorpreso Dalmau. La madre si addolc. Era con tua
sorella. Ha portato da mangiare in una gavetta. Uno dei tuoi piatti preferiti, aggiunse strizzando
locchio. Poi se ne sono andate a continuare la lotta.
Baccal a la llauna. In effetti era una delle pietanze che piacevano di pi a Dalmau, ed Emma
sapeva prepararla: baccal dissalato ma non troppo, per conservare il sapore del mare, poi infarinato e
fritto. Una volta cotto, veniva messo nella llauna, un vassoio dai bordi alti, quindi nellolio di frittura
avanzato si doravano spicchi daglio tagliati a fettine e si aggiungevano peperoni rossi e vino, prima
che laglio si bruciasse. Si lasciava cuocere per qualche minuto e poi si versava tutto sul baccal fritto...
Josefa lo scald sulle braci del focolare incastonato nel muro e lo serv in cucina assieme al pane e a un
fiasco di vino rosso.
Neppure quando ebbero finito di mangiare e in strada echeggiarono le voci della gente che
rifuggiva dalle misere abitazioni per chiacchierare allaria aperta, passeggiare, fumare una sigaretta o
bere un bicchiere di vino in compagnia, Dalmau riusc a convincere la madre a sospendere il lavoro.
Ho ancora molto da fare, si scus lei.
E quand che non ne hai? stava per controbattere lui, ma questo avrebbe innescato leterna
discussione: Lascia stare, mamma, Non ce n bisogno, Ai soldi ci penso io, Non ti far
mancare niente...
Potremmo anche cambiare casa, le aveva proposto una volta.
Qui ho vissuto con tuo padre, e qui morir, aveva risposto Josefa con unasprezza inusuale.
Forse, per te o per i tuoi fratelli, questo ... un tugurio, aveva aggiunto poi con la voce leggermente
roca. Ma tra queste quattro mura ci sono ancora le risate e i pianti di tuo padre; e anche i vostri,
naturalmente. Dalmau, non c umidit, fetore o buio che possa farmi scordare quanto sono stata felice
qui con lui, con te e con i tuoi fratelli. I sacrifici per tirare su voi tre, i pi fortunati dei cinque figli che
ho partorito; limpegno nelle lotte operaie al fianco dei diseredati, per la giustizia sociale. Le disgrazie
e i dispiaceri, tanti, tantissimi. Tutto questo  avvenuto qui, figliolo, in questa tana. E il rumore del
pedale e dellago della macchina da cucire che a volte ti fa saltare i nervi... La madre aveva agitato le
mani in aria. Non dico certo che sia una musica, ma ce lho talmente dentro che mi riporta a quei
giorni felici con tuo padre e voi bambini. Cucire ormai mi viene naturale! Aveva emesso una risata
gutturale, simile a un colpo di tosse. Le mie mani sanno cosa fare senza bisogno di essere guidate
dagli occhi stanchi dopo una giornata di lavoro. Aveva sospirato. E mentre le mani lavorano, il
rumore della macchina da cucire mi ricorda il passato, tuo padre...
Dalmau era rimasto interdetto quando le parole le si erano spente in gola, mentre le lacrime
avevano preso a scorrerle sulle guance. Quella sera gli era sembrata pi fragile del solito, vulnerabile.
In piedi, con la testa di lei appoggiata al suo petto, laveva cullata come una bambina. Pi tardi, nella
solitudine della sua stanzetta senza finestre, profondamente commosso, si era messo a disegnare il
ritratto di sua madre alla luce della candela, ma aveva appallottolato e stracciato i bozzetti uno dopo
laltro. Non era ancora cos vecchia da ridurre la propria vita a meri ricordi! Per quanto si fosse sforzato
con il carboncino di ritrarla con un sorriso e lo sguardo vivace, alla fine il suo viso gli suscitava sempre
la stessa impressione: quella di una donna triste.
Lindomani mattina, Dalmau trov sul tavolo della cucina il resto del baccal a la llauna che la
madre gli aveva messo da parte per la colazione. Il sole non era ancora sorto, ma per le strade il silenzio
della notte si stava gi infrangendo. Si lav la faccia nella bacinella e, prima di sedersi a mangiare il
baccal, socchiuse la porta della camera dove la sorella e la madre dormivano ancora tra le lenzuola
stropicciate.
In strada era fresco. La luce cominciava a delineare i piani superiori degli edifici, come se lass
potesse esserci un mondo pulito e sano, diverso da quello chiassoso, umido e in penombra, sporco e
maleodorante che avvolgeva gli abitanti dei vecchi quartieri di Barcellona. Non che quella gente
maledicesse lambiente in cui viveva; al contrario, la maggior parte di loro lo considerava un luogo
materno e amato, perch l aveva vissuto linfanzia o lavorato in et matura. No, non era la gente. Era il
municipio che, nei suoi bollettini sanitari, denunciava che il suolo e il sottosuolo di Barcellona erano
putridi. Secondo le autorit, il sottosuolo argilloso tratteneva lacqua e, pertanto, versava in un
permanente stato di umidit; l filtravano e si depositavano le acque di scarico, le materie organiche in
decomposizione e le acque nere; le condizioni delle fognature erano deplorevoli, con falle e
infiltrazioni lungo lintera rete di condutture; tenere le strade pulite e raccogliere i rifiuti era unimpresa
vana; il rifornimento idrico risultava difficile e molti pozzi da cui i barcellonesi attingevano lacqua
erano inquinati e infetti. Il tifo e altre malattie simili erano diventate ormai endemiche, e la diffusione
di quelle contagiose era elevata.
Eppure sua madre non voleva andarsene da l!, rimuginava Dalmau che, dopo aver superato la
chiesa di Santa Anna, era arrivato in plaza de Catalunya. DallEsposizione universale del 1888 era
prevista lurbanizzazione della piazza che tutti chiamavano gi plaza de Catalunya, ma che ancora si
presentava come uno spiazzo abbandonato. Cerc di evitare i mucchi di fango e di immondizia,
aggirandoli nei limiti del possibile, fino a raggiungere lingresso di Casa Pons, un magnifico e
imponente edificio neogotico di cinque piani, con due torrioni agli angoli sovrastati da cupole coniche;
era stato eretto nellultimo decennio del secolo precedente grazie allo sviluppo delle arti industriali, con
vetrate policrome, ferro battuto, ebanisteria e persino ceramiche fabbricate dal maestro di Dalmau.
Ledificio, concepito dallarchitetto Sagnier e costruito nel primo isolato del paseo de Grcia,
non solo annunciava lavvento del Modernismo a Barcellona, ma sanciva anche una frontiera ben
identificabile, di notevole impatto, tra due mondi contrapposti. Dalmau si soffermava sempre per
qualche secondo davanti alla sua mole e respirava a fondo, guardando sia in basso, da dove proveniva e
dove vivevano sua madre e sua sorella, che a quellora dovevano essersi gi alzate, sia in alto,
allarioso paseo alberato che percorreva per raggiungere il posto di lavoro.
L ci arrivava, il sole. L splendeva. Persino sul selciato! E laria non aveva un odore
nauseabondo. In realt, nemmeno i ricchi erano riusciti a risolvere il problema delle fognature, e i pozzi
neri si facevano sentire, ma se non altro la brezza alleviava gli effluvi, spirando verso la zona vecchia,
come temeva Dalmau. A quellora del mattino non cerano giovani donne della borghesia che
ostentavano la propria eleganza lungo il Paseo. A percorrerlo erano invece i fornai che portavano il
pane nelle case, i garzoni che distribuivano merci varie, le domestiche che erano quasi sempre pi belle
e prosperose delle loro signore, con le ceste della spesa appese al braccio, e il consueto andirivieni di
operai, soprattutto muratori e manovali, commessi di entrambi i sessi e uno stuolo di indigenti in coda
davanti alle porte di servizio delle grandi dimore, perch era il giorno delle elemosine.
Legge marziale! Il grido di un moccioso che vendeva i giornali distolse Dalmau dai suoi
pensieri. Stato dassedio a Barcellona! url con tutta laria che aveva nei polmoni.
Dalmau si avvicin al ragazzino. Dammene uno, disse, al pari delle altre persone che si
assiepavano intorno allo strillone.
Reggendo il mazzo di giornali, il ragazzino cominci a distribuirli e a incassare il denaro senza
smettere di gridare, per attirare altri clienti: Il governatore civile passa i poteri allesercito!
Dalmau lesse la notizia con impazienza. Era proprio cos!
Lo strillone continu ad anticipare i contenuti: Incapace di arginare le proteste operaie, il
governatore civile affida il comando della citt ai militari! Il generale comandante in capo dichiara lo
stato dassedio! Sospese le garanzie e i diritti dei cittadini!
Dalmau si allontan dal subbuglio intorno al ragazzo; come a volerne confermare gli annunci,
un tram risal il paseo de Grcia scortato da un drappello di cavalleria con le sciabole sguainate.
Durante la giornata sarebbero avvenuti alcuni scontri sporadici, ma, di fronte alle truppe di
rinforzo inviate da diverse zone della Catalogna, lo sciopero esaur la sua spinta iniziale e lo spirito di
lotta si affievol, permettendo il ritorno alla normalit. Non per questo, per, lo stato dassedio fu
revocato.
Una volta in fabbrica, Dalmau si gett sui bozzetti delle ceramiche con motivi giapponesi.
Arriv lora di pranzo e, dopo che Dalmau per lennesima volta non gli aveva risposto, il maestro
ordin a un apprendista di andare ad avvisarlo che lavrebbe aspettato in cortile, in carrozza, per
portarlo a mangiare a casa sua. Don Manuel lo invitava da lui con una certa frequenza. Abitava sul
paseo de Grcia, da buon industriale facoltoso, in un immenso appartamento dai soffitti altissimi,
vicino a calle de Valncia. Dalmau avrebbe potuto anche andarci a piedi, ma al maestro piaceva
spostarsi in carrozza, su cui saliva e scendeva con lo stesso portamento che avrebbe tenuto sulla
scalinata del Palazzo reale a Madrid, accomodandosi a bordo come se stesse prendendo posto nel
migliore ristorante della citt. Luomo batt sul tettuccio della carrozza con il pomo dargento del
bastone e il cocchiere si mise in marcia.
Non erano nemmeno usciti dalla fabbrica quando, ancora una volta, don Manuel indic il
vestiario di Dalmau agitando una mano in aria.
E, di nuovo, Dalmau si strinse nelle spalle.
Ti pago bene, molto bene, lo redargu don Manuel. Potresti anche vestirti in modo consono
al tuo reddito.
Dovete scusarmi, don Manuel, ma sono stato sempre cos. Voi, pi di chiunque altro, sapete
che provengo da una famiglia umile. Non riesco proprio a vedermi come un signorino.
Non si tratta di questo, ma di un paio di pantaloni buoni, una camicia e una giacca, e magari un
cappello decente al posto di quel basco da... Agit nuovamente la mano indicando il berretto che
Dalmau teneva in grembo. ... povero diavolo, e ci permetterebbe, per esempio, che la mia amata
moglie ti invitasse al nostro tavolo.
Dalmau ricorse alla stessa scusa usata ogni volta che il maestro tornava a insistere sulla
modestia del suo vestiario e sulla possibilit di pranzare con la moglie e le due figlie  il figlio piccolo
mangiava ancora con la balia  e di tanto in tanto anche con padre Jacint, un padre scolopio che
insegnava alla Escola Pia de Sant Antoni, tutti seduti alla grande tavola di mogano nella sala da pranzo,
serviti dai domestici, con le posate dargento accanto a magnifici piatti di porcellana decorati a colori
vivaci, tovaglioli di lino e la fine cristalleria intarsiata che Dalmau temeva di vedere infrangersi tra le
sue mani soltanto a guardarla.
Don Manuel, lo sapete che non sarei allaltezza delle vostre aspettative, e ancor meno di quelle
di doa Celia. Non vorrei offenderla. La mia educazione non  adeguata a tali occasioni, ribad.
Va bene, va bene... acconsent il maestro. Ma questi panni che indossi... Li indic
nuovamente. Sarebbe meglio anche per il posto di lavoro. Sei il secondo disegnatore della fabbrica!
Cio il primo, dopo di me. Dovresti dare lesempio.
Era unaltra delle lamentele di don Manuel. Dalmau avrebbe dovuto mettere uno di quei
colletti? Magari uno di quelli cuciti da sua madre alla luce fioca che filtrava dalla finestra
dellappartamento in calle Bertrellans? No, per nulla al mondo. Non avrebbe indossato mai quei colletti
e quei polsini, e neanche le camicie, le giacche allamericana o i pantaloni sui quali sua madre si
consumava! Dalmau ricordava con tristezza linfanzia scandita dal ritmo del pedale della macchina da
cucire. Certe volte si svegliava di soprassalto per quello sferragliare che da bambino lo aveva
perseguitato fin nellangolo pi remoto del loro minuscolo alloggio.
Non mi sentirei a mio agio, don Manuel, ribatt in tono educato ma fermo. Vestito in quel
modo non riuscirei a concentrarmi sul lavoro. Mi dispiace.
Senza dargli il tempo di replicare, Dalmau avvicin la faccia al finestrino e si concentr sul
panorama. A quellora, nellEixample, la zona ricca che stavano attraversando, la legge marziale
dichiarata dal generale imponeva una calma assoluta. Osserv alcuni soldati dallaria sfaccendata che si
godevano il sole primaverile e guardavano le donne in giro per le strade, tuttaltro che allerta per lo
sciopero e le inesistenti proteste. Pens a Emma e a Montserrat: dovevano essere tornate al lavoro, una
in trattoria e laltra in fabbrica. Entrambe furiose e frustrate per lintervento dellesercito, come la
maggior parte dei lavoratori, pens Dalmau. Quella sera le avrebbe incontrate. Sorrise al pensiero, poco
prima che le incitazioni del cocchiere e il rumore degli zoccoli dei due cavalli cessassero davanti al
palazzo sul paseo de Grcia dove il maestro abitava con la famiglia. Dalmau insistette per far scendere
prima don Manuel, per non doverlo aiutare e dunque per evitare che, appoggiandosi platealmente al suo
braccio o alzando la voce, si pavoneggiasse in pubblico come se lui fosse stato un servitore; punendolo
cos per il vestiario. E poi di l a poco, dentro quella grande dimora borghese dai soffitti alti decorati
con ceramiche, e colma di mobili, quadri, sculture e ogni sorta di suppellettili, utili o inutili, don
Manuel avrebbe cambiato atteggiamento nei confronti di Dalmau.
Lapprezzamento che il maestro nutriva per lui non era condiviso da doa Celia, la moglie, che
non aveva mai celato il disprezzo per le sue umili origini, per non parlare del fatto che avrebbe potuto
essere addirittura un rivoluzionario. A quella donna importava ben poco di quanto potesse essere
talentuoso nella pittura il figlio di un anarchico condannato per omicidio. Sono sicura che ci sono
mille altri giovani bravi quanto lui, pur provenendo da famiglie umili, diceva a don Manuel,
facendogli il solito sermone. Non ho niente contro gli operai, purch siano cattolici e non atei come
quel ragazzo. Don Manuel non si curava granch del modo in cui la moglie trattava Dalmau: in realt
quegli inviti a pranzo erano dovuti al suo interesse per il parere del giovane riguardo a certi lavori che
eseguiva nello studio che aveva in casa. Dipinti, opere che non avevano nulla a che vedere con la
ceramica. Generalmente paesaggi, anche se in alcune occasioni si era avventurato nellarte sacra,
realizzando persino qualche ritratto. Don Manuel era un pittore rinomato, non solo in ambito catalano,
ma anche a livello nazionale. Alle tante attivit culturali e sociali affiancava linsegnamento nella
scuola della Llotja. Era stato l che aveva intuito le eccellenti doti artistiche del giovane Dalmau,
arrivando quasi a fargli da padrino, e pi tardi ne aveva avuto conferma. Lo aveva persino aiutato
economicamente ai tempi dellesilio e della morte del padre in seguito al processo di Montjuc, una
farsa giudiziaria con cui le autorit avevano decimato il movimento anarchico usando come pretesto
lesplosione di una bomba al passaggio della processione del Corpus Domini nel 1896, davanti alla
chiesa di Santa Mara del Mar. Il fatto che il padre di Dalmau fosse un anarchico rivoluzionario non
sembrava importare a don Manuel, che vedeva in questo lopportunit di convertire il figlio di un
libertario violento alla fede e alla dottrina cristiana.
Prima ancora che Dalmau concludesse gli studi alla Llotja, don Manuel lo aveva gi assunto
come apprendista nella sua fabbrica. Lobiettivo del ragazzo era imparare tutto quello che poteva sulla
fabbricazione degli azulejos, le piastrelle di ceramica, e soprattutto su come inserirle nelledilizia. Gli
industriali non volevano rischiare che un muratore inetto trattasse in modo inappropriato il prodotto
finale e, di conseguenza, che venissero attribuiti ai fabbricanti di ceramiche eventuali difetti nellopera.
Perci le principali aziende del settore offrivano anche il servizio di posa delle piastrelle nelledificio
da realizzare. Nellepoca in cui viveva Dalmau, il cemento Portland si era gi affermato,
rivoluzionando la capacit di aderenza degli azulejos ai muri. Dalmau aveva imparato a regolare gli
spessori dello strato di sabbia che occorreva applicare nel caso di piastrelle da pavimento o da muro;
sapeva come collocare le piastrelle sulle scalinate e quali erano i bordi che bisognava prevedere per
reggere il peso delle persone; conosceva i segreti della posa su pavimenti di legno, che andavano
ricoperti di cemento dopo la preparazione della superficie lignea. Aveva imparato anche a calcolare per
quanto tempo le piastrelle dovevano stare a bagno prima di essere posate, e sapeva che bisognava
iniziare sempre dal centro della stanza, lasciando per ultime le rifiniture lungo le pareti. In definitiva,
aveva imparato tutto quello che cera da sapere sulla posa di piastrelle e mosaici, finch, a soli
diciannove anni, grazie ai suoi meriti era diventato il primo disegnatore e progettista, dopo don Manuel.
Invidie e rancori, ovviamente, non erano mancati in una fabbrica dove a molti costava fatica obbedire a
un giovane che neanche si presentava in abiti eleganti, con tanto di cappello, e che, fino a poco tempo
prima, lavorava in ginocchio accanto a loro; tuttavia, il talento e la professionalit di Dalmau avevano
ben presto dissipato i malumori.
Quando lo vide attraversare il salone di casa seguendo il maestro verso il suo studio, doa Celia
lo salut con uno sbuffo e unocchiata torva.
Buongiorno, signora, la omaggi lui, suo malgrado. Signorine, aggiunse con un lieve
cenno del capo, rivolto alle due figlie di don Manuel, pi giovani di lui di circa un anno o due, sedute
con fare annoiato accanto alle grandi finestre affacciate sul paseo de Grcia.
Il figlio piccolo doveva essere nella stanza dei giochi, suppose Dalmau.
rsula, la figlia maggiore, accolse il suo saluto con un sorriso enigmatico che lo inquiet. Non
era la prima volta: quel sorriso, le palpebre delicatamente socchiuse, quellistante di sfrontatezza che la
ragazza si concedeva, attenta a non farsi vedere e scoprire dagli altri, sembrava a Dalmau pi un
esplicito invito che un semplice saluto.
Dalmau!
Il richiamo del maestro, che era gi sulla porta dello studio, scacci quei pensieri.
Che te ne pare? gli chiese don Manuel mentre, con un gesto teatrale, mostrava la sua ultima
opera. Pensavo di offrirlo come regalo di benvenuto al nuovo vescovo.
Realistico, troppo realistico, pens Dalmau, ma rimase in silenzio e finse di concentrarsi sul
dipinto. Non cera bisogno di esaminarlo troppo. Era un buon lavoro... ma antiquato, simile ai tenebrosi
quadri che si vedevano nelle chiese. Si trattava di un paesaggio urbano in cui risaltavano una chiesa e
due umili donne in primo piano che camminavano verso lingresso. Tuttavia, mancava la luce; quella
luce ereditata dallImpressionismo, con la quale diversi colleghi del maestro avevano finito per giocare
nelle loro tele. Magari al nuovo vescovo sarebbe piaciuto. Aveva unaria nostalgica. Il quadro,
comunque, trasmetteva ben poche emozioni, a parte la devozione e il fervore religioso. Che te ne pare?
Era sempre la stessa storia: il suo giudizio gli avrebbe solo causato problemi. Dalmau era legato al
maestro, e non si trattava soltanto del lavoro nella fabbrica di ceramiche. Quello stesso anno, a gennaio,
cera stato il sorteggio per la leva dei diciannovenni, la sua classe, destinata a ingrossare le file
dellesercito. La fortuna non aveva arriso a Dalmau, e il suo nome era finito nellelenco. Dodici anni
sotto il giogo militare! I primi tre di servizio attivo in una caserma, altri tre nella prima riserva e i
restanti sei nella seconda riserva. Una rovina per qualsiasi ragazzo, costretto a mollare tutto e magari
abbandonare il lavoro indispensabile in una famiglia operaia, quantomeno nei primi tre anni di servizio
attivo. Josefa, sua madre, aveva avuto un leggero mancamento quando aveva appreso la notizia;
Montserrat ed Emma si erano messe a inveire contro lo Stato, lesercito, i ricchi e i preti, per poi
scoppiare in lacrime; soprattutto Emma, sconsolata al pensiero di perdere il fidanzato. Don Manuel
Bello, invece, aveva espresso un certo disappunto, lasciandosi sfuggire una moderata imprecazione,
come si conveniva a un buon cristiano, e dopo aver sbuffato e riflettuto per qualche secondo aveva
offerto a Dalmau di prestargli la somma necessaria a pagare lesonero, la formula grazie alla quale chi
era ricco teneva i figli alla larga dallesercito e chi non lo era abbastanza sindebitava fino alla rovina:
millecinquecento pesetas in oro!
Dalmau ne aveva parlato con la sua famiglia e, insieme, avevano deciso di accettare, sebbene
considerassero il maestro un ottuso cattolico, un borghese, un industriale pieno di soldi; insomma, la
rappresentazione di tutto ci contro cui avevano sempre lottato. Il padre di Dalmau, Toms, era morto
ingiustamente proprio per questo. Don Manuel non era altro che lincarnazione del potere che
opprimeva i lavoratori, che li sfruttava e li derubava, contro il quale insorgevano i giovani dellepoca.
E tu cosa ne pensi, figlio mio? gli aveva chiesto Josefa, mettendo a tacere le proteste delle
due ragazze.
Dalmau aveva teso le braccia mostrando i palmi delle mani. Io vorrei soltanto lavorare,
dipingere e stare con voi, aveva risposto. Che importa se, per ottenere questo scopo, qualcuno mi
presta millecinquecento pesetas per comprare lesonero?
Avevano firmato un contratto stilato dallavvocato di don Manuel, seduto con lui a un lungo
tavolo. Lincontro si era prolungato pi del necessario per firmare il documento che lavvocato teneva
in mano come un pezzo di carta senza importanza, mentre chiacchierava con il maestro riguardo alle
rispettive famiglie e sciorinava banalit, ignorando la presenza di Dalmau. Alla fine, come se entrambi
si fossero resi conto che stavano perdendo tempo, avevano messo fine alla conversazione, disponendosi
a firmare. Lavvocato si era messo a sfogliare il documento, approvando i vari punti redatti dal suo
assistente. Normale. Usuale. Bene. Esatto, ripeteva. Sei fortunato, giovanotto, ad avere un maestro
generoso come don Manuel, aveva poi detto a Dalmau, indicandogli dove apporre la firma.
Dalmau avrebbe restituito il prestito in rate da cento pesetas allanno, pi gli interessi: soltanto
questo, in pratica, aveva capito nello studio dellavvocato. Neanche pi tardi si sarebbe letto il resto del
contratto, che comprendeva varie pagine, e, dopo averlo fatto firmare alla madre, dato che a diciannove
anni per la legge era ancora minorenne, aveva infilato la sua copia nella cartella dei documenti; avrebbe
riconsegnato loriginale al maestro il giorno successivo. Che importanza poteva avere, ci che vi stava
scritto? Lui lavorava per don Manuel, che lo pagava bene, e in fin dei conti avrebbe dovuto restituire il
prestito a chi gli dava lo stipendio.
E adesso era costretto a esprimersi sul quadro dipinto dalluomo al quale doveva essere grato
per non ritrovarsi in una sperduta caserma in un angolo remoto della Spagna. Non gli piaceva affatto: lo
trovava oscuro e antiquato, non trasmetteva alcuna emozione. Ma come avrebbe potuto esprimere
unopinione sincera? Cerc le parole per dire qualcosa che non fosse una totale menzogna.
Sembra di udire le preghiere delle due parrocchiane, sentenzi in tono grave, sebbene a bassa
voce, come se non volesse disturbare le orazioni delle donne dipinte.
Il volto di don Manuel sillumin di un sorriso beato, che basette e baffi non riuscirono a
mitigare, gonfio dorgoglio.
Quella sera Dalmau camminava distrattamente tra la gente che affollava il quartiere di Sant
Antoni. Aveva chiesto a Paco di andarlo a chiamare prima che facesse buio, e il vecchio guardiano si
era divertito di nuovo a spegnere le lampade a gas mentre il giovane era ancora assorto nel lavoro.
Che succede? aveva protestato Dalmau, vedendosi costretto a interrompere.
Poi se nera ricordato, sorridendo, e aveva lanciato il camice sullattaccapanni, incamminandosi
verso la trattoria dove lavorava Emma, in calle Tamarit, nei pressi del mercato. Dalla fabbrica di don
Manuel, nel quartiere di Les Corts, la si raggiungeva in mezzora, senza fretta, proseguendo quasi in
linea retta in direzione del mare. Certe volte, quando il sole illuminava ancora Barcellona, Dalmau
deviava percorrendo un tratto di avenida Diagonal o della Rambla de Catalunya, ammirando gli edifici
modernisti e osservando i ricchi che passeggiavano in quella zona. Allimbrunire per, come in quel
momento, preferiva i quartieri popolari, con lincessante andirivieni, il chiasso che proveniva dai
mobilifici e il vociare dei muratori. Nel quartiere di Sant Antoni, a differenza di Les Corts, pi
appartato dal centro citt, cera di tutto: sarti, sellai, barbieri, fabbri, e poi botteghe di cappelli, concerie
di pelli di coniglio, fabbriche di liquori, di lampade, fucine di maniscalchi...
Sant Antoni aveva confini amministrativi ben definiti, ma in realt comprendeva una vasta zona
che partiva alla sinistra della cinta muraria di Barcellona, ormai demolita allaltezza della porta e della
ronda de Sant Antoni, fino al mattatoio; nella parte alta, arrivava fino alla va de Cortes e secondo
qualcuno ancora pi su, mentre in basso e a destra comprendeva rispettivamente lavenida del Paral
lel, o Paralelo, e la plaza de la Universitat. Faceva parte dellEixample di Barcellona, sviluppandosi
urbanisticamente in seguito allabbattimento delle muraglie e alla disponibilit di tutti i terreni che le
circondavano e dove prima, per motivi militari, non si era potuto costruire.
A differenza del paseo de Grcia, della Rambla de Catalunya e delle vie adiacenti, dove ricchi e
borghesi avevano intrapreso una gara della vanit erigendo costruzioni prima neoclassiche e poi
moderniste, Sant Antoni era invece un agglomerato di industrie dogni sorta, grandi e piccole, alternate
senza alcun ordine a palazzi anonimi e spiazzi incolti non ancora edificati. Gli spazi interni agli isolati,
che nelle originarie intenzioni di Cerd erano destinati a giardini e luoghi ricreativi, erano stati occupati
da botteghe di artigiani e misere abitazioni disposte in fila lungo i lati dei cortili centrali.
La gente entrava e usciva senza sosta con tranquillit, come se non ci fosse lo stato dassedio,
sotto gli sguardi indolenti dei soldati che passeggiavano nella zona. Tram, carretti trainati dai muli,
calessi, cavalli e biciclette sincrociavano pericolosamente sollevando la polvere delle strade prive di
lastricato. Grida e risate, assieme a qualche accesa discussione, echeggiavano nelle vie mescolandosi
allinfinit di odori che fluttuavano nellaria: pesce sotto sale, acido solforico o nitrico che mozzava il
respiro, vernici, bevande alcoliche, aceto, grasso, pellami di ogni genere... A un certo punto Dalmau si
sent inebriato: luci, colori, gente, odori, rumori, chiasso, allegria... Gli sarebbe piaciuto provare a
dipingere quella scena, cogliere tutte quelle sensazioni per trasferirle sulla tela, confuse tra loro, cos
come le percepiva: fiammate di vita. Quando arriv a Ca Bertrn, la trattoria dove lavorava Emma,
versava in una strana condizione che non sapeva se definire piacevole o inquietante.
Ca Bertrn si trovava in uno stabile di un solo piano costruito con materiali di fortuna; un locale
piuttosto ampio e pieno di tavoli disposti su tre file, sotto una tettoia sorretta da colonne su due lati e
poi uno spiazzo aperto, delimitato dal muro di una fabbrica di saponi. Era pieno come sempre, perch
serviva piatti economici in una zona popolare. Per soli trenta centesimi le figlie di Bertrn offrivano ai
clienti abbondanti porzioni di ceci con un po di carne o baccal, pane e vino. Per qualche centesimo in
pi, cera chi optava per la escudella i carn dolla, un lesso di carne varia. Dalmau percorse con lo
sguardo la sala affollata. Non riusc a individuare Emma, ma scorse Bertrn fermo in un angolo, a
controllare la situazione. Era un uomo magro che contraddiceva in tutto e per tutto limmagine
popolare del ristoratore florido e panciuto. Salut Dalmau con un sorriso e, con un cenno del mento, gli
indic le cucine. Lui ricambi il saluto e si incammin verso il punto indicato; nel locale godeva di una
certa considerazione, non solo perch era il fidanzato di Emma, ma anche per via del ritratto a
carboncino che un giorno aveva fatto alla moglie di Bertrn e alle due figlie e che, assicurava loste,
occupava un posto privilegiato nella sala da pranzo di casa sua.
Dalmau entr nelle cucine, situate in fondo alla trattoria. Dopo qualche tempo Bertrn gli aveva
chiesto un altro ritratto, solo suo, stavolta, che ora stava appeso l sulla porta, proprio dove si tenevano i
liquori e si contavano gli incassi. Dalmau non vide Emma tra le quattro o cinque persone che si
muovevano frenetiche ai fornelli. Queste ultime non sembravano sufficienti a far fronte alla quantit di
ordinazioni provenienti dalla sala: tre cucine economiche di ferro scuro, ognuna con quattro fuochi a
carbone. Erano quasi tutti accesi, con sopra pentole, tegami e padelle con la paella, tutti di ferro. In un
angolo cera anche un fuoco a terra, sul quale pendeva, appesa a una catena, una grossa pignatta
gorgogliante.
 fuori, a lavare i piatti, lo inform una delle figlie di Bertrn, passandogli accanto. Tutta la
famiglia lavorava l.
E non startene l impalato! lo apostrof unaltra.
Va dalla tua fidanzata e togliti di mezzo, ordin la madre in tono imperioso.
Dalmau obbed e usc nel cortile sul retro, dove venivano ammucchiati il carbone e ogni sorta di
stoviglie ormai inservibili che Bertrn si ostinava a conservare. Stava calando la sera. Il sole si lasciava
dietro un fulgore rossastro che ravviv nel giovane uomo le sensazioni provate prima di entrare nel
locale. Pens di riconoscere Emma in una figura in controluce che gli dava le spalle, china su un
mucchio di sabbia usata per strofinare i piatti sporchi. Accanto a lei, due ragazzini, che quella sera
avrebbero mangiato gli avanzi, le davano una mano. Dalmau si avvicin in silenzio, le cinse i fianchi e
appoggi linguine sulle sue natiche, spingendo con forza.
Ehi! strill Emma raddrizzandosi di scatto.
Dalmau non la lasci andare. Mi sarei preoccupato se non fossi rimasta sorpresa, le sussurr
allorecchio, stringendola pi forte.
Di solito reagisco cos, quando vengo assalita alle spalle, scherz Emma. E voi, continuate a
sfregare! intim ai ragazzini, che li stavano guardando imbambolati.
Dalmau le premette contro il membro in erezione. Perch non andiamo da qualche parte...? le
propose, baciandola sul collo.
Perch prima devo finire con i piatti, ribatt lei. Torn a chinarsi, con Dalmau aggrappato ai
fianchi, insistente, tenace; lei afferr un pugno di sabbia, la gett su un piatto sporco e strofin,
togliendo gli avanzi di cibo. Sta fermo! redargu Dalmau, che le stava avvicinando le mani al seno.
Gett la sabbia sporca su un altro mucchio. Era arena argillosa, leggera, che abbondava sulla montagna
di Montjuc. Smettila! sbott quando sent che la palpava. Controll che il piatto fosse pulito dai resti
di cibo, quindi lo pass in un catino pieno dacqua.
E perch non possono continuare questi due? propose Dalmau.
Perch appena mi giro si portano via i piatti, il catino e pure la sabbia. Resisti, non manca
molto... sempre se mi lasci finire. Capito?
Dalmau le rimase aggrappato, ma allent la stretta, disposto a lasciarla lavorare.
Potresti darmi una mano, sugger Emma.
Io? Un artista? scherz lui. Le mie mani...
Vuoi che ti dica cosa toccheranno le tue mani stanotte? ironizz lei.
Con laiuto di Dalmau finirono prima e si accomiatarono dai Bertrn, padre, madre e figlie,
senza dare loro la possibilit di controbattere. Si affrettarono a raggiungere la casa dello zio di Emma,
dove lei viveva da quando era rimasta orfana.
Stanotte  di turno al mattatoio, disse per tranquillizzare Dalmau.
E i tuoi cugini?
Alz le spalle prima di rispondere. Se si fanno vivi, lo capiranno. E se no, che si arrangino.
Un appartamento in affitto, uno delle migliaia costruiti dai ricchi nellEixample per essere
affittati a una massa di lavoratori che non cessava di aumentare, incrementata dagli immigrati che si
riversavano in citt alla ricerca di opportunit migliori. Erano edifici in mattoni, chiamati allinizio
case di ringhiera, poi costruzioni alla catalana, un genere di edilizia improntata alleconomia, con
deboli pareti di mattoni che dovevano sorreggere fino a sette piani. I capomastri che costruivano quelle
case dicevano che avevano le pareti pi sottili del mondo, rispetto al peso che dovevano sopportare.
Seguivano una sorta di gerarchia, per cui la qualit degli appartamenti diminuiva andando dal
basso verso lalto. Al piano nobile, quello principale, subito sopra i negozi che si affacciavano sulla
strada, abitava in genere il proprietario. Soffitti alti, un vasto balcone sulla via, grandi finestre... A
mano a mano che si saliva, la metratura degli appartamenti diminuiva e cerano meno finestre, soffitti
sempre pi bassi e meno balconi, fino allultimo piano, che i balconi neanche li aveva. E ovviamente
anche la qualit dei materiali di costruzione era sempre pi scarsa.
Lappartamento dello zio di Emma era tra quelli pi in alto, ci nonostante era pi ampio e
arioso di quelli della citt vecchia. Emma chiuse a chiave una delle due camere, che condivideva con
una cugina, accese un paio di candele e, voltandosi, spinse via Dalmau, che le stava di nuovo palpando
il seno, facendolo finire seduto sul letto. Gli si avvicin, rimase in piedi di fronte a lui, gli afferr la
testa e se la spinse contro il pube.
Allora, dov finita tutta quella focosit? chiese mentre gli si strofinava sul viso.
Dalmau singinocchi davanti a lei, sollev il grembiule e la gonna e sinfil sotto, stringendole
le natiche mentre la stuzzicava con la lingua. Con Dalmau nascosto sotto la gonna, Emma, in piedi,
come se fosse sola nella stanza, accompagn il piacere che lui le stava dando accarezzandosi il ventre,
il seno, il collo... Infine, raggiunse il piacere con un grido soffocato.
Spogliati, lo esort.
Lei fece altrettanto, mostrando i seni grandi e sodi, con i capezzoli turgidi, il ventre piatto, la
vita stretta e i fianchi tondi. Era una giovane donna voluttuosa e molto ben proporzionata. Hai
unottima impalcatura, era solito dirle Dalmau, dandole una sculacciata. Il lavoro dello zio al
mattatoio e quello di lei in trattoria le consentivano di mangiare molto meglio della maggioranza dei
barcellonesi.
Come ogni volta che la vedeva nuda, Dalmau scosse la testa, estasiato davanti a una visione che
stentava a considerare reale. Quanto sei bella, mormor.
Il viso di Emma, sudato, brill in un sorriso nella scarsa luce delle candele. Un ovale dagli occhi
grandi e castani, labbra carnose, zigomi pronunciati e naso dritto, deciso, che annunciava un carattere
determinato e indipendente. Ben pochi potevano sbagliare atteggiamento di fronte a quella donna.
Neanche tu sei tanto male, ribatt lei accarezzandogli il pene in erezione. Non hai un preservativo,
eh?
No, si dispiacque Dalmau.
Eppure hai avuto tutto il tempo per procurartelo, lo rimprover costringendolo a sdraiarsi sul
letto a faccia in su. Poi si sedette a cavalcioni sopra di lui e lo aiut a entrare dentro di lei. Avvisami
prima di venire, gli raccomand, mentre cominciava a muoversi e gli pizzicava i capezzoli. Se non lo
fai, ti uccido.
Dalmau le afferr i fianchi per accompagnarne i movimenti.
Ti amo, sussurr Emma a occhi chiusi, interrompendo per un attimo i sospiri ansimanti.
Glielo disse mentre teneva il collo dritto e la testa allindietro, inarcata alla ricerca di un piacere
maggiore, per sentirlo ancora di pi dentro di s.
Anchio, rispose Dalmau.
Quanto? chiese lei prima che un brivido la scuotesse.
Tanto, tanto...
Emma emise un gemito. Bugiardo, lo schern subito dopo.
Ah, s?
Dalmau aument il ritmo e limpeto, come se volesse farle male. Emma grid. Non gli mancava
molto... Non fu necessario avvisarla. I suoi movimenti spasmodici le dimostrarono che stava per venire.
Emma si divincol e si accovacci su di lui, accogliendolo in bocca.
Si lasciarono ricadere sul letto, ansimanti e sudati. Dalmau le pass il braccio sotto il collo e la
tir verso di s, e lei gli appoggi la testa sul petto. Lui rimase ad ascoltare il respiro accelerato che
lentamente si placava. Emma... Sorrise pensando che si conoscevano fin da bambini. Gi allora, ogni
tanto, Montserrat scherzava sul fatto che avrebbero finito per fidanzarsi, mettendo in imbarazzo
soprattutto Emma, che arrossiva e distoglieva lo sguardo. Cosa poteva desiderare di pi, se non che il
suo amato fratello si legasse alla sua migliore amica? Un giorno, in un preciso momento, Emma smise
di essere una ragazzina, lamica di sua sorella o la figlia dellamico di suo padre, per diventare una
donna attraente e sensuale, indipendente, lavoratrice, forte e intelligente. Dalmau non avrebbe saputo
dire n quando n come fosse avvenuto. Ci aveva pensato spesso; non era stato solo quel corpo
esuberante a suscitare le sue attenzioni nei confronti di Emma. Forse una di quelle risposte ferme,
secche, taglienti, con cui era solita concludere le discussioni; poteva essere stata una battuta o la sua
risata aperta, scanzonata, scevra da qualsiasi ipocrisia. Forse vederla lavorare nella trattoria, o la sera
che si era presentata senza preavviso a casa di sua madre, con una casseruola di coniglio in umido. A
tavola! aveva annunciato cogliendo alla sprovvista Josefa, Montserrat e Dalmau. O magari era stata la
sua audacia alle manifestazioni per i diritti dei lavoratori. Oppure il suo odore, quellaroma muschiato
che una notte aveva scoperto in lei, e che lo aveva colpito con unintensit sconcertante. Si trattava
della stessa Emma di prima? No, ma Dalmau ignorava in quale preciso momento si fosse innamorato di
quella dea.
Strinse a s Emma, che non smise di giocherellare con i peli del suo torace, arrotolandoseli al
dito, per poi strappargliene alcuni. Cattiva! la rimprover Dalmau. Chi, lei?
Sono sempre stata innamorata di te, gli aveva confessato un giorno in cui avevano affrontato
largomento.
Sempre? E perch? aveva indagato Dalmau.
Ero ancora piccola, ma gi allora ero attratta dalla tua sensibilit. Ti ricordi che disegni mi
facevi? aveva detto Emma, e lui aveva annuito. A quei tempi erano ancora piuttosto brutti... E si era
messa a ridere. Per li conservo tutti.
Non gli aveva mai lasciato vedere quei disegni. Magari ti penti e te li riprendi, si scusava lei.
Voi artisti siete strani.
Dalmau rimase per un po ad ascoltare il respiro di Emma. Sai qualcosa di mia sorella? le chiese infine.
...
.
...
2.
...
.
...
Dalmau si ferm sulla scala stretta e buia, impregnata di umidit, un paio di gradini prima di
raggiungere il pianerottolo dellappartamento della madre. Tese lorecchio, stentando a credere al
rumore che giungeva fino a lui. Non cera dubbio: era la macchina da cucire. La mezzanotte era passata
da un pezzo, e a quellora sua madre e Montserrat di solito erano a letto; la sorella si alzava molto
presto per arrivare in orario in fabbrica. Dopo aver fatto lamore unaltra volta, lui ed Emma erano
usciti a fare una passeggiata sul Paralelo, a saziare lappetito a una delle tante bancarelle di cibarie che
costellavano il viale, per poi prendere un caff e godersi lo spettacolo. Perch se i ricchi e i borghesi
usavano il paseo de Grcia per far mostra di s e pavoneggiarsi, gli operai, i nottambuli, gli immigrati, i
disoccupati e sfaccendati di ogni sorta o personaggi dediti ad attivit poco raccomandabili si
radunavano sul Paralelo, un viale infinito  in realt si chiamava Marqus del Duero  che chiudeva
lEixample sul versante sinistro e confinava a unestremit con il porto, dove si levavano tre ciminiere
alte settantadue metri, corrispondenti ad altrettante centrali termiche. L, in un disordine che invadeva
persino il viale, accanto a officine, fabbriche e magazzini sorti sia per limpulso delle centrali sia per la
vicinanza del porto, si ammucchiavano baracche di legno dove si vendeva ogni genere di prodotti; poi
cerano le giostre e diverse attrazioni, un circo, caff con i tavolini allaperto, trattorie e bordelli, sale
da ballo e non pochi teatri, il tutto illuminato da lampioni a gas che diffondevano una luce calda,
gradevole, quasi accogliente in confronto a quella degli archi voltaici dellilluminazione elettrica
installata in alcune strade della citt, che emettevano un bagliore talmente intenso da infastidire gli
occhi. Nella lotta tra il gas e lelettricit, la luce dei ricchi, come la chiamava la gente per la semplice
ragione che era stata imposta in teatri, grandi ristoranti e palazzi, continuava nonostante tutto a vincere
il gas, che poteva contare su pi di tredicimila lampioni per le strade di Barcellona a fronte dei circa
centocinquanta alimentati dallenergia elettrica.
Emma e Dalmau si erano seduti a uno dei tanti tavolini allaperto e, tenendosi la mano,
appagati, avevano chiacchierato e si erano sorrisi mille volte, ma soprattutto si erano goduti la baraonda
di gente. Al momento di salire gli ultimi due gradini ed entrare in casa, Dalmau sent lo stomaco
sottosopra. Trov sua madre che, con la candela sul punto di esalare lultimo bagliore, lavorava
muovendo il pedale della macchina da cucire. Josefa non lo guard, non voleva mostrare al figlio gli
occhi arrossati, che lui not nonostante la scarsa luce.
Cos successo, mamma? le chiese inginocchiandosi accanto a lei e costringendola a fermare
il piede che spingeva ossessivamente il maledetto pedale di ferro. Cosa ci fai, ancora alzata a
questora?
Lhanno arrestata, gli rispose con voce tremante.
Cosa...?
Hanno arrestato Montserrat.
Josefa fece per riprendere il lavoro, ma Dalmau glielo imped, stavolta con una rudezza di cui si
pent allistante. Smettila di cucire! url. No... perdonami. Sempre in ginocchio, accarezz i
capelli scompigliati della madre. Perdonami, ripet. Ne sei sicura? Come lo sai? Chi te lha detto?
Una sua compagna della fabbrica, Mara del Mar. La conosci? chiese Josefa, e Dalmau annu.
Laveva vista qualche volta assieme ad altre amiche di sua sorella. Insomma,  venuta...
Josefa non riusc a continuare, strozzata da un attacco di tosse. Dalmau corse in cucina a
prenderle un bicchiere dacqua. Quando torn, il piede della madre aveva ripreso a spingere sul pedale.
Lasciami stare, lo implor dopo aver bevuto un sorso. Non so fare altro. Non riesco a
dormire. Non posso uscire a cercare mia figlia. Non so neanche dov. Cosaltro vuoi che faccia, se non
cucire... e piangere? Non lo so dove la tengono, ribad mandando avanti la macchina. Quando 
toccato a tuo padre, s, che lo sapevo. Nel castello. Lo tenevano l.
Dalmau fece un passo indietro e la vide invecchiata. Aveva gi sofferto per larresto del marito.
Era innocente, giurava lui. E sua madre sapeva che era la verit. Era andata a trovarlo. Aveva
supplicato per lui, al castello, al comando generale, in municipio. Si era inginocchiata e umiliata, come
tante altre mogli, chiedendo una clemenza che non sarebbe mai stata concessa. I militari torturavano i
prigionieri; alcuni, come Toms, nel corpo e nellanima, per ottenere confessioni forzate, ovviamente
false, per poi condannarli senza scampo.
Sono stati i soldati, disse a un tratto, come se sapesse a cosa stava pensando Dalmau. La
giustizia militare era molto pi dura di quella civile. Lhanno presa i soldati.
La libereremo, disse lui cercando di farle coraggio.
Un gruppo di donne non aveva rispettato la legge marziale e, mentre i lavoratori rientravano a
testa bassa e in silenzio in una delle tante fabbriche del quartiere di Sant Mart, quelle li avevano
incitati a scioperare, a continuare la lotta, a non cedere... Il battaglione che sorvegliava la zona era stato
implacabile. Alcune donne erano riuscite a fuggire confondendosi tra le operaie, altre, come
Montserrat, non ce lavevano fatta. Fu questo che, tra i singhiozzi, Josefa riusc a raccontargli,
riferendo le parole di Mara del Mar. Dalmau cammin nervoso per la stanza. Cosa doveva fare? Cosa
poteva fare? Tent di pensare, ma il rumore della macchina da cucire lo distraeva; chiuse gli occhi e
strinse i denti, sul punto di rimproverarla unaltra volta. Ma non lo fece. Guard il tenue bagliore della
candela riflesso nel vetro della finestra e si avvicin al davanzale: era notte fonda. Dove avranno
portato Montserrat? si chiese. Un conato gli riemp la bocca di bile al solo pensiero di cosa avrebbe
potuto fare a sua sorella quel branco di soldati rancorosi. Appoggi la guancia al vetro e riusc a
trattenere il vomito. Non poteva farsi vedere da sua madre in quello stato. La libereremo, ripet
scrutando la strada.
Josefa smise di cucire e lo guard con una scintilla di speranza negli occhi arrossati dal pianto.
Te lo giuro, mamma! le promise lui, mentre scorgeva alcune ombre che si muovevano in
basso, nel buio di calle Bertrellans. Non sapeva cosa fare, e lincertezza lo indusse a voltare la schiena
alla madre, perch non notasse la preoccupazione sul suo volto. Non sapeva nemmeno dove avessero
portato Montserrat.
In carcere, di sicuro.
S. In quello di Amalia.
Ne siete sicuri? chiese Dalmau a Toms, alla sua compagna e allaltra donna che, a quanto
pareva, viveva con loro nellappartamento di Poble Sec, nei pressi del Paralelo.
Toms si strinse nelle spalle.
Alla fine Dalmau aveva deciso di rivolgersi al fratello maggiore. Anarchico. Quegli scioperi li
avevano promossi gli anarchici, non i repubblicani, gli aveva assicurato Emma. Per anni avevano
tentato di mobilitare le masse operaie di Barcellona, esortandole a insorgere per la tanto anelata
rivoluzione, con le armi del terrorismo e della violenza. I lavoratori non li avevano seguiti, ma avevano
aderito allo sciopero generale, quello s, una forma di lotta che condividevano.
Non la terranno prigioniera in una caserma, aggiunse Toms. Gli creerebbe problemi.
Lavranno rinchiusa nel carcere di Amalia in attesa del processo.  la prassi.
Conosci qualcuno in carcere che possa prendersi cura di Montserrat, mentre...? chiese
Dalmau, preoccupato.
Mentre cosa?, si chiese. La giudicheranno e la condanneranno. Sicuro.
Il fratello allarg le braccia e scosse la testa, stringendo le labbra. L dentro ci sono alcuni dei
nostri, ovviamente, ma hanno fin troppi problemi a cui pensare. Noi anarchici siamo le scorie di questo
popolo, la causa di tutti i suoi mali; i rivoluzionari, i terroristi... Sono stati impartiti ordini precisi per
renderci la vita impossibile, per metterci in cattiva luce; contiamo meno di un volgare assassino o di
uno stupratore di bambini. Toms socchiuse gli occhi e sembr leggere nei pensieri del fratello: quello
era il risultato delle bombe con cui avevano terrorizzato Barcellona.  la rivoluzione, tent di
convincerlo.
Dalmau rimase in silenzio. Non sapeva molto di suo padre. Era ancora troppo giovane quando
lo avevano arrestato, e gli rimaneva il rimpianto di non aver potuto fare con lui un discorso da uomo; in
quel momento si rese conto che gli stava succedendo la stessa cosa con il fratello maggiore. In fin dei
conti lo conosceva soltanto come figura idolatrata da un bambino che vedeva nelle sue azioni la verit,
la forza, la lotta contro lingiustizia, quella che li separava dai borghesi facoltosi sul cui tavolo cerano
pane bianco e carne ogni giorno. Di fatto, non lo conosceva granch. Toms aveva lasciato la casa di
famiglia troppo presto.
Il fratello interruppe i suoi pensieri. Dalmau...  molto tardi. Rimani qui per quel che resta
della notte e domattina andremo...
Non posso. Devo tornare a casa. Non voglio che mamma rimanga troppo tempo da sola. Ci
vediamo allalba davanti al carcere di Amalia, daccordo?
Si ferm sullo stesso gradino su cui si era gi fermato poche ore prima: il secondo sotto il
pianerottolo. Nel giro di un paio dore sarebbe sorto il sole e nelledificio sarebbero cominciati a
risuonare i rumori degli inquilini che si risvegliavano pigramente, e non quello di una macchina da
cucire. Dalmau lo avrebbe riconosciuto persino nel frastuono di un temporale. Entr in casa in silenzio
e accese una candela. Sua madre era rimasta nella stessa posizione in cui laveva lasciata prima di
andare a casa di Toms: seduta sullo sgabello della macchina da cucire, estranea a tutto, persino al
lavoro che stava facendo, con i suoi pensieri, il suo dolore e il pianto per Montserrat.
Mamma, vai a sdraiarti e riposati, la preg Dalmau.
Non posso.
Vai a riposare, per favore, insistette lui. Temo che questa faccenda sar lunga e stanotte non
possiamo fare granch. Devi risparmiare le forze.
Josefa cedette e and a sdraiarsi.
Domattina presto vado alla prigione con Toms, le mormor allorecchio.
Lei rispose con un singhiozzo, lui la baci sulla fronte e si ritir nella sua stanzetta senza
finestre, dove si butt sul letto ancora vestito, aspettando il nuovo giorno.
Fu svegliato dalle faccende di Josefa in cucina. Stava spuntando laurora. Avvert il profumo
del caff e del pane appena sfornato che sua madre era scesa a comprare.
Probabilmente  nel carcere di Amalia, le disse baciandola sulla nuca; china sul focolare
incastonato nella parete, stava preparando una frittata con rognone. Ci vedremo l con Toms.
Josefa serv la colazione a Dalmau, che si era seduto al tavolo. Proprio in quel carcere, che 
un covo di crudelt, pieno di delinquenti. La faranno a pezzi. Tua sorella  solo una libertaria che aspira
al bene comune, ad abolire la schiavit degli operai perch tornino a essere liberi, uningenua idealista
come lo era tuo padre e com tuo fratello. Non so cosa succede a questa famiglia! E anche alla tua
fidanzata! parve ricordarsi allimprovviso. Emma  uguale a loro! Sta attento...
Mamma, anche tu ci portavi alle manifestazioni, da bambini, la interruppe Dalmau. Io ti ho
vista partecipare alle sommosse.
Ed  per questo che so di cosa parlo. Prima ho perso mio marito, e adesso... Le sincrin la
voce. La mia bambina! singhiozz.
La tireremo fuori da l. Dalmau si affrett a finire la colazione, come se in quel modo stesse
gi facendo qualcosa per liberare la sorella. Ne sono sicuro, mamma. Non piangere. A Montserrat non
succeder niente. Si pul la bocca con il tovagliolo, si alz e labbracci. Gli sembrava sempre pi
minuta e fragile. Non preoccuparti, le sussurr allorecchio, quando ormai il sole cominciava a
splendere sopra quei malandati edifici. Devo andare, mamma.
Lei annu.
Cerca di stare tranquilla. Ti far avere notizie appena possibile. Prese un po dei soldi che
teneva nascosti, come gli aveva raccomandato il fratello, e si precipit gi per le scale. Gli dispiaceva
lasciare la madre in quello stato, ma non poteva attardarsi. Toms lo stava aspettando davanti al
portone del carcere.
Il penitenziario di Amalia si trovava in calle Reina Amlia, vicino alla ronda de Sant Pau,
allestremit opposta della citt vecchia, nei pressi del Paralelo, proprio dove la sera prima si era
divertito con Emma, oltre che vicino al mercato di Sant Antoni e, quindi, alla trattoria dove lavorava la
sua fidanzata. Da calle Bertrellans, Dalmau cammin fino alle Ramblas e imbocc calle Sant Pau, sotto
calle del Hospital, che si addentrava nella zona pi lugubre del Raval di Barcellona. L, in calle
Robadors, abbondavano i postriboli, le pensioni dove la gente condivideva il letto, se non un semplice
pagliericcio sul pavimento, e le taverne dove cera chi beveva e schiamazzava anche a quellora; l in
mezzo, alcune locande asserivano di offrire un servizio di qualit, come la Fonda Espaa, il cui
proprietario aveva scommesso sul Modernismo affidando allarchitetto Domnech i Montaner la
ristrutturazione completa delledificio. A quellora, prostitute, mendicanti, ubriachi e ladruncoli si
mescolavano agli operai che si recavano al lavoro, gli uni attenti a evitare gli altri, a non calpestare gli
ubriachi addormentati stesi sui marciapiedi, o a sfuggire alle profferte di qualche prostituta che aveva
avuto una notte deludente e sindustriava a rimediare. Borseggiatori e delinquenti dogni risma
fumavano appoggiati ai muri e li guardavano passare, consapevoli che avrebbero potuto ottenere ben
poco da uomini e donne che tuttal pi portavano con s una gavetta con un po di cibo. Dalmau
camminava spedito tra quella gente, sentendo che a ogni passo laria gli mancava sempre di pi:
allangoscia per la detenzione della sorella, che gli opprimeva il petto, si aggiungeva il fetore
insopportabile di quelle strade sporche e infette. Aveva la nausea, ma riusc a raggiungere la ronda de
Sant Pau, di fronte al carcere, una zona pi aperta dove laria circolava e gli odori sembravano
attenuarsi.
Il sole lo abbagli nel momento in cui cerc Toms con lo sguardo. Non lo scorse tra la gente
che aspettava davanti al portone del carcere, e alz gli occhi per osservare ledificio. Era un antico
convento, requisito allordine dei paolini in seguito allalienazione dei beni ecclesiastici promulgata
dallo Stato nel XIX secolo, che era stato poi adibito a prigione. Costruzione rettangolare su quattro
piani, con un vasto cortile su un lato, il carcere di Amalia poteva accogliere trecento detenuti, ma al suo
interno si accalcavano in millecinquecento. Uomini, donne, bambini e anziani, senza alcuna
distinzione, cos come non cera differenza tra chi doveva scontare una condanna e chi invece era
ancora in attesa di giudizio. Non essendoci abbastanza celle per tutti, i detenuti erano costretti a vivere
nei cortili, nei corridoi o in qualsiasi angolo potessero sistemarsi. Il cibo era ripugnante, ligiene e
lordine del tutto inesistenti, e le risse scoppiavano di continuo. La migliore scuola di delinquenza
possibile. E l dentro, tra assassini e ladri, era stata rinchiusa Montserrat, una ragazza nel fiore dei suoi
diciotto anni, che era soltanto unanarchica.
A Dalmau si rivoltava lo stomaco al solo pensiero.
 l dentro, gli disse Toms, alle sue spalle.
Non lo aveva visto arrivare. Non gli chiese come faceva a saperlo per certo, n come aveva
fatto a essere gi l; gli domand invece come fare per vederla.
Hai portato i soldi? chiese il fratello abbassando la voce.
Dalmau annu.
Toms fece un cenno con il mento a un tipo che era con lui.
Possiamo provarci, rispose quello. Ho visto un paio di guardie che conosco.
Jos Mara Fuster, lo present Toms al fratello. Compagno di lotta, aggiunse in tono
serio. E anche avvocato. Lui pu farsi carico del caso della nostra bambina. Purtroppo ha una notevole
esperienza in queste faccende.
Dalmau osserv Jos Mara, che sostenne il suo sguardo con una tale tranquillit da convincerlo
che Toms doveva avere le proprie ragioni. Come se fosse bastato quello a conquistare la sua fiducia,
mise una mano in tasca, tir fuori il denaro e gli consegn cinquanta pesetas.
Laltro le cont e gliene restitu quarantacinque. Non possiamo far vedere che abbiamo tanti
soldi, per diversi motivi. Se ne approfitterebbero. Prover a risolvere la cosa per due o tre pesetas,
massimo cinque.
Se ce ne vorranno di pi, non esitare a chiedermeli, insistette Dalmau, disposto a qualsiasi
sacrificio pur di rivedere la sorella.
Per cinque pesetas, quei miserabili sarebbero disposti persino a lasciarla scappare! scherz
lavvocato.
Toms emise un sospiro soddisfatto ed entrambi fecero per incamminarsi verso il carcere, ma
Dalmau li ferm e torn a offrire il denaro a Fuster.
In ogni caso dovremo pagare i tuoi servizi... cominci a dire prima che laltro lo
interrompesse.
No. Io non prendo soldi per aiutare i compagni.
Lingresso del carcere era affollato di gente; una semplice sbarra di legno teneva tutti
ammucchiati nellatrio. Toms rimase indietro, in strada.
Non vieni con noi? chiese Dalmau stupito. Non vuoi vedere Montserrat?
Se entro l, di sicuro non mi lasceranno pi uscire, fratello, scherz. Dalle un abbraccio da
parte mia e dille... Dille che deve essere forte. Ah! Ferm Dalmau che stava per incamminarsi.
Dammi tutto quello che hai addosso, ti perquisiranno.
Dille che deve essere forte. Il consiglio del fratello gli martellava in testa mentre, seguendo Jos
Mara, si faceva strada a spintoni verso la sbarra. Donne, soprattutto donne che volevano vedere i loro
familiari arrestati o almeno sapere qualcosa, e che difendevano il proprio posto con determinazione,
sbarrando il passo. Non potete passarci davanti! grid una di loro.
Sono un avvocato, ribatt Jos Mara senza smettere di spingere.
Come no, e io una capitana dei dragoni! si ud alle loro spalle.
E io della Guardia Civil! aggiunse una terza tra le risate di alcune e le proteste di altre.
Sembrava impossibile arrivare fino alla sbarra. Perch deve essere forte? si chiedeva Dalmau.
Cosa rischiava Montserrat l dentro? Non riuscivano a proseguire. Un uomo tir Dalmau per la camicia
per farlo tornare indietro. Sei anche tu un avvocato? chiese sarcastico. Dalmau gli diede una manata
per liberarsene. Jos Mara continu a farsi strada finch una donna gli diede uno spintone. Il parapiglia
richiam lattenzione di un paio di guardie che stavano dietro la sbarra.
Che diamine sta succedendo, l? sbrait uno dei due. Dalmau vide Fuster alzare una mano
verso il secondino, che lo riconobbe. Silenzio! ordin, agitando il manganello verso il punto in cui si
trovava lavvocato. Lasciate passare! aggiunse indicandolo in modo deciso.
Uomini e donne si fecero da parte. Jos Mara afferr Dalmau per una spalla e attraversarono
insieme lo stretto varco che si era aperto. La donna che prima aveva dato uno spintone allavvocato
sput al suo passaggio.
Ma  sempre cos? chiese Dalmau mentre si chinavano per passare sotto la sbarra.
Questa  la prima ora, rispose Jos Mara. La gente deve andare a lavorare o a occuparsi
delle proprie faccende. Pi tardi c meno ressa. Tu resta qui, gli ordin.
Lavvocato si appart con la guardia. Parlarono. Discussero. Il secondino agit le mani.
Lavvocato fece altrettanto. Uno fece segno di no, e anche laltro. Il secondino guard Dalmau, che
solo in quel momento si accorse di avere la camicia strappata. Forse fu il suo aspetto cencioso a
convincerlo. Discusse ancora un po, probabilmente per guadagnare qualche centesimo in pi. Jos
Mara cedette, laltro acconsent. Monete che passavano da una mano allaltra, e nel giro di pochi
secondi Dalmau si ritrov da solo in una stanzetta, umida e maleodorante, con una sola finestrella in
alto, lunga e stretta, un tavolo e alcune sedie che occupavano lintero spazio disponibile, al punto che
gli schienali erano appoggiati alle pareti. Il secondino lo aveva perquisito minuziosamente prima di
richiudersi alle spalle una porta che impieg uneternit a riaprirsi.
Deve essere forte! La guancia sinistra violacea e locchio gonfio di Montserrat spiegavano
appieno il consiglio di Toms. Sua sorella aveva i vestiti sporchi e i capelli arruffati.
Avete qualche minuto, concesse il secondino prima di richiudere la porta.
Montserrat strinse le labbra. Eccomi qui, prima o poi doveva succedere. La rivoluzione richiede
sacrifici, voleva dirgli con quel gesto. Sembrava dimostrare coraggio e serenit; tuttavia, quando
Dalmau laccolse a braccia aperte, lei croll e gli si gett addosso piangendo.
Non preoccuparti, cerc di consolarla Dalmau. Adesso hai un buon avvocato che si
occuper della tua difesa. Sentiva lalito caldo di Montserrat sulla spalla e i lievi singulti del pianto.
Dovette schiarirsi la voce prima di continuare: Jos Mara Fuster. Lo conosci? Toms dice che  un
bravo avvocato. Anarchico, aggiunse abbassando la voce.
Montserrat si liber dallabbraccio del fratello e, nella stanzetta angusta, fece mezzo passo
indietro e respir a fondo, pulendosi il naso con la manica.
Grazie. La parola fu soltanto un sussurro. Grazie, ripet in tono fermo. Inspir ed espir un
paio di volte. Spero che questo avvocato faccia del suo meglio. Per come stanno le cose e visto quello
che mi hanno anticipato qui dentro, ne avr davvero bisogno.
Che intendi dire? Cosa ti hanno detto?
Come sta la mamma? lo interruppe Montserrat.
Molto preoccupata, a essere sincero.
Abbi cura di lei. Vedendo che Dalmau stava per replicare, la sorella lo anticip: Ed
Emma?
Montserrat pass i pochi minuti comprati con le pesetas di Dalmau a chiedere di questo e di
quello, eludendo le domande del fratello.
Alla fine, lui si irrit. Non vuoi che parliamo di te?
Montserrat tent di sorridere e Dalmau intu il dolore che provava, con il volto gonfio di botte.
Non voglio coinvolgerti in tutto questo, rispose lei. Toms sa gi tutto e quel... Jos Mara?
chiese, e Dalmau annu. S, pure lavvocato. Loro mi aiuteranno. Toms rischia di essere arrestato da
un momento allaltro. Se io sto qui, e temo che non ne uscir tanto presto, chi si prender cura della
mamma? Tu devi restarne fuori, Dalmau. Devo essere sicura che tu e la mamma stiate bene. E tieni a
bada Emma, che non si metta nei guai. Se non ci pensi tu, se non ho la certezza che i miei cari stanno
bene, questo diventer davvero un inferno.
Ma cosa ti hanno fatto? chiese lui indicando il viso della sorella. Chi ti ha picchiata?
A lei  andata anche peggio, ment Montserrat, che, nonostante tutto, aspettava loccasione di
regolare i conti con quella detenuta, cosa che senza dubbio sarebbe avvenuta.
La porta si apr di scatto, con violenza, facendo sobbalzare entrambi; Montserrat si gett tra le
braccia del fratello.
La visita  terminata! url il secondino affacciandosi dalla soglia.
Dalmau baci la sorella sulla guancia sana. Abbi cura di te. Faremo tutto il possibile per tirarti
fuori da qui.
Una che ha preso a calci, graffiato e morso un soldato, facendolo sanguinare? esclam con
sarcasmo il secondino. Il possibile non baster, no: dovrai fare limpossibile, aggiunse, scoppiando a
ridere.
Dalmau chiese alla sorella di cosa stesse parlando quellidiota; era evidente che Mara del Mar,
lamica di Montserrat, aveva omesso quella parte della storia quando aveva raccontato a Josefa
dellarresto della figlia. Montserrat si limit ad abbassare lo sguardo.
Fuori di qui, accidenti! sbrait il secondino.
Non riusciva a concentrarsi sui disegni a cui stava lavorando. In quel momento, i motivi
orientaleggianti gli sembravano insulsi: giunchi, fiori di loto, ninfee e quelle stupide farfalle. Era
arrivato tardi in fabbrica, ma nessuno glielaveva rimproverato; lo sapevano tutti, don Manuel per
primo, che a volte lavorava fino a notte fonda. In certe occasioni lalba lo aveva colto ancora chino su
bozzetti e disegni. Per questo Dalmau non aveva avuto alcuna fretta quando Toms aveva accettato di
accompagnarlo alla trattoria. Doveva assolutamente vedere la sua fidanzata e raccontarle cosa era
successo; suo fratello voleva mangiare, come del resto lavvocato, il quale gli restitu tre delle cinque
pesetas avute per corrompere il secondino.
Non potremmo pagarlo anche per proteggere Montserrat? gli chiese Dalmau prendendo il
denaro. No. Nessun funzionario avrebbe mai difeso pubblicamente unanarchica.
Magari un assassino s, ma non unanarchica, aveva detto laltro con un certo cinismo.
Rischierebbe di passare per un simpatizzante della causa, finendo nella retata successiva.
E mentre i due saziavano lappetito con uno stufato di lingua di vitello e carciofi, Emma,
sentendo il resoconto di Dalmau, aveva avuto un mancamento. Lui laveva afferrata al volo e lei gli si
era stretta addosso, scoppiando a piangere.
Non pu essere, ripeteva tra i singhiozzi. A un tratto si era staccata bruscamente
dallabbraccio. Lui laveva guardata mentre camminava in cortile evitando gli utensili, mentre piangeva
e si lamentava. Poi aveva proferito una bestemmia, sferrando un calcio al mucchio di sabbia per
strofinare i piatti.
Dalmau si era avvicinato. Emma gli aveva battuto le mani sul petto, una volta, due... Lui
laveva lasciata sfogare. Quando lei aveva abbandonato le braccia lungo i fianchi, Dalmau aveva
tentato nuovamente di abbracciarla.
No, no... lo aveva respinto la ragazza, facendo un paio di passi indietro. Cosa facciamo?
Come possiamo tirarla fuori da l? Dimmi che non le faranno del male! Promettimelo!
C un avvocato... Abbiamo un avvocato.  l con Toms, aveva aggiunto Dalmau indicando
linterno della trattoria. Lui la difender.
Dalmau aveva seguito Emma, che si era diretta verso la sala a falcate, si era seduta al tavolo e
aveva cominciato a tempestare Jos Mara Fuster di domande e richieste, a cui lui rispondeva tra un
boccone e laltro. Come, quando, perch, cosa le sarebbe successo... A un certo punto cera stato un
momento di silenzio che Toms e lavvocato non avevano osato infrangere, smettendo anche di
masticare. Lo sapevano tutti e quattro a cosa era dovuta quella situazione. Mancava una domanda.
Dalmau non si era azzardato a formularla in carcere, ma Emma ne aveva avuto il coraggio: Che
condanna rischia?
Toms aveva distolto lo sguardo, come se ne avesse gi parlato con lavvocato.
Siamo in stato dassedio, aveva risposto questultimo, a fatica. Montserrat ha violato il
bando del generale e, per di pi, a quanto dicono, ha colpito un soldato. Laggressione a un membro
dellesercito comporta lapplicazione diretta della giustizia militare, non civile. E quella 
estremamente dura.
Quanto le possono dare? aveva preteso di sapere Emma.
Non lo so. E non mi piace azzardare ipotesi.
Un viso di donna dai delicati tratti orientali, triste, sul punto di piangere. Dalmau si ritrov
inconsapevolmente a disegnare quella figura nella composizione dispirazione giapponese. Un viso
piatto, senza profondit n ombre, a rappresentare tutte tre le donne che quella mattina avevano pianto
fra le sue braccia, le tre che pi amava al mondo: sua madre, la sua fidanzata e sua sorella.
Sembra una donna disperata, fu il commento del maestro vedendola.
S, si limit a rispondere Dalmau.
Don Manuel aspett spiegazioni che non arrivarono. Non  male, aggiunse poi, come se
Dalmau lo avesse sfidato a capire da solo. Questa fascinazione europea per il simbolismo e la cultura
giapponese mi pare piuttosto lugubre. Disegni senza prospettiva, senza vita. Questa donna in procinto
di piangere trasmette emozioni che gli altri elementi della composizione non possiedono. Cosa pu
apportare alla civilt una cultura che non crede in Ges Cristo nostro Signore? Il maestro lasci
passare qualche secondo di silenzio. In ogni caso, questi azulejos avranno un grande successo,
riprese con un altro tono di voce, stavolta appassionato. Lo vedo, me lo sento. Si venderanno
benissimo. Alla gente piacciono, queste cose. Molto bene, molto bene, mi congratulo con te.
Dalmau vide uscire dal suo studio un uomo gonfio di orgoglio, alquanto soddisfatto della
propria intransigenza, che esprimeva il proprio conservatorismo con entusiasmo, forte di una causa da
difendere: limmobilismo. Dalmau pens a Van Gogh, a Degas, a Manet: maestri  geni!  che si erano
lasciati influenzare dallarte giapponese. Ce nerano anche a Barcellona, come Rusiol, ma quando mai
don Manuel avrebbe riconosciuto alcun merito al massimo esponente della bohme barcellonese?
A mezzogiorno and a pranzare a casa. Ment alla madre sulle condizioni di Montserrat. Josefa
insist a chiedere notizie della figlia, mentre Dalmau tentava di eludere largomento. Raccontami.
Come sta? Lhai vista molto triste?
Dovette sforzarsi di mentire a Josefa, che intanto gli stava rammendando la camicia, poi si
scus con un bacio che mise a tacere ulteriori domande e torn alla fabbrica, camminando lungo il
paseo de Grcia, dove il sole faceva brillare i materiali degli edifici dei ricchi: cancellate in ferro
battuto, marmi, pietra e soprattutto ceramiche, quei variopinti azulejos che grazie allo spirito
modernista facevano ormai parte delle facciate degli edifici. Dalmau non si distraeva a guardare le
poche donne che a quellora transitavano nella zona, e neanche riusciva a concentrarsi sul nuovo
progetto che lo attendeva in fabbrica; il disegno giapponesista definitivo era ormai in mano alle
donne che, lavorando a catena, trasferivano loriginale su sagome di carta trattata con cera vergine,
ritagliandole a seconda dei disegni e dei colori da utilizzare. Poi le sagome venivano sistemate sopra le
piastrelle per riempire di pittura i vuoti, luna dopo laltra, fino a completare la composizione, che
tornava in forno per ottenere leffetto brillante con riflessi metallici. Usando tale sistema, le piastrelle
con il viso triste della donna dai lineamenti orientali in procinto di piangere sarebbero state fabbricate
in serie, in grandi quantit, per poi venire impiegate in decine di case catalane, e anche spagnole.
La sera, Dalmau and a trovare Emma. Altre lacrime. Altre domande senza risposta. Fece una
deviazione dal tragitto verso casa e pass davanti al carcere di Amalia: una mole in penombra dalla
quale, di tanto in tanto, si levava un grido lamentoso che lacerava il silenzio. Si allontan con la pelle
doca. Il fetore delle strade del Raval e la marmaglia, a quellora arricchita dalla presenza di non pochi
borghesi, per la maggior parte giovani in cerca di sesso e baldoria, non gli fecero leffetto provato al
mattino. La sua mente, le sue sensazioni e le sue paure erano rimaste sul portone del carcere. E se uno
di quegli urli fosse stato di sua sorella?
Trov la madre china sulla macchina da cucire, incatenata a quel maledetto marchingegno come
per una condanna, pens Dalmau, anche se per una volta se ne rallegr: la conversazione si limit alla
mancanza di notizie, prima che Josefa riprendesse a cucire, come se la situazione avesse ritardato la
confezione del numero di capi allintermediario. Dalmau le diede un bacio e la preg di andare a letto
presto; la madre rispose con un sorriso ironico. Lui non riusc a conciliare il sonno, rimanendo in un
dormiveglia agitato.
Allalba and a svegliare Toms, che per non sapeva niente di nuovo. E come poteva, se non
era trascorso nemmeno un giorno? Nessuna notizia neanche dallavvocato. Dalmau pass di nuovo
davanti al carcere di Amalia e vi trov la stessa folla del giorno prima. Prosegu verso la fabbrica, ma
evit la trattoria, sapendo che Emma avrebbe fatto altre domande alle quali lui non sapeva cosa
rispondere. Tuttavia, percorsi due isolati, ci ripens e torn indietro. Emma insistette con le domande;
aveva gli occhi arrossati e il viso stanco. Dalmau la baci. Come faceva a non capire che neanche lui
aveva notizie? Le diede un altro bacio, poi dovette divincolarsi dalla stretta di lei, che non voleva
lasciarlo andare. Si mise a lavorare su bozzetti inutili, motivi floreali con acanti e gigli intrecciati. Da
casa alla trattoria, e da l alla fabbrica, sempre passando davanti al carcere, un giorno dopo laltro...
Metteva a letto la madre e si sincerava che mangiasse qualcosa, e baciava Emma. Provarono a fare
lamore, ma tra loro era calato il silenzio. Molti silenzi, troppi. Il giudice militare non aveva alcuna
fretta, gli disse Toms riferendo le parole di Jos Mara Fuster. Il giudice non aveva ancora interrogato
Montserrat; la sua unica dichiarazione era quella rilasciata in caserma dopo essere stata arrestata in
fabbrica. La cosa sarebbe andata per le lunghe. Dalmau disse al fratello che voleva tornare a farle
visita; lo avrebbe tenuto nascosto a Emma.
Le urla notturne, il sovraffollamento, la miseria e la violenza di cui tutti parlavano riguardo al
carcere di Amalia erano un nervo scoperto per Dalmau. Incontr Montserrat allo stesso prezzo, poco
pi di due pesetas, grazie allo stesso secondino, che la fece entrare nella stanzetta con il tavolo e le
sedie addossate alla parete. Anche stavolta concesse loro pochi minuti, senza specificare quanti. Era
tutto identico al primo colloquio: avvocato, carcere, prezzo, stanzetta, secondino... Ma non Montserrat.
Questa volta non si stacc dalle braccia del fratello, dove si rifugi appena entrata. Il pianto era
sconsolato. Dalmau la trov molto dimagrita, in soli dieci giorni di prigionia. I vestiti, strappati qua e
l, le stavano larghi, e aveva addosso un cattivo odore, di sudore rancido e di... Dalmau evit di farsi
troppe domande. Cerc di consolarla, stringendola dolcemente e cullandola. Tranquilla. Andr tutto
bene.
Lei non diceva niente.
Come stai? Come ti trattano? le chiese.
Montserrat rimaneva in silenzio, singhiozzando.
La mamma ed Emma stanno bene... Preoccupate, ovviamente. La mamma non fa altro che
cucire, la conosci. Ti mandano tanti saluti, baci e parole di conforto. C tanta gente che chiede di te e
vuole sapere come stai. Era vero. Diverse amiche erano andate a casa loro per avere sue notizie; altre
erano andate in trattoria per chiedere informazioni a Emma. Sono tutte con te, pronte a testimoniare in
tuo favore al processo... aggiunse, sebbene Fuster gli avesse assicurato che nessuno lo avrebbe fatto,
nonostante le promesse; la paura di rappresaglie era pi forte dellattaccamento alla causa. Ti
considerano uneroina, disse per farle coraggio.
Dalmau continu a parlare, con Montserrat che piangeva aggrappata a lui, come se non volesse
farsi vedere in volto. Gli argomenti, o almeno quelli che credeva potessero interessare alla sorella, si
stavano esaurendo. Lultima cosa che voleva fare era parlare di politica o di sciocchezze, ma lo
atterriva lidea di restare in silenzio.
Non so cosa fare con la mamma. Se ne sta sempre alla macchina da cucire. Esce solo per fare
la spesa, consegnare il lavoro fatto e prenderne dellaltro, ment Dalmau, cercando di attirare
lattenzione di Montserrat. Era vero, Josefa viveva attaccata alla macchina da cucire, come del resto
tutte le sarte di Barcellona, ma in genere non rinunciava a quei momenti di riposo o di svago che
prevedevano un bicchiere di vino nella taverna sotto casa, spettegolando con qualche vicina. Non si
distrae; non va pi a scambiare due chiacchiere con le amiche, come faceva prima.
Dalmau... lo interruppe Montserrat. Trascorsero alcuni secondi prima che si decidesse a
proseguire. Tirami fuori di qui, altrimenti sono morta. Non  solo un presentimento. Lo so.
Cosa vuoi dire?
Ho paura! url stringendogli il braccio e nascondendo la faccia nellincavo del collo di lui.
Mi picchiano. Mi buttano addosso il cibo. Mi maltrattano e... Non volle continuare. Tirami fuori di
qui, per favore, per il bene che mi vuoi. Ho paura! Non riesco a dormire!
Dalmau guard il soffitto: intonaco scrostato e travi di legno tarlate. Miseria.
Ti hanno violentata? si sorprese a chiedere, come se non fosse pienamente lucido.
Montserrat non rispose. Aiutami! Ti prego, lo supplic invece.
Chi  stato? insistette Dalmau, con la voce incrinata dallira.
Pi di uno, singhiozz lei. Qui ti vendono per meno dei soldi che prende una vecchia
prostituta di strada.
Dalmau rimase senza parole, la gola chiusa e i visceri contratti, e si sforz di resistere finch
non torn il secondino. Riusc a dare un bacio a Montserrat e a sussurrarle, con voce tremante, che
lavrebbe tirata fuori di l. Al momento di superare la sbarra allingresso non pot pi trattenere il
pianto e, fatti due passi in strada, vomit.
Gli tremavano le gambe. Lavevano stuprata! Montserrat non laveva negato. Una bella ragazza
di diciotto anni, costretta a vivere e a dormire in quellantro sordido. Non disponeva neanche di una
cella per s, dove starsene chiusa e in qualche modo protetta. Non cera posto, i reclusi erano
ammassati gli uni agli altri. Doveva essere stato fin troppo facile, violentarla! Vomit ancora, a quel
pensiero, ma usc soltanto bile. Si ritrov a camminare verso casa ma, prima di entrare, si ferm. Sua
madre avrebbe intuito il peggio guardandolo in faccia. Cos prosegu in direzione di plaza de
Catalunya. Non ce la faceva. Le gambe, il corpo cedevano al pensiero di Montserrat, allimmagine di
lei che... Senza pensarci, sal su un omnibus con le ruote piccole e un grande cartello pubblicitario di
una birra sul tettuccio: il vecchio carrozzone che poteva trasportare una quindicina di persone e copriva
il percorso dalla piazza fino a Grcia trainato da due muli. Da l, pens, ci avrebbe messo poco a
raggiungere la fabbrica.
Dalmau pag i cinque centesimi del biglietto e cerc un posto tra quella gente umile che non
poteva permettersi il prezzo, ben pi oneroso, del tram elettrico che copriva lo stesso tragitto, lo stesso
che veniva dal porto e che Montserrat ed Emma avevano ribaltato. Gli omnibus a trazione animale,
come quello di La Catalana, pochi, ormai, impiegavano molto pi tempo per arrivare a destinazione,
procedevano lentamente e la gente saliva e scendeva dove voleva, cosa che era proibita sui tram.
Dalmau prov un vago sollievo quando il conducente incit i muli, che ripartirono con uno strattone,
risalendo il paseo de Grcia.
Doveva far uscire Montserrat dal carcere. Quella mattina, quando Jos Mara Fuster lo aveva
accompagnato per pagare il secondino, era svanita qualsiasi speranza che il processo a sua sorella
andasse avanti.
Non c neanche il giudice, gli aveva rivelato.  stato trasferito a Madrid e non hanno
ancora nominato il sostituto. Tua sorella rester in detenzione preventiva per molto tempo.
Ma c un solo giudice? chiese Dalmau stupito.
Lavvocato fece spallucce.
Devessere cos. In questo Paese lesercito  una congrega di buffoni, specie dopo che hanno
perso la guerra di Cuba.
Era impossibile ottenere il rilascio di Montserrat, se prima non veniva giudicata. Seduto tra un
uomo che doveva essere un falegname  come suppose dalla segatura sui vestiti  e una donna che
portava un paio di galline vive in una cesta, mentre i muli tiravano il carro cos lentamente che
sembravano doversi fermare da un momento allaltro, Dalmau cap che conosceva soltanto una persona
in grado di aiutarli: il maestro. Don Manuel era un personaggio noto, con amicizie influenti negli
ambienti monarchici, religiosi e, ovviamente, militari. Dalmau sapeva che era stato in confidenza con il
vescovo Morgades, deceduto nel gennaio precedente, ma lo era anche con il successore, monsignor
Casaas, a cui era destinato il quadro delle donne in preghiera. Era altres noto il rapporto che lo legava
al generale che comandava la piazza, ai cui ricevimenti veniva sempre invitato, e che frequentava
anche privatamente, a cene e feste. Dalmau lo aveva sentito parlare di lui.
Per un attimo desider che i muli accelerassero il passo, ma tenne a bada la pazienza, restando
seduto tra il falegname e la signora con le galline fino allaltezza dellavenida Diagonal, che lomnibus
attraversava lungo il tragitto, dove Dalmau salut cortesemente gli altri passeggeri e salt gi senza
aspettare la fermata. Prosegu a ritmo sostenuto in direzione della fabbrica di ceramiche, pensando a
come affrontare largomento con il maestro. Non fu capace di scegliere nessuna delle opzioni che gli
passavano per la mente. Montserrat era unanarchica, e i libertari erano gli acerrimi nemici di qualsiasi
borghese facoltoso. Per era anche sua sorella... Cosa avrebbe pesato di pi nellanimo di don Manuel?
 una follia! sbrait il maestro.
Dalmau sopport lo sfogo restandosene in piedi di fronte alla scrivania dellufficio e studio di
don Manuel, una mano lungo il fianco a stringere il berretto, laltra dietro la schiena. A parte gli
incartamenti amministrativi sparsi sul ripiano di legno intagliato, la stanza era stracolma dei lavori di
don Manuel, in un disordine che avrebbe reso affascinante quel posto, non fosse stato per la mancanza
di luce che caratterizzava il gusto del maestro: ceramiche di ogni sorta, quelle che avevano avuto
maggior successo e quelle usate dai grandi architetti nelle dimore moderniste; campionari di elementi
decorativi in terracotta, come rosoni e piastrelle con bassorilievi; uninfinit di bozzetti; e quadri, molti
quadri, alcuni dipinti da lui, altri ricevuti in regalo da amici o semplicemente acquistati.
Il maestro si alz di scatto. Non  possibile! url di nuovo.  inammissibile!
Alcuni fogli caddero sul pavimento senza che don Manuel li degnasse di attenzione. Dalmau si
chin a raccoglierli e tent di riordinarli sulla scrivania, rendendosi conto che non era il momento
migliore per parlargli della sorella. Era entrato nellufficio con lintenzione di farlo, ma prima ancora
che potesse salutarlo, don Manuel aveva preso a sproloquiare sugli avvenimenti politici finendo per
adirarsi in quel modo. Negli ultimi giorni, Dalmau aveva sentito gli strilloni annunciare la cosa per le
strade, ma non ci aveva badato troppo, poich i suoi pensieri erano sempre fissi su Montserrat, sua
madre ed Emma.
Pochi giorni prima si erano tenute le elezioni dei deputati alle Cortes di Madrid. Dalmau non
era andato a votare. Come dabitudine in Spagna, e di conseguenza anche nella citt di Barcellona,
dove sulla carta votavano migliaia di defunti, il governo aveva ordito brogli e, in quel caso, aveva
falsato gli atti per far vincere il Partito monarchico, che sosteneva il re Alfonso XIII e sua madre, la
regina Cristina, reggente di Spagna per via della minore et del figlio. I monarchici per non avevano
fatto i conti con la ferma opposizione di un politico repubblicano rivoluzionario, Alejandro Lerroux
arrivato di recente nella Ciudad Condal. Costui sobillava le masse operaie con comizi infuocati.
Lerroux aveva denunciato i brogli davanti a migliaia di seguaci, lanciando un avvertimento al governo
di Madrid: quellatteggiamento da parte dei caporioni monarchici a Barcellona e in altre localit della
Catalogna avrebbe fomentato lautonomismo, prospettiva molto temuta nella capitale. Infine, aveva
dichiarato di voler mettere in gioco la propria vita nel pretendere la nomina a deputato o la morte,
subito acclamato dalla folla dei suoi sostenitori.
I monarchici avevano ceduto ed era stata fatta una seconda conta dei voti nel salone di Sant
Jordi de la Diputacin, stipato di gente, che per la maggior parte non si era mossa dalla propria sedia
per tutte le quindici ore del procedimento. Molti avevano mangiato l e qualcuno addirittura se lera
fatta addosso per non perdere il posto. Lerroux era rimasto per tutto il tempo seduto di fronte al
presidente della giunta elettorale. Dai cinque deputati monarchici e due regionalisti, che in prima
battuta erano stati eletti in modo fraudolento, dopo la nuova conta si era passati a quattro regionalisti,
due repubblicani  cos Lerroux aveva ottenuto la sua nomina  e un solo monarchico.
Per la prima volta dalla Restaurazione monarchica, il movimento operaio faceva il suo ingresso
nella politica spagnola. Fino a quelle elezioni del 1901, gli operai, i diseredati, erano stati semplici
comparse sotto il giogo dei diversi capi politici regionali. Cerano state manifestazioni e rivendicazioni
pi o meno violente, scioperi e persino bombe degli anarchici, ma tutto ci, per il governo e i potentati,
non era altro che un fastidio da superare in un modo o nellaltro. Lerroux, con i suoi due scranni a
Madrid, avrebbe aperto la strada allesercizio della politica da parte degli operai e al loro intervento
nella vita pubblica.
E i repubblicani che vanno a Madrid a rappresentare Barcellona sono gli stessi che hanno
appena fatto una manifestazione contro la Chiesa! protestava il maestro agitando le mani davanti a
Dalmau, come se lui non fosse in grado di capire certe questioni.
Il ragazzo abbass lo sguardo. Aveva partecipato a quella manifestazione insieme a Montserrat
e a Emma. Circa diecimila persone nella plaza de toros della Barceloneta avevano chiesto a gran voce
labolizione degli ordini religiosi e lespulsione dei loro membri, esigendo la secolarizzazione
dellinsegnamento e la separazione tra Stato e Chiesa. Basta con le sovvenzioni! aveva gridato la
gente. Che chiedano soldi per dare la Comunione!
Cosa ne sar di questo Paese nelle mani degli anticlericali? inve don Manuel.
Dalmau sbuff.
Il maestro si volt verso di lui. Qualcosa non va, figliolo?
Che importanza avrebbe avuto dirglielo in quel momento, quella sera o il giorno successivo?
Don Manuel avrebbe sempre e comunque odiato i rivoluzionari. Hanno arrestato mia sorella
Montserrat.
Stavolta fu don Manuel a sospirare. Poi si sedette pesantemente, come se gli fosse crollato il
mondo addosso, e si lisci i baffi nel punto in cui si univano alle basette. Per quale motivo? chiese.
Se voleva che lo aiutasse, prima o poi avrebbe dovuto dirglielo, concluse Dalmau. Ha avuto un
diverbio con un soldato, disse.
Don Manuel, aprendo le mani, lo esort a spiegarsi.
Stava incitando allo sciopero gli operai della sua fabbrica, e i soldati lhanno arrestata. E come
se non fosse abbastanza turbare lordine pubblico in un periodo di stato dassedio, ha anche aggredito
un soldato. Gli ha dato un morso, chiar Dalmau, mentre il maestro scuoteva la testa, chiudendo gli
occhi. E lo ha graffiato e preso a calci.
Laltro annuiva, come se gi lo immaginasse. In quel momento un dipendente si affacci sulla
porta che Dalmau aveva lasciato aperta e buss sullo stipite, come per scusarsi dellintromissione.
Cosa c? gli chiese il maestro.
La vostra carrozza  arrivata, don Manuel. Vi aspetta in cortile.
Ah, s, parve ricordarsi lui. Adesso vengo. Scrut Dalmau dallalto in basso. E pretendi
che le dia una mano, concluse.
S.
Perch dovrei farlo?  una... anarchica?
Dalmau rimase fermo e zitto.
Anarchica, certo, si rispose da solo don Manuel. Unanarchica che incita a scioperare e fa a
botte con i soldati, cio con lautorit. Quindi  una rivoluzionaria che vuole rovinare...
 mia sorella, lo interruppe Dalmau.
Don Manuel fece schioccare la lingua e, con lo sguardo perso sui quadri appesi alle pareti dello
studio, si lisci le basette e i baffi per qualche istante. Non posso intervenire, sentenzi alla fine,
alzandosi e dirigendosi verso la porta. Mi dispiace, figliolo. Me ne vado a casa, continu. Sono
irritato per tutto quello che sta succedendo. Non si pu lavorare in una situazione del genere.
Dalmau fece il gesto di sbarrargli il passo. Il maestro si ferm. Vi prego, don Manuel. Lhanno
rinchiusa nel carcere di Amalia. Lo sanno tutti cosa succede l dentro. Lhanno violentata! Gli
tremava la voce.
Il maestro distolse lo sguardo.
Credo che neanche unanarchica di diciotto anni meriti una simile sventura. Se non esce da
quel covo di delinquenti, la uccideranno. Ha solo diciotto anni, ribad Dalmau. Don Manuel, non
considerate i suoi errori.
Errori? sbott il maestro. Credi dunque che il comportamento di tua sorella fosse sbagliato,
quando istigava allo sciopero e faceva a botte con un soldato?
S... ment Dalmau.
E tu coshai fatto per impedirlo? Il giovane esit a rispondere, cos don Manuel approfitt
della sua indecisione per continuare. Se avessi preso provvedimenti, non sarebbe successo.
Don Manuel, lo interruppe Dalmau, sono consapevole delle mie colpe. Il fatto  che sono
sempre concentrato sul lavoro, voi lo sapete pi di chiunque altro. Fiss il maestro negli occhi, e
quello sostenne il suo sguardo. In effetti dalla morte di mio padre ho trascurato mia sorella. Questo 
vero. Ma qui stiamo parlando del fatto che  stata stuprata, che viene picchiata e maltrattata. Non vi
pare sufficiente, come punizione?
Non lo so, figliolo, non lo so. Solo il castigo divino  adeguato. Non lo so. Il maestro fece un
passo verso la porta. Vieni con me, a pranzo a casa mia. Se almeno fossi vestito decentemente...
cominci a lamentarsi per lennesima volta. Adesso la tua solita camicia  addirittura rammendata!
aggiunse indicando lo strappo che gli era stato fatto nellatrio del carcere e che sua madre aveva
ricucito.
Quel giorno cera anche padre Jacint, il padre scolopio che dava lezioni alla Escola Pia di Sant
Antoni, sulla ronda de Sant Pau, la stessa strada del carcere, ma poco pi in su, nei pressi del mercato,
pertanto vicino alla trattoria Ca Bertrn, dove lavorava Emma. Era un uomo sulla trentina, colto e
affabile, piuttosto assennato e ancor pi prudente. Dalmau ignorava quali fossero i rapporti tra il
religioso e don Manuel, ma sapeva che in quella casa lo si incontrava spesso. Lui e Jacint avevano
parlato in diverse occasioni, di arte, pittura, disegno... Quelluomo, pensava Dalmau, non lo aveva mai
spinto ad affrontare argomenti che lo mettessero a disagio; non aveva mai cercato di attirarlo verso la
Chiesa n dintavolare una conversazione sul Cristianesimo. Sembrava rispettare il suo ateismo, mentre
Emma e la sorella erano contrariate quando Dalmau parlava di lui. Quelli sono i peggiori, sosteneva
Montserrat. Fingono indifferenza, ma poco a poco ti catturano. Sta attento, lo avvertiva, come se
stesse parlando del diavolo.
A ogni modo, quel giorno Dalmau non ebbe neppure il tempo di salutarlo. Non appena si furono
incontrati, nel salone, don Manuel prese Jacint per un braccio e lo condusse nel suo studio bisbigliando
qualcosa che doveva spiegare quel comportamento. Dalmau, da parte sua, rest impalato nel salone
pieno di mobili, tappeti, arazzi, statue, quadri e un imponente lampadario di cristallo, con doa Celia e
le due figlie che lo osservavano. Persino il bambino piccolo, chiuso in un imbarazzato silenzio, si
concesse di lasciar perdere il giocattolo con cui stava giocando per guardare Dalmau. rsula gli rivolse
quel mezzo sorriso ambiguo con cui era solita riceverlo e che fece sparire dalla propria faccia non
appena la madre si volt verso lei e la sorella, dopo aver risposto di malavoglia al saluto di Dalmau.
La domestica che aveva aperto la porta era sparita; le donne non gli prestavano la minima
attenzione: la madre aveva ripreso la lettura e le altre due continuarono a ricamare, anche se rsula gli
rivolse unaltra occhiata maliziosa. Don Manuel e padre Jacint, da parte loro, si erano chiusi nello
studio. Dalmau si chiese se non dovesse rifugiarsi in cucina. Il maestro non gli aveva dato indicazioni
al riguardo, ma era lusanza: con i suoi modi e il vestiario, non poteva stare in mezzo ai ricchi, pens
Dalmau sorridendo tra s. In quel momento si rese conto di non essersi mai seduto su uno di quei
divani davanti alle finestre che davano sul paseo de Grcia, e neanche aveva avuto loccasione di
avvicinarsi a guardare la gente che passeggiava, a godersi lo spettacolo della citt opulenta da quella
sorta di tribuna sporgente, praticamente sospesa sul viale; era sempre stato in cucina o nello studio.
Doa Celia alz lo sguardo dal libro e lo scrut con lindignazione scolpita sul volto, come se
Dalmau stesse invadendo la sua intimit e quella dei figli, e fece suonare una campanella di cristallo
con tanta forza che per poco non la ruppe.
Portalo in cucina, ordin alla domestica che era accorsa prontamente.
Dalmau si accomiat con un lieve cenno del capo e segu la ragazza.
Ciao, Anna, salut la cuoca, indaffarata ai fornelli.
Lei si volt e diede unocchiata in giro. Non cera nessuno: n la signora, n le figlie, e neppure
qualche cameriera che potesse riferire a doa Celia della sua simpatia per quel ragazzo che si rifiutava
di vestirsi in modo elegante per non dover mangiare alla tavola dei signori. Solo a quel punto gli rivolse
un gran sorriso. Le mancavano vari denti, eppure il sorriso era gradevole su quel volto dalle guance
arrossate dal calore e dai vapori delle pentole. Provava un gran piacere a offrire da mangiare a chi
passava dalla sua cucina.
Siediti! gli disse. Come primo, zuppa di fagioli, patate e cavolfiore; come secondo, pollo
con peperonata. Per devo ancora finire di cucinare; oggi sei arrivato troppo presto.
Mi piace tutto, rispose Dalmau, anche se la drammatica vicenda di sua sorella gli aveva tolto
lappetito.
Si sedette al tavolo di legno grezzo, prese il carboncino e il quaderno da disegno che teneva
sempre in una tasca della camicia e si mise a disegnare.
E per dolce, budino, aggiunse Anna, che gli vers subito un bicchiere di vino rosso forte, di
quello che usava per cucinare, prima di tornare ai fornelli.
Rimasero entrambi in silenzio per qualche minuto, lui intento a disegnare, lei a controllare con
la coda dellocchio i peperoni e le melanzane che avrebbe servito con il pollo, che intanto stava
tagliando a pezzi con la mannaia su un tagliere, a colpi secchi e precisi.
Che stai facendo? chiese Dalmau sentendo uno sfrigolio, senza distogliere lo sguardo dal
foglio.
Sto rosolando il pollo, rispose la cuoca. E tu?
Sto cercando di non perdere la pazienza, pens Dalmau mentre tracciava righe con il
carboncino, in attesa che don Manuel gli comunicasse quale decisione aveva preso rispetto a sua
sorella.
Sto disegnando, rispose ad Anna.
E cosa? aggiunse lei, di spalle.
Il pollo, le melanzane, i peperoni...
La cuoca distolse lattenzione dalla cucina, si gir e con un cenno del mento pretese che le
mostrasse i disegni.
Dalmau le fece vedere le quattro righe sul foglio.
Mi prendi sempre in giro, sbott lei.
E allora non lasciarti burlare, Anna. Non farti ingannare.
Si voltarono verso la porta della cucina, dove era spuntata rsula, la figlia maggiore del
maestro. Era stata lei a pronunciare quella frase.
Scusatemi, signorina, si affrett a dire Anna tornando ai fornelli e al pollo che rosolava in
padella.
Cos, quel disegno che stavi guardando? chiese la ragazza avvicinandosi a Dalmau.
Anna non rispose. Lo fece Dalmau: Nulla dimportante, disse, e strapp il foglio,
accartocciandolo e infilandoselo in tasca.
rsula rimase imperturbabile. Dalmau, disse poi, sorniona. Vieni con me. Mio padre vuole
vederti.
Lui si alz di scatto per seguirla. La sorella, il carcere, lo stupro, il rifiuto del maestro... tutto
torn di colpo a opprimerlo.
Segu rsula in una stanza, pensando solo a Montserrat. Lei si richiuse la porta alle spalle. Il
ragazzo impieg qualche istante ad abituare la vista alla scarsa luce che penetrava da una finestrella
affacciata sul cortile, per poi rendersi conto che si trovava in una sorta di ripostiglio con cianfrusaglie,
scope, secchi e attrezzi vari per le pulizie. Che ci facciamo, qui? Non avevi detto che tuo padre voleva
vedermi?
Ti vedr se io non lo impedir, disse rsula.
Dalmau allung il collo e scosse leggermente la testa, stupito.
S, aggiunse lei per tranquillizzarlo. Ho ascoltato la conversazione tra mio padre e padre
Jacint... So che tua sorella  in carcere, chiar per placare la sua possibile reazione.
E con questo? la esort Dalmau.
Mio padre esaudisce sempre i miei desideri, lo sai. Potrei intercedere per tua sorella, si chiama
Montserrat, vero? Ha la mia stessa et.  dura pensare che labbiano violentata. Ma, soprattutto, devi
sapere che, se io istigassi mio padre a rifiutarsi, lui non muoverebbe un dito per lei.
E tutto questo, quanto mi coster?
Poco, rispose la ragazza in tono adulatorio, avvicinandosi a Dalmau per sfiorargli la bocca
con le labbra. Molto poco, ripet, staccandosi da lui per studiarne la reazione.
Non credo sia questo il modo... tent di opporsi Dalmau, facendo il gesto di scansarla per
uscire dal ripostiglio.
Ti giuro su Dio che, se non fai quello che ti dico, tua sorella marcir nel carcere di Amalia!
Dalmau vide in rsula gli stessi tratti duri e minacciosi di doa Celia. Aveva giurato su Dio!
Quella bestemmia sulla bocca della figlia di don Manuel, che puniva le imprecazioni e le blasfemie dei
suoi dipendenti con il licenziamento, lo intimor ancor pi dello sguardo freddo con cui la ragazza
aspettava la sua decisione.
Non sarebbe giusto, prov a convincerla Dalmau. Il vostro Dio... rincar quando lei, certa
della sua resa, gli prese una mano e se la mise sul seno, sopra il vestito. rsula sospir. Ges Cristo...
azzard lui, e rsula lo baci, stavolta con forza, con passione, ma senza usare la lingua. Ges Cristo
professava... continu Dalmau, approfittando del fatto che lei si era staccata per riprendere fiato. Ma
che ne sapeva lui di Ges Cristo e di cosa professasse! Non  giusto, si limit a ribadire.
rsula mise la mano su quella di Dalmau e lo costrinse a toccarle il seno, sempre sopra il
vestito, poi gli prese laltra e se la port al pube, sopra la gonna, la sottoveste e tutti gli indumenti che
proteggevano la sua virt. La ragazza sospir, quindi lasci andare la mano che premeva sul basso
ventre per spostare la propria sul membro di lui, in erezione. Lo palp sopra i pantaloni, e poi,
ansimando, la infil tra la cintura e le mutande di Dalmau, afferrandogli il pene con forza. Il corpo di
rsula fu scosso da un fremito. Dalmau aspett il passo successivo, che tuttavia non arriv. Lei si
morse il labbro inferiore, poi baci di nuovo Dalmau sulla bocca, sempre senza dischiudere la propria,
stringendogli il membro ma senza muovere la mano, costringendolo ancora a palparle il seno e, ogni
tanto, premendogli addosso il pube, finch non prese a strofinarglisi contro voluttuosa.
Continuarono cos per alcuni minuti, che a Dalmau parvero eterni, con lei che sospirava e lo
baciava, rigida come una statua, lui con le orecchie tese a percepire i rumori della casa. Forse rsula
poteva davvero ottenere che suo padre lo aiutasse, ma lunica cosa certa era che se li avessero sorpresi
l dentro, don Manuel e sua moglie non avrebbero avuto nessuna compassione per lui.
Il timore di essere scoperti e la mancanza di complicit, a cui si aggiungeva il dolore che
cominciava a provare per la stretta di lei, raffreddarono i bollenti spiriti di Dalmau. La mano di rsula
prese a stringerlo e mollarlo, come se tentasse di rianimarlo con quella sorta di violento massaggio.
Ahi! esclam Dalmau. Cos mi fai solo male.
Lei smise di accanirsi. Gi fatto?  gi finito? chiese con ingenuit, tirando fuori la mano dai
pantaloni di Dalmau e staccandosi da lui. Tutto qui? aggiunse sistemandosi le vesti.
Lui non sapeva come spiegare a quella ragazza educata nel pudore, nel timore di Dio e della
colpa di fronte al peccato cosa significasse fare lamore, accarezzarsi, cercare il piacere, e men che
meno lesplosione dellorgasmo. Lei si era buttata su di lui, ansiosa di conoscere e provare un piacere
proibito; con tutta probabilit era stata la prima volta che toccava il pene di un uomo, ma Dalmau
temeva che, se avesse provato a spiegarglielo, avrebbe soltanto aumentato il suo desiderio, esponendosi
ancora di pi al ricatto per la situazione di sua sorella.
Be, proprio tutto... no, rispose lui.
E cosaltro si fa? lo incalz rsula.
Lo vuoi davvero sapere? Allora spogliati, la provoc Dalmau.
No! Impudente! Come potrei mai spogliarmi davanti a te? E fece un gesto sprezzante.
In questo caso, per sapere cosaltro si fa, ti raccomando di aspettare il giorno in cui starai con
una persona speciale, davanti alla quale non avrai remore a mostrarti nuda.
rsula ci pens qualche istante. Non credo che arriver mai, quella persona speciale,
confess. I miei genitori mi faranno sposare con chi riterranno pi conveniente. E se il mio futuro
sposo sar religioso come loro, come suppongo, dubito che mi chieder di spogliarmi.
Allora quel giorno fallo senza che te lo chieda lui.
No...
Un rumore in corridoio li allarm.
Signorina rsula? Era una domestica.
Sono qui, rispose la ragazza, aprendo la porta dopo aver afferrato uno straccio. Usc nel
corridoio lasciandola socchiusa.
Ah, eccovi! esclam una giovinetta con un vestito nero che le stava grande, una cuffia e un
grembiule bianco. La vostra signora madre chiede di voi. Posso esservi di aiuto? aggiunse indicando
lo straccio.
No, rispose bruscamente rsula. Sono fatti miei. Va a lavorare, tu. Va! la esort,
vedendo che rimaneva indecisa. Puoi tornare in cucina, aggiunse rivolta a Dalmau.
E mia sorella? chiese lui uscendo dal ripostiglio.
Non preoccuparti. Mio padre la tirer fuori dal carcere, ti do la mia parola. Quello che non so 
cosa vi chieder in cambio.
E cosa possiamo offrirgli? pens Dalmau, con un sorriso triste.
Anche se lo immagino, continu rsula, che pose fine alla conversazione, gettando lo
straccio nel ripostiglio e tornando nel salone dopo aver dato le spalle a Dalmau.
Dato un lato, costruire lesagono regolare.
Era lenunciato del problema che Dalmau aveva appena esposto nel collegio degli scolopi di
Sant Antoni, in unaula destinata ai bambini della terza classe, ma che in quel momento, di sera, era
occupata da cinque o sei giovani operai.
Essendo L il lato in questione, si deve costruire il triangolo equilatero...
Consapevole di quanta attenzione quei ragazzi dedicassero ai suoi insegnamenti, Dalmau
disegnava lesagono tracciando circonferenze da uno dei vertici del triangolo equilatero, in un silenzio
rotto soltanto dal rumore del gesso sulla lavagna. Erano l per imparare a disegnare, dopo aver studiato
i rudimenti di matematica e geometria. Una volta costruito lesagono, Dalmau li osserv. Un paio di
loro lavoravano nella ceramica, come lui. Un altro nellebanisteria e gli altri nel tessile, come la
maggior parte degli operai che frequentavano le lezioni serali impartite dai religiosi, ma ce nerano
alcuni che lavoravano nel settore vetraio, nelle arti grafiche, nella produzione di tappeti e arazzi e in
qualsiasi altro mestiere che prevedesse di tracciare delle linee. Quelli a cui Dalmau stava dando lezione
erano pi giovani di lui, quindici o sedici anni, e si sforzavano al pari degli adulti di seguire gli
insegnamenti impartiti gratuitamente dagli scolopi; saper disegnare avrebbe potuto farli progredire nel
mestiere.
Il disegno era uno strumento fondamentale nellambito delle arti applicate allindustria. Se nella
maggior parte dei Paesi europei lo sviluppo e linteresse per le arti industriali si erano affermati a met
Ottocento, in Catalogna e in altri Paesi sviluppati il disegno delle stoffe stampate risaliva alla seconda
met del Settecento, ossia quando le associazioni imprenditoriali avevano creato scuole gratuite di
disegno per i propri dipendenti. Lartigiano di un tempo andava cos scomparendo, e lindustria che lo
sostituiva aveva bisogno di creare prodotti che fossero non soltanto utili, ma anche belli.
Qualche dubbio? chiese Dalmau agli alunni. Nessuno alz la mano. Bene, ora provateci sui
vostri quaderni.
Si mise a girare tra i banchi per controllare lesecuzione del compito. Faceva parte del prezzo
richiesto dal maestro per aiutare Montserrat. Don Manuel far il possibile per liberare tua sorella, gli
aveva comunicato padre Jacint un paio dore dopo lassalto lascivo di rsula. Quel giorno, dopo che i
padroni di casa avevano pranzato, Dalmau stava finendo lo squisito pollo con pisto cucinato da Anna. Il
sapore del pomodoro, del peperone e della melanzana erano sembrati ravvivarsi in bocca dopo le parole
del sacerdote. Aveva sospirato, come per buttare fuori langoscia che lo affliggeva, e aveva bevuto un
buon sorso di vino.
Grazie, aveva detto subito dopo.
Non  stato facile convincerlo, aveva aggiunto il sacerdote sedendosi al tavolo della cucina.
Aveva fatto un gesto alla cuoca perch li lasciasse soli e aveva proseguito: Don Manuel non avrebbe
mai interceduto per unanarchica dichiarata. Questo lo capisci, vero?
Dalmau aveva annuito, lasciando da parte il resto del piatto e prestando la massima attenzione
alle parole del religioso: sapeva che stava per informarlo del prezzo da pagare, proprio come rsula gli
aveva anticipato; era disposto a pagarlo, qualunque cosa fosse.
Lo abbiamo convinto. rsula ha pianto pensando a cosa  costretta a sopportare una ragazza in
quello spietato e miserabile penitenziario. Persino doa Celia  rimasta colpita quando ha saputo che
tua sorella  stata violentata. Insomma, don Manuel ha ceduto e far tutto quello che gli sar possibile,
che non  poco, aveva aggiunto il religioso, cercando di rincuorare Dalmau, affinch liberino tua
sorella e la assolvano dalle accuse, o quantomeno le riducano la pena e non debba restare in carcere.
Camminando nellaula del collegio di Sant Antoni, Dalmau si tirava i risvolti della giacca che
suo malgrado indossava. Aveva dovuto abbandonare la camicia beige rammendata, come parte
dellaccordo, oltre allimpegno a insegnare disegno a quei giovani operai due volte a settimana, dalle
otto alle nove di sera. Padre Jacint ne aveva approfittato per separare i ragazzi da una classe di adulti.
Inoltre, quella decisione aveva fatto superare a Dalmau la ritrosia iniziale. Non sono capace di parlare
in pubblico, aveva detto per giustificarsi. Divento nervoso, mi trema la voce e sento un nodo allo
stomaco... Insegnare a sei ragazzi con i quali condivideva i banchi era ben diverso dal parlare di fronte
a una classe composta da trenta adulti, quindi, dopo qualche titubanza, Dalmau aveva superato le
proprie paure, arrivando addirittura a sentirsi soddisfatto di poter aiutare gli operai. Se quel compito
non gli dispiaceva affatto, non era invece cos con il resto dellaccordo per aiutare Montserrat.
Capirai, aveva continuato il sacerdote, che don Manuel si asterr da qualsiasi azione che non
abbia lo scopo di ottenere un impegno sincero di correggere e mutare i vostri ideali e convinzioni.
Dovrete avvicinarvi a Dio nostro Signore e abiurare lateismo. Tu e tua sorella abbandonerete
lanarchismo o qualsiasi altra idea rivoluzionaria contraria allorientamento che dovrebbero seguire le
persone perbene. Dovrete frequentare le lezioni di catechismo e farlo con profitto. Tu dagli scolopi, con
me; tua sorella dalle suore del Buen Pastor. Don Manuel e doa Celia sono in ottimi rapporti con il
convento di Travessera de Grcia.
Dalmau glielo aveva promesso. E sua sorella? Lo avrebbe fatto anche lei, senza dubbio. E con
sincera riconoscenza, aveva assicurato a padre Jacint e a don Manuel, pur sapendo quale sarebbe stato
latteggiamento di Montserrat.
E perch quel bigotto dovrebbe muovere un dito per me? aveva chiesto lei nella solita
stanzetta maleodorante. Non lo so, Dalmau. Abbiamo sempre lottato contro questa gente. Dove
finiranno i nostri principi?
Tu devi uscire da qui, aveva insistito lui. Ti... ti violentano. In fin dei conti si tratterebbe
solo di andare al catechismo...
Catechismo! aveva esclamato Montserrat, con la voce incrinata e il mento tremante. Senti,
Dalmau, nel giro di pochi giorni hanno abusato del mio corpo e violato la mia integrit... fin troppe
volte, come cani affamati. Aveva sospirato e ritrovato il controllo. In pochi giorni hanno calpestato i
dogmi borghesi riguardo alla decenza, allonore e alla castit. Cosa vuoi che riacquisti con il
catechismo? Mi sentirei ancora di pi in colpa come donna, caduta nel peccato; cos mi chiamerebbero:
peccatrice! Nessun prete mi restituir quello che mi  stato tolto, n mi ripagher del dolore che ho
provato; eppure, i miei principi rimangono intatti. Sono i figli di puttana come il tuo maestro che mi
hanno rinchiusa qui, sono loro a sfruttarci, a renderci schiavi, a sminuirci come persone. Cosa ne
sarebbe di me se adesso, oltre ad aver ceduto il mio corpo a quattro delinquenti, vendessi anche il mio
spirito alla Chiesa?
Lira vibrante nelle parole di Montserrat era riecheggiata tra le quattro pareti. Aveva ammesso
di subire violenze sempre dallo stesso gruppo di criminali. Dalmau aveva avuto una vertigine, e si era
distratto dallinvettiva della sorella per concentrarsi sulle sue condizioni: era sempre sporca, anzi
ancora di pi, rispetto allultima volta. Emanava un cattivo odore, ed era seriamente provata. Il vestito
sgualcito le penzolava dalle spalle scheletriche, borse scure e gonfie sottolineavano gli occhi un tempo
grandi e brillanti, sempre attenti e con una luce di sfida, ormai piccoli e languidi, sconvolti dallodio.
Io non posso fare di pi, laveva interrotta Dalmau con un tono di resa.  la mia unica
risorsa.
Fratello e sorella erano rimasti in silenzio per qualche secondo.
E a parte pretendere la mia conversione, cosa che chiaramente non otterr mai, perch
dovrebbe preoccuparsi tanto di unanarchica, quel... borghese schifoso e ripugnante? aveva chiesto
Montserrat.
Lo fa per me, si era limitato a rispondere Dalmau. Perch sei mia sorella e lui mi stima. O
magari gli servo, non lo so, e neanche mimporta. Lunica cosa che voglio  che tu esca da qui.
Montserrat aveva stretto le labbra screpolate e scosso la testa. Mi dispiace. Non lo far. Non
uscir a questo prezzo. Preferisco essere violentata da quei morti di fame e crepare qui dentro, piuttosto
che cedere al ricatto di uno schifoso borghese baciapile. Devi rispettare la mia decisione.
Come pu pretendere che rispetti una scelta che la porter alla morte?, si diceva Dalmau ogni
volta che ripensava a quellaffermazione. Quale lotta vincerebbe, morendo in un lurido carcere? Quale
contributo darebbe alla causa, un simile sacrificio?
Alla fine, era stata liberata. In attesa di giudizio, la cui data non era ancora stata fissata; la
garanzia offerta da don Manuel Bello al generale reggente per era bastata per evitarle di rimanere in
prigione.
Non appena aveva visto il fratello negli uffici dellamministrazione dove le erano stati
consegnati i documenti del caso, Montserrat lo aveva afferrato per un braccio e tirato in disparte per
bisbigliargli allorecchio, anche se in tono troppo alto: E la faccenda del catechismo? Te lho detto
che non sono disposta a...
Dalmau laveva zittita con un gesto. Non dovrai farlo. Ho gi risolto tutto, laveva rassicurata
in tono deciso.
Come? aveva insistito Montserrat.
Lui si era chiesto cosa le importasse di saperlo. Limportante era tornare in libert. Ho
convinto don Manuel, aveva mentito.
E quel bigotto ha acconsentito? aveva ribattuto lei, stupita.
Dalmau aveva fatto cenno di s, mentre tutte le possibilit ipotizzate riguardo alla cocciutaggine
della sorella gli si affollavano in testa. Era evidente che don Manuel avrebbe perso le staffe se
Montserrat non fosse andata a catechismo. Era uno degli scopi principali del maestro per guadagnarsi
un posto in paradiso: convertire gli atei. Se si fosse sentito ingannato, lavrebbe fatta risbattere in
galera; sarebbe bastato un semplice colloquio con il generale. La preoccupazione pi impellente per
Dalmau tuttavia era lincolumit e la vita stessa della sorella. Non esistevano al mondo principi
ideologici che potessero giustificare gli stupri e i maltrattamenti ai quali Montserrat sembrava
addirittura disposta a sottomettersi. Tirala fuori da l! lo aveva supplicato Josefa quando Dalmau le
aveva riferito la situazione, ma, dopo quella richiesta disperata, nemmeno sua madre aveva saputo
suggerirgli come aggirare gli obblighi imposti da don Manuel. Una volta ottenuta la promessa del figlio
di fare tutto il possibile, era tornata a chinarsi sulla macchina da cucire come dando per scontata la
liberazione di Montserrat. Ingannare la sorella era piuttosto semplice per Dalmau: avrebbe creduto a
quello che lui le diceva. Ma sarebbe stato altrettanto facile con don Manuel?
Il baciapile ha ceduto, aveva detto Dalmau. Credo che gli interessi il mio lavoro nella sua
fabbrica pi che la tua conversione al Cristianesimo.
E cos, era stata scarcerata.
Ma se Montserrat non aveva ulteriori domande, nella mente di Dalmau se ne affollavano molte.
Tutto quello che gli passava per la testa finiva per convincerlo che avrebbe finito per scontrarsi con il
maestro, facendogli rischiare il licenziamento dalla fabbrica di ceramiche. Don Manuel sarebbe venuto
a sapere che Montserrat non rispettava limpegno preso, e a quel punto ne avrebbe ordinato larresto: lo
scontro sarebbe stato inevitabile. Il loro rapporto era destinato a finire male, perch per Dalmau era
intollerabile lavorare per qualcuno capace di rovinare la vita a una persona a lui cara. Gli veniva in
mente ununica soluzione possibile, sebbene piuttosto complicata, oltre che terribilmente ingrata.
I giorni passavano e Dalmau rispettava la sua parte del patto: dare lezioni di disegno agli operai
e recarsi a colloquio con padre Jacint, a parlare di Dio e dei suoi misteri. Montserrat non fiatava e
Dalmau stava esaurendo scuse e pretesti sul perch sua sorella non si facesse vedere al convento delle
suore del Buen Pastor:  malata, Non si sente ancora pronta, Non esce mai di casa, Non fa
altro che piangere, Non parla pi con nessuno, padre! tentava di giustificarla con il sacerdote.
Il religioso sospirava, per poi intimargli di portarla dalle suore al pi presto, accompagnandola
lui stesso se fosse stato necessario, perch, in caso contrario, don Manuel sarebbe tornato sui propri
passi e avrebbe fatto rispedire la ragazza in carcere.
...
.
...
3.
...
.
...
Emma rimase a bocca aperta per qualche istante, con le mani sospese in aria, senza sapere bene cosa farne. Erano rare le occasioni in cui ammutoliva, con laria stupefatta. Alla fine, reag e agit le mani davanti a Dalmau.
Ma sei impazzito? Dalmau storse la bocca e distolse lo sguardo. Ti avevo avvertito che non
avrebbe funzionato, lo incalz. Che Montserrat non sarebbe mai stata daccordo, che avrebbe
preferito restare in carcere anche se l la violentavano, piuttosto che andare a catechismo dalle suore.
Lei stessa te lha detto chiaro e tondo! E la tua soluzione  stata dirle che non era obbligata a farlo? Che
avevi sistemato tutto? Ti sarai reso conto che non ho insistito a chiedere come pensavi di sistemare la
cosa, ma non immaginavo che te ne saresti uscito con... con una proposta del genere!
Mi dispiace, si scus Dalmau. Mi dispiace, amore mio, ma hai dimenticato cosa le facevano
l dentro? Non and oltre. Gli occhi lucidi di Emma confermarono che se lo ricordava. Non
piangere, per favore, la preg con voce rotta.
Non piangere? singhiozz lei. E come?
Emma lo vide avvicinarsi con lintenzione di abbracciarla, si scost e gli volt le spalle.
Rimasero entrambi fermi e in silenzio nel cortile della trattoria, probabilmente a ricordare la stessa
scena: la mattina in cui erano andati a prendere Montserrat in carcere.
Emma aveva aspettato in strada i due fratelli, e insieme erano andati verso casa. Emma aveva
coperto di baci la sua amica, ma Montserrat si era limitata a un fugace abbraccio. Aveva cercato di
parlare con lei lungo il tragitto fino in calle Bertrellans. Montserrat annuiva o faceva segno di no,
stanca, come se quelle semplici risposte mute la sfinissero.
Emma aveva sentito Dalmau proporre alla madre, sottovoce, di portare la sorella nei bagni
pubblici in calle Escudellers. L potr lavarsi senza spendere troppo.
Josefa non gli aveva minimamente badato. Porta dellacqua, si era limitata a ordinargli.
Dalmau aveva obbedito e le due donne si erano chiuse con Montserrat nella camera che madre e
figlia condividevano.
Emma non riusciva a distogliere lo sguardo mentre Josefa spogliava la figlia che, sporca e
maleodorante, silenziosa e smarrita, la lasciava fare. Le due ragazze avevano messo a confronto il loro
corpo tante volte, un po per gioco, un po perch attratte dalla sensualit insita nella loro bellezza,
nella giovinezza, nella voglia di vivere. Quanto tempo era trascorso da quando avevano arrestato la sua
amica? Tre mesi o addirittura di pi?
Emma si era girata dallaltra parte. Non lo aveva fatto per evitare la visione di quel corpo
smagrito e costellato di lividi, con i seni cadenti, ma per la vergogna di farsi vedere ancora splendida da
Montserrat. Si era messa il vestito migliore che aveva per andare a prenderla fuori dal carcere, come se
stesse andando a una festa, confezionato con uno scampolo che proprio lei le aveva regalato, preso
dagli scarti della fabbrica, e che Josefa aveva cucito. Che stupida!, si era detta, furiosa con se stessa.
Cercando di controllare le lacrime, aveva dato le spalle alle due donne.
Prendi lacqua, le aveva chiesto Josefa, sentendo che il figlio bussava alla porta. Dagli quel
secchio e digli di portarne ancora, aveva aggiunto indicando un altro recipiente, dopo che Emma
aveva posato sul pavimento il catino portato da Dalmau.
Aveva fatto avanti e indietro varie volte con altra acqua, alternando secchio e catino, dando una
mano a Josefa. Le passava i teli puliti, probabilmente quelli che avrebbe dovuto cucire, e la donna
puliva la figlia, con delicatezza, canticchiando a bassa voce. Emma conosceva quella canzone: risaliva
a quando erano bambine e i loro padri erano ancora vivi, prima del processo di Montjuc che avrebbe
condotto alla morte i due compagni anarchici per un crimine che non avevano commesso. Aveva
intonato mentalmente il motivetto anche lei. Montserrat aveva sempre lo sguardo perso nel vuoto e se
ne stava in piedi, nuda, tossendo ogni tanto, con lacqua che le scivolava sul corpo maltrattato e cadeva
sulle mattonelle della camera. Emma usava i panni sporchi per asciugare il pavimento, poi aveva pulito
anche i piedi dellamica, inginocchiandosi, con lo sguardo a terra.
Emma, va con Dalmau a comprare uno sciroppo per la tosse, le aveva detto Josefa. E anche
il pane fresco e quello che serve per una buona escudella, con carne... magra. Sai cosa ci vuole. Non
preoccuparti di quanto costa, aveva aggiunto. Montserrat ha bisogno di mangiare.
Dalmau aveva preso i soldi necessari e, assieme a Emma, aveva comprato la carne magra, di
vitello, come indicato da Josefa. Emma sceglieva: scartava alcuni tagli e ne prendeva altri. Perch
questo pezzo  mezzo marcio, anche se cercano di nasconderlo in tutti i modi, aveva risposto alla
domanda di Dalmau. Avevano comprato anche una gallina gi a pezzi e un assortimento di carne di
maiale: pancetta, orecchie, muso... Spalla di coniglio e cosciotto di agnello. Osso di prosciutto e di
vitello. Salsicce, sia rosse sia bianche. Patate e fagioli. Burro. Cavolo, sedano, carote, porri, cardi e riso.
Uova e prezzemolo. Aglio, farina e il pane. Poi erano entrati in una farmacia e Dalmau aveva chiesto il
miglior rimedio per la tosse.
Gli avevano venduto uno sciroppo composto da bromoformio ed eroina.
Il bromoformio, che  un sedativo, unito alleroina allevier la tosse, gli aveva spiegato il
farmacista. Lo garantisco! aveva esclamato notando lespressione poco convinta di Emma mentre lui
agitava il flacone.
Sapevo che cerano medicinali con la morfina, aveva replicato Dalmau, anche lui sorpreso.
Leroina  un derivato della morfina, ma pi efficace. Con questo avrete modo di verificarlo.
Il farmacista non sbagliava. Montserrat stava dormendo tra lenzuola pulite, quando erano
tornati; Josefa era l, accanto alla finestra, che cuciva con gli occhi quasi chiusi. La tosse che turbava il
sonno di Montserrat era scomparsa immediatamente non appena la madre le aveva dato una buona dose
di sciroppo. Poi, evitando lo sguardo del figlio, Josefa era andata in cucina a preparare da mangiare.
Perch fa cos, se...? aveva provato a chiedere Dalmau.
Si sente responsabile, lo aveva anticipato Emma prima che lui finisse la domanda. E si
vergogna.
Si vergogna? Dalmau era sconcertato.
S, aveva detto Emma. Si vergogna di quello che ha subito Montserrat. Si vergogna per quel
corpo che ha partorito e che ama pi del suo stesso corpo, profanato da un branco di carogne, farabutti
e bastardi. Curioso, vero? Noi donne siamo cos stupide.
S, erano capaci di vergognarsi di qualcosa di cui non avevano la bench minima colpa, ma
sentirsi obbligate a seguire il catechismo dalle suore del Buen Pastor al posto di Montserrat, come le
aveva proposto Dalmau, era un altro paio di maniche. Emma piangeva dando le spalle al suo fidanzato
nel cortile della trattoria. Per Montserrat o forse per se stessa. La sua amica si stava riprendendo...
almeno fisicamente. Sembrava che la sua coscienza avesse cancellato i traumi patiti in carcere; eppure
erano sempre presenti, Emma lo percepiva ogni volta che la vedeva, cio quasi ogni giorno. Restavano
in casa e parlavano, o uscivano a fare una passeggiata, a prendere un caff o una bibita sul Paralelo, se
avevano qualche soldo in tasca. Montserrat aveva perso il lavoro; in fabbrica non le era stato pi
permesso di mettere piede, e in altre aziende tessili dove aveva tentato di cercare un impiego non cera
stato niente da fare. Il suo nome era ormai schedato tra i reietti: era nella lista nera. Da allora, la lotta di
classe, gli industriali, la borghesia e soprattutto la Chiesa e il clero erano diventati per lei una vera
ossessione, come se in quel modo potesse davvero dimenticare le sofferenze del recente passato e
loscuro presente.
Per quanto Emma ci provasse, gli argomenti di conversazione con lamica viravano sempre
sullo sfruttamento degli operai o sulla rassegnazione inculcata dai preti per sedare il popolo e
distogliere lattenzione dal vero colpevole delle loro miserie: il capitale. Lei condivideva le idee di
Montserrat, era sempre stato cos, avevano lottato insieme durante le manifestazioni e gli scioperi, ma
la vita era qualcosa di pi, e poco alla volta quellossessione le allontanava, tanto che avevano quasi
smesso di vedersi. Josefa pregava Emma di andare a trovare sua figlia, di stare con lei, ma Montserrat
si era rifugiata dal fratello Toms e frequentava solo gente del movimento anarchico. In seguito al
successo elettorale dei repubblicani, nel 1901 per la prima volta gli anarchici potevano godere di una
certa libert a Barcellona. Si erano riuniti, alcuni erano tornati dallesilio e avevano preso a imbastire
dei progetti. Erano comparsi nuovi giornali di tendenza libertaria, e uno di questi, La Huelga General,
finanziato da Ferrer Guardia, era molto esplicito su quale fosse la sua linea dazione: lo sciopero
generale come espressione massima della lotta di classe.
Emma si soffi il naso, strinse le labbra e scosse la testa.
Mi dispiace. Perdonami, sussurr Dalmau poggiandole le mani sulle spalle.
Perdonarti? sbott lei, divincolandosi. Come credi che mi senta, adesso? Mi dici che, se non
mi presento in convento, la rimetteranno in carcere.
Era lavvertimento di padre Jacint a Dalmau. Gli aveva detto che don Manuel non avrebbe
concesso altre scuse n ritardi.
E se io non mi prestassi e Montserrat dovesse tornare in carcere? continu Emma. Dalmau
mormor qualcosa dincomprensibile, e lei gli diede una spinta rabbiosa... Dalmau sopport senza
reagire. Cosa succederebbe? Sar colpa mia, se la rimettono in galera?
No... Lui la capiva e si rendeva conto di quale responsabilit stesse addossandole, ma non gli
veniva in mente unaltra soluzione.
E invece s! ribatt Emma. Sar cos, disse portandosi le mani al volto e rimettendosi a
piangere. Sar cos, singhiozz.
Dalmau tent di giustificarsi. Neanche per lui era facile affrontare quella situazione, e nemmeno
chiedere un simile favore proprio a lei. Non prendertela con me, Emma. Ti prego. Non ce la faccio
pi! Ho solo ottenuto la libert di una ragazza che in carcere  stata violentata. Lei stessa mi aveva
supplicato! Anche mia madre mi aveva implorato, e pure tu. Ho sfruttato lunica risorsa a disposizione
di un disgraziato come me. Lo sapevo fin dallinizio che mia sorella non sarebbe stata disposta a
piegarsi, ecco perch le ho mentito, e ho mentito anche a don Manuel e a padre Jacint. Ma lo rifarei,
capisci? Agirei esattamente allo stesso modo, afferm con decisione.
Con le stesse conseguenze.
No, si affrett a ribattere Dalmau. Perch se dovessi rifarlo, ci che ti sto proponendo ora te
lo avrei proposto molto prima. Montserrat  tua amica, siete come sorelle. Mia madre  anche tua
madre. Se quando Montserrat si rifiutava di uscire dal carcere solo per evitare il catechismo ti avessi
chiesto aiuto, in mancanza di unaltra soluzione per liberarla e per aggirare la sua testardaggine, e ti
avessi chiesto di fingere di essere lei con le suore, tu lavresti lasciata marcire in galera?
Emma fece un profondo sospiro.
Mi dispiace, aggiunse Dalmau asciugandole con il polpastrello le lacrime che le rigavano le
guance. Emma lo lasci fare. Mi dispiace di avertelo proposto in maniera tanto cruda, ma sei lunica
che pu aiutare Montserrat.  impazzita. Trasuda odio.
Emma lo guard e cap che il suo animo era combattuto fra lei, Montserrat e Josefa. Dalmau era
luomo che amava e, in quel momento, prese consapevolezza delle preoccupazioni laceranti che lo
assillavano. Era una brava persona, e si rammaric per la durezza che gli aveva dimostrato; qualcosa le
si rivolt dentro con forza, ostinato. E in effetti aveva ragione: se le avesse fatto quella proposta quando
Montserrat era ancora in prigione, se la libert dellamica fosse dipesa da lei, Emma lavrebbe
sostituita, senza alcun indugio.
Un accenno di sorriso le comparve sulla bocca. Prese la mano di Dalmau e lo guid fuori, in
cortile. Siediti, lo invit indicando uno dei tavoli allaperto, nello spiazzo che confinava con la
fabbrica di saponi. Con il calare della sera, la canicola estiva si era attenuata e una brezza leggera
rinfrescava laria.
Emma and a prendere un fiasco di vino rosso, due bicchieri e un po di marmellata di pesche
avanzata a cena. La famiglia Bertrn si affannava a pulire e rimettere in ordine quando soltanto cinque
o sei tavoli rimanevano occupati. Lei si sedette di fronte a Dalmau e vers una buona dose di vino nei
bicchieri. Lui ne assaggi un sorso.
Bevi, lo esort lei, con una graziosa smorfia.
Dalmau la guard sconcertato. Vuoi farmi ubriacare?
Se riuscissi a farti sorridere, sarei contenta, disse lei, ma Dalmau non mut espressione. E se
per questo occorre farti ubriacare... Indic il posto dove Bertrn stava contando gli incassi della
giornata. In tal caso ho a disposizione tutto il vino necessario.
Non mi pare che la situazione invogli a spassarcela.
Bevi, insistette lei, portandosi il bicchiere alle labbra e bevendone met. Dalmau a quel punto
fece altrettanto. E adesso il resto, propose, dando lesempio.
Lui la segu. Un altro bicchiere. Stavolta lo scolarono insieme, dopo un brindisi. Poi un altro. E
cos via, fino a vuotare il fiasco.
Ci prendiamo una bella sbronza, disse Emma a Bertrn quando and a riempirlo nuovamente.
Loste annu, aggiungendo che avrebbe fatto sloggiare i tiratardi che stavano ancora
chiacchierando ai tavoli, e che avrebbe spento le luci, lasciando a lei la chiusura.
Ti fidi cos tanto di me? scherz Emma sorridendo.
Non ho altra scelta.
Cominciarono a bere anche il secondo fiasco. Dalmau cercava di parlare: di don Manuel, di
padre Jacint, della sorella, della madre... Emma non glielo consentiva.
Sta zitto e bevi, lo esortava ogni volta che lui apriva bocca. Non voglio sentir parlare di
niente. Ubriachiamoci, Dalmau. Siamo soli. Approfittiamone. Godiamoci questo momento. Beviamo...
e poi facciamo lamore.
Era quasi un mese che non succedeva. Lultima volta, con il malumore e la situazione di
Montserrat che incombeva su di loro, non era stata memorabile.
Vuoi dire che...? fece lui, indeciso.
Bevi!
Lo fecero goffamente, ubriachi. Al buio, in sala da pranzo, faticando a spogliarsi mentre
barcollavano e inciampavano. Si adagiarono su una tovaglia stesa sul pavimento, ma senza riuscire a
togliersi i vestiti, che sembravano impigliarsi da tutte le parti, scatenando le loro risate.
Alza quel sedere! gli intim lei. Altrimenti non posso toglierti i pantaloni, farfugli come
se stesse facendo uno sforzo immane.
Lo sto gi facendo! protest Dalmau sollevando ancora di pi il bacino.
Ma allora... cos che sto tirando?
La giacca, rispose lui, lasciando ricadere il sedere a terra con una risata. Questa maledetta
giacca!
Continuarono a lottare con gli abiti senza riuscire a spogliarsi del tutto, ma a un certo punto
Emma riusc a toccare il pene flaccido di Dalmau.
E questo cosa sarebbe? si lament, mentre cominciava a strattonarlo, neanche fosse uno
straccio.
Ehi! esclam Dalmau.
Forza! Avanti, bello! Tirati su!
Il vino era troppo, ma il vigore giovanile e la passione potevano tutto: alla fine le sollecitazioni
ebbero la meglio e Dalmau si eccit, al pari di Emma. Lo fecero senza precauzioni.
Sul pavimento, al colmo del piacere, Emma sollev le gambe avvinghiandole ai fianchi del suo
uomo, accompagnandolo nella sua estasi. Inspir a fondo e sorrise, sentendolo gemere e ansimare.
Cerc il suo sguardo, ma lui aveva gli occhi chiusi, le palpebre tese, contratte.
S, lo amava. Ed era bello sentire che stava sfogando in lei tutti i suoi crucci.
Era un edificio grande e imponente, come tutti quelli che gli ordini religiosi facevano costruire
nella parte alta di avenida Diagonal. Occupava un intero isolato fra la travessera de Grcia e calle
Buenos Aires. Accanto al convento delle suore del Buen Pastor, un istituto correzionale femminile,
sorgeva un riformatorio maschile per delinquenti minorenni, il Durn, fra travessera de Grcia e calle
de la Granada. Ancora pi in su, cera il convento delle Damas Negras.
Emma sapeva che poco pi in l, seguendo la Diagonal, sorgeva la fabbrica di ceramiche dove
lavorava Dalmau. Allalba prese i panni e le scarpe pi vecchi che aveva, si vest cercando di celare la
propria bellezza, anche se era difficile, con il caldo che la giornata preannunciava e la camicia leggera
che dovette scegliere, infine mand sua cugina Rosa ad avvisare in trattoria che sarebbe arrivata pi
tardi del solito.
Le suore del Buen Pastor si dedicavano a evangelizzare le giovani traviate; oltre ai canonici tre
voti religiosi, ne osservavano un quarto in cui si impegnavano a salvare le loro anime. Le bambine e le
ragazze erano suddivise in tre categorie: quelle ancora pure, quelle derelitte ma considerate recuperabili
alla fede nel Signore e quelle irrimediabilmente perdute. Le categorie erano severamente separate luna
dallaltra, non cera alcun contatto tra i diversi gruppi allinterno dellistituto, dove venivano ospitate
circa duecentocinquanta minorenni. I costi di mantenimento per almeno un centinaio di loro erano
coperti dal municipio di Barcellona, che da anni incaricava la comunit religiosa di gestire listituto
femminile e il riformatorio maschile; il resto grazie alla generosit dei fedeli e alle numerose donazioni
che le religiose ricevevano, tra cui quelle elargite dal devoto don Manuel Bello.
Emma tir la catenella accanto al cancello di accesso ai cortili che circondavano il convento.
Unaddetta alla portineria usc dalla casetta dietro il cancello e, attraverso le sbarre, le chiese cosa
desiderasse.
Che cosa desiderava? Non aveva ancora pensato a certi dettagli. Era l per Dalmau, s, per
Dalmau, pi che per Montserrat. Ma anche per lei, certo, era la sua amica. Capiva la sua reazione e
lossessione per la politica. Era stata umiliata, devastata nella sua femminilit. In svariate occasioni, nel
silenzio e nel buio della notte, mentre sua cugina dormiva inquieta nello stesso letto  Rosa si rigirava
in continuazione, come se lottasse contro il sonno , Emma aveva provato a mettersi nei panni di
Montserrat; voleva capirla, essere partecipe del suo dolore, tentare di mitigarlo. Con una stretta al
cuore, immaginava se stessa nelle mani di tutti quei balordi, stuprata, costretta a compiere ogni sorta di
atti indegni e umilianti. Spesso piangeva di fronte allimmagine del corpo sporco, smagrito e
maltrattato di Montserrat. Si svegliava nel bel mezzo di un incubo, con il cuore che le batteva
allimpazzata e madida di sudore. Credeva di capirla, e di capire anche Dalmau. Lui non aveva avuto
alternative; pur animato dai migliori propositi, si era infilato in una situazione senza via duscita.
Emma pensava anche a Josefa. Si era sempre comportata come una madre, con lei. Non era giusto che
soffrisse ancora.
Cosa cerchi, ragazza? la esort la donna allingresso.
Emma butt fuori laria, mentre la donna la esaminava da capo a piedi. Mi chiamo
Montserrat, disse con voce roca. Montserrat Sala, e vengo da parte di don Manuel Bello, il ceramista,
quello della fabbrica...
Lo so, la interruppe la donna quando Emma indic la fabbrica di ceramiche. Saresti dovuta
venire molto prima, la rimprover. Apr il cancello, la lasci entrare, quindi lo richiuse e le intim di
seguirla verso il grande edificio.
E cos tu sei lanarchica... A dirlo fu una suora di mezza et, con i lineamenti severi, labito
bianco e il velo nero, che ricevette Emma in un ufficio sobrio, in penombra, che odorava di vecchio ed
era pieno di immagini sacre.
S, rispose tranquillamente la ragazza, in piedi davanti alla scrivania dietro cui la suora era
rimasta seduta.
S... reverenda madre superiora, la corresse la suora.
Emma impieg qualche istante a reagire, sapeva di dover essere obbediente. Altrimenti, la sua
presenza l non sarebbe servita a nulla. S... reverenda madre superiora, ripet abbassando il tono e lo
sguardo in segno di sottomissione. Dentro di s sorrideva; se era quello che volevano, non le avrebbe
deluse.
Sei disposta ad apprendere la dottrina cristiana e a pregare, amare, seguire e abbracciare Dio
nostro Signore?
S, reverenda madre superiora.
Sei disposta a servirlo per tutta la vita e a rinunciare a Satana e alla sua opera, al peccato, e
pertanto a vivere nel seno della santa madre Chiesa cattolica, romana e apostolica?
S, reverenda madre superiora, ripet.
Laltra rimase in silenzio per qualche secondo, esaminando Emma come se pretendesse di aver
accesso ai suoi pensieri. Infine continu: In questo istituto combattiamo linfluenza corruttrice del
Maligno sulle donne, attraverso linsegnamento delle arti e dei mestieri femminili, oltre che della
religione. Sarebbe giusto che venissi internata con le altre, ma don Manuel non mi ha detto di
insegnarti qualche mestiere n di tenerti qui. Pertanto, verrai tutte le sere...
Reverenda madre, io non... tent di protestare Emma.
Superiora.
Superiora, ripet la ragazza.
Reverenda madre superiora, insistette la suora.
Reverenda madre superiora, disse Emma sforzandosi di non perdere la pazienza.
Cos va bene, Montserrat. E non minterrompere quando parlo.
Il fatto  che io non posso, la sera, continu Emma ignorando lavvertimento.
La superiora la interrog con lo sguardo.
Da quando... Insomma, dopo che sono uscita dal carcere, non ho pi trovato lavoro in nessuna
fabbrica. Me lo hanno offerto in una trattoria e devo prendere servizio proprio la sera, quando ci sono
pi clienti.
Servire Dio non ha orari...
Ma non possiamo fare al mattino? Anche allalba. Ho troppo bisogno di quel lavoro, reverenda
madre superiora. Io devo aiutare mia madre, che  vedova e fa la sarta in casa.
Imparare un mestiere e lavorare  indispensabile per rimettersi sulla retta via, fu il commento
della superiora, come se si trattasse di una lezione magistrale.  questo, come ho detto, il
procedimento scelto dal nostro ordine. Non saremo certo noi a impedirti di lavorare.
A quel punto si rivolse alla suora che aveva accompagnato Emma nellufficio e che era rimasta
a una certa distanza, in silenzio, immobile. Probabilmente acconsent con un cenno, visto che la
superiora annu. Luned, mercoled e venerd verrai qui alle sei del mattino in punto. Suor Ins ti dar
le altre istruzioni.
Non la salut.
Suor Ins prese Emma per un braccio e la stratton verso la porta.
Grazie, reverenda madre superiora, riusc a dire Emma.
Quella sera, alluscita dalla scuola degli scolopi, Emma prese con dolcezza la mano di Dalmau.
Si accorse che si sforzava di trattenere le lacrime e dingoiare il groppo in gola che non lo lasciava
parlare, al punto che riusc soltanto a farfugliare uno stentato Grazie.
Bertrn, da parte sua, si rammaric per quelle tre mattine a settimana che a volte coincidevano
con le compere. Spesso Emma andava con lui al mercato: aveva il gusto e lolfatto affinati  Dalmau
avrebbe aggiunto anche il tatto  e questo la rendeva indispensabile per riconoscere i prodotti avariati,
che nella Barcellona dellepoca abbondavano. Le carni venivano adulterate con il bisolfito, un derivato
della soda, anche se su quel fronte non avevano problemi: lo zio di Emma, Sebastin, lavorava al
mattatoio e provvedeva a procurare ottima carne, quella, a suo dire, ricavata da animali sani e abbattuti
sotto la stretta sorveglianza dei veterinari, mai da bestie morte o malate, come accadeva in parecchie
rivendite della citt. Emma non aveva mai messo in discussione la qualit delle carni fornite dallo zio
Sebastin, anche se in certi casi avvertiva uno strano retrogusto e le veniva qualche dubbio.
Il pane, sebbene pi caro rispetto alle altre grandi citt europee, veniva sbiancato con solfato di
bario; lo zucchero semolato veniva unito alla polvere di carbonato di calce; i dolci e le torte venivano
elaborati con saccarina e appesantiti con il gesso; il caff in chicchi si fabbricava artificialmente; il
cioccolato era mescolato con amido e venduto a un prezzo addirittura inferiore a quello del cacao da
cui si pretendeva che derivasse; la birra era schiarita con i piombini e si arrivava addirittura a sostituire
il luppolo con la stricnina; laceto si produceva con lacido acetico e a volte persino con quello
solforico; al latte era aggiunta lacqua e prima dessere venduto veniva scremato; e cerano altri mille
sotterfugi per ottenere profitti nel mercato alimentare.
La frode maggiore, per, era quella che riguardava il vino. La Catalogna, come il resto
dEuropa, stava subendo il flagello della fillossera, un parassita che nel 1901 aveva ormai distrutto i
vigneti catalani e cominciava ad attaccare la regione di Valencia e il resto della penisola. La scarsit di
uva in Catalogna aveva portato in auge soprattutto il vino valenzano, ma anche quello di altre zone non
ancora colpite dallinfestazione.
Il prezzo del vino era salito e poich il consumo era massiccio, questo istigava lingegno e la
temerariet dei truffatori, tra chi si limitava ad annacquarlo e chi aggiungeva cloruro di sodio; altri, pi
sofisticati, puntavano direttamente al vino artificiale. Per raggiungere lo scopo si partiva da un qualsiasi
liquido fermentato, che veniva annacquato per aumentarne il volume e poi miscelato con alcol
industriale tedesco, a buon mercato, fino a ottenere unadeguata gradazione. Infine, la bevanda veniva
colorata con la fucsina. La gente beveva quel vino finto, e cera persino chi ne elogiava la qualit.
Bertrn non sembrava avere nulla in contrario a servirlo, a seconda delle occasioni e dei clienti, a patto
che chi glielo vendeva non pretendesse di farglielo pagare per buono. Un quinto dei campioni di vino
che arrivavano nei laboratori municipali era sofisticato o adulterato.
In trattoria per cera Emma, ad assaggiare zuccheri e vini, e a evitare che il suo capo venisse
ingannato. Le piaceva anche cucinare, e luna o laltra delle figlie di Bertrn era sempre ben contenta di
lasciarle il posto ai fornelli, visto il caldo, la tensione, gli odori e, soprattutto, le urla della madre,
preferendo sostituirla nel regno in cui dominava incontrastato il padre: la sala. In cambio le tre ragazze
si facevano carico dei compiti pi ingrati, come pulire il pavimento, sgomberare i tavoli e rassettare la
cucina.
Bertrn aveva bisogno di Emma, ma non pot far altro che accettare le motivazioni della
ragazza; sarebbero andati a fare spesa gli altri giorni.
Che timporta cosa faccio in quelle ore? rispose bruscamente al suo capo, per poi addolcire il
tono e guadagnarsi la sua complicit. Collaboro con una scuola operaia a Grcia, e a quellora
arrivano i bambini delle lavoratrici; mi hanno chiesto di dare una mano.
Bertrn scosse la testa, fece schioccare la lingua e minacci di farle recuperare di notte le ore
perdute.
Addirittura! E magari vuoi anche che venga a letto con te! sbott Emma. Lavoro pi ore qui
di quante ne facciano nelle industrie tessili. Forse non lo sai, ma gli operai lottano per la giornata di
otto ore, aggiunse con sarcasmo. E alcuni lhanno gi ottenuta: i muratori, per esempio, proprio
questanno.
Bertrn pieg la testa. La vita  grama, Emma, lo sai bene.
Era vero. Il Disastro del 1898, come veniva chiamata la perdita delle colonie di Cuba e delle
Filippine e, di conseguenza, dei mercati doltremare, aveva portato alla chiusura di numerose fabbriche
tessili in Catalogna: circa il quaranta per cento dei lavoratori del settore era rimasto disoccupato.
Inoltre, nella provincia di Girona, nel Nord della Catalogna, la meccanizzazione di una attivit ricca e
ancora artigianale come quella dei turaccioli di sughero, con oltre milleduecento fabbriche distribuite in
duecento localit, aveva provocato il licenziamento di circa diecimila operai. La maggior parte di
quegli sventurati, sia del tessile sia del sughero, erano emigrati a Barcellona per constatare che in citt
la meccanizzazione dellindustria tessile ancora in piedi stava sostituendo la manodopera maschile con
quella femminile, pi abile con i macchinari e molto pi economica. Nella Ciudad Condal, dunque, si
stavano ammassando migliaia di disoccupati, per la maggior parte analfabeti e scarsamente qualificati.
Ecco il grande nemico di anarchici e repubblicani: lignoranza. Loperaio ha il dovere di
istruirsi e combattere lignoranza, recitava una delle massime pi in voga. Gli anarchici sostenevano
lo scontro fra la ragione scientifica e la fede, concludendo che Dio e luomo erano antagonisti. La
Chiesa educava ai valori del conformismo e predicava la rassegnazione, inficiando la libert e la
capacit di raziocinio. Listruzione degli operai, che li avrebbe resi liberi e in grado di far valere le
proprie ragioni, era indispensabile per raggiungere lanelata rivoluzione sociale.
Era unepoca in cui proliferavano le scuole annesse ai circoli operai. Lanarchico Ferrer
Guardia aspirava a fondare la Escuela Moderna, dove si proponeva di sostituire lo studio dogmatico
con quello ragionato delle scienze naturali. I repubblicani capeggiati da Lerroux, dal canto loro, si
erano industriati a creare scuole nelle case del popolo e nelle confraternite. A tutto questo si
aggiungevano le scuole pubbliche municipali.
In ogni caso, listruzione dei bambini e degli adolescenti barcellonesi restava per lo pi nelle
mani dei grandi ordini religiosi, con i loro collegi monumentali, che sembravano umiliare le povere
scuole private situate in appartamenti anonimi, senza strutture n risorse adeguate, dove un solo
maestro impartiva lezione a una ventina di alunni eterogenei per et e preparazione.
Se Dalmau aveva avuto la fortuna di studiare nella scuola della Llotja di Barcellona, Emma lo
aveva fatto in una scuola operaia, dove le era stato insegnato a leggere e a scrivere, a far di conto, a
cucinare, a cucire, a ricamare e poco altro; quindi si era messa a lavorare, prima nel mattatoio con suo
zio, poi nella trattoria di Bertrn.
Adesso, con le suore del Buen Pastor, e specialmente suor Ins, non poteva far altro che
riconoscere lo spirito e limpegno delle religiose nel badare e insegnare a quelle ragazze, alcune
normali, altre invece scriteriate; Dalmau le aveva parlato di quelle stesse virt riguardo agli scolopi.
Ad alcuni fanno pagare,  vero, le aveva raccontato. Ma lo fanno solo per poter insegnare
gratuitamente a tanti altri. Ci sono circa seicento studenti che vanno dagli scolopi a titolo gratuito, in
maggioranza figli di operai e lavoratori; gente umile che vive qui, nel quartiere di Sant Antoni o nel
Raval.
Per insegnano anche la religione.
Certo, aveva risposto lui alzando le spalle. Di sicuro non insegnerebbero lanarchia. Sono
preti. Insegnano la religione.
Era la stessa risposta che padre Jacint aveva dato a Dalmau quando lui aveva sollevato una
simile obiezione.
Gi, aveva ammesso Emma.
Seicento bambini di famiglie umili con scarse risorse sono tanti, Emma. I padri maristi e i
salesiani ne accolgono altrettanti nelle stesse condizioni. E non li fanno pagare, aveva aggiunto
Dalmau.
Gi, aveva ripetuto Emma. Erano rimasti in silenzio per qualche istante, poi lei aveva fatto
una smorfia divertita. Non staremo diventando cristiani? Sono cristiana per grazia di Dio. Aveva
recitato con finta seriosit il precetto impartitole da suor Ins fin dal primo giorno. Ma cosa vuol dire
cristiano? aveva proseguito, alzando la voce: Uomo di Cristo, si era risposta da sola. Cosa
sintende per uomo di Cristo? Un uomo che ha fede in Ges Cristo, che ha ricevuto il battesimo ed 
devoto al suo santo servizio.
Dalmau aveva dato una manata in aria prima dinterromperla. No. Non ha niente a che vedere
con tutto questo. Per ci sono molti, moltissimi religiosi che si dedicano allinsegnamento, alla
beneficenza e alla cura dei malati. Lo fanno gratis. Per i poveri. Si dedicano a questa causa come padre
Jacint. Bisogna riconoscerglielo.
Rinnegando i nostri principi proletari? lo aveva apostrofato lei bruscamente. I nostri padri
sono morti difendendo questi ideali! Dove andrebbe a finire la lotta operaia?
Nei rimanenti mesi del 1901, Emma continu a frequentare le lezioni al convento delle suore
del Buen Pastor. Si alzava prima dellalba per poter essere l alle sei in punto. La suora allingresso la
lasciava passare, e non cera pi bisogno di accompagnarla. Emma ascoltava il trambusto delle
internate; ogni tanto ne incrociava qualcuna o le vedeva alle finestre mentre si avvicinava alledificio,
ma, appena entrava, suor Ins, puntuale come sempre, la conduceva in una stanza lontana dai rumori e
dagli schiamazzi per continuare il suo percorso di evangelizzazione. Nessuno dubitava che non fosse la
sorella di Dalmau. E nemmeno avevano motivi per farlo.
Leggi, le ordin la suora dopo averla salutata e averle consegnato il testo del catechismo.
Qual  il segno distintivo del cristiano? lesse Emma, obbediente. La Santa Croce. Le
nazioni, i regni e i popoli hanno le proprie insegne che li distinguono. Noi cristiani siamo la santa
nazione, il regno di Ges Cristo e il popolo da lui eletto, e abbiamo come segno distintivo la Santa
Croce.  la gloriosa divisa che i cristiani hanno assunto fin dal principio del Cristianesimo.
Lo capisci? le chiese suor Ins.
Certo che lo capiva! Si limit a rispondere con un s rassegnato.
Ripeti.
Ripeti, ripeti, ripeti. Lo capisci? Continua a leggere.
Perch? Perch  il simbolo di Cristo sulla croce, con cui ci ha redenti. Se il popolo cristiano
avesse scelto la prudenza umana, non avrebbe assunto come segno distintivo limmagine di Ges
crocifisso sul Calvario, bens quella di Cristo glorificato sul monte Tabor; ma il suo popolo, che  nato
ai piedi della croce e che si sarebbe nutrito dei suoi frutti, scelse, guidato dalla prudenza divina, questa
stessa croce che, rappresentando Ges Cristo inchiodato a essa, continua a predicare limmenso amore
di un Dio che muore per salvarci.
Ripeti.
Ripetere, ripetere, ripetere! Non faccio altro, tutto il tempo!
Emma aveva visto unespressione contrita sul volto del suo fidanzato, come di
autocommiserazione. Intuiva che, da quando aveva cominciato a lamentarsi, Dalmau evitava qualsiasi
commento sugli scolopi: non li elogiava pi come prima, per il fatto di dedicarsi allistruzione degli
umili, ma neppure li criticava, come faceva lei con le suore del Buen Pastor.
Altro giorno, altra lezione.
Che cosa significa farsi il segno della croce? Portare lindice e il medio della mano destra dalla
fronte al petto e dalla spalla sinistra a quella destra, invocando la Santissima Trinit. Nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen. Dopo esserci segnati, facendo tre croci sulle tre parti del
corpo in cui lanima esercita il suo fondamentale operato, in modo da poterle usare come armi per
difenderci dal mondo, dal demonio e dalla carne, ci santifichiamo, tracciando dalla fronte al petto e
dalla spalla sinistra a quella destra una grande croce che le abbraccia tutte; e con esse ci armiamo per
ingaggiare le battaglie dalle quali dipende la nostra salvezza, sotto la protezione della Santissima
Trinit, nel cui nome ci santifichiamo.
Ripeti.
Per unintera ora, Josefa. Unora intera a ripetere, imparando a memoria il catechismo.
La madre di Dalmau e di Montserrat aveva interrotto il lavoro, ma era rimasta seduta alla
macchina da cucire, ringraziando Emma per il calvario che stava patendo per sua figlia. Emma avrebbe
voluto vedere la sua amica, chiacchierare con lei, fosse anche di politica, guardarla, toccarla, ridere
insieme. Se possibile, avrebbe voluto recuperare unamicizia che le stava costando cara. Il problema
era che Montserrat non si faceva viva. Se ne stava nascosta con Toms nelle case degli anarchici, a
preparare la rivoluzione. Va a sapere con chi vive! si lagnava Josefa. Lo sai come sono gli
anarchici. Quanto mi costava, tenere sotto controllo il mio Toms.
Emma sapeva che erano piuttosto promiscui. Sostenevano lamore libero, il sesso come frutto
dellistinto naturale in contrapposizione alla morale borghese repressiva e allistituzione della famiglia
in cui la donna svolgeva un ruolo secondario, sempre soggiogata, schiavizzata dalluomo, o cos
sostenevano molti di loro. La famiglia non era altro che il riflesso dellautoritarismo statale a livello
individuale; un piccolo Stato che, come tale, era deprecabile, con le sue norme severe e la sessualit
inibita. Il matrimonio, la monogamia, la fedelt e persino la gelosia erano soltanto strumenti repressivi
della Chiesa e delle autorit ai danni di chi era nelle loro mani. Pochi mesi prima, lestate precedente,
alcuni di loro le avevano invitate a fare il bagno nude sulla spiaggia della Barceloneta, allimbrunire.
Emma e Montserrat ne avevano discusso. Io ho il fidanzato, diceva Emma. E tu non dirglielo,
consigliava lamica. Alla fine cerano andate, ma solo per spiarli.
Ripeti con me: qual  il sesto comandamento? Non fornicare. Cosa impone questo
comandamento? Di essere puri e casti in pensieri, parole e opere.
Passeggiavano sulla ronda de Sant Antoni in direzione delluniversit e Dalmau le aveva
appena sfiorato le natiche con le dita, in maniera quasi impercettibile.
Potremmo trovarci un posticino... le sussurr lui allorecchio. Magari a casa di tuo zio.
Emma, che gli aveva appena recitato il sesto comandamento, quasi scoppi a ridere quando lo
vide fermarsi e voltarsi a guardarla con gli occhi spalancati. Era ancora fresco nella sua memoria,
laveva ripetuto pi volte proprio quella mattina. Tuttavia non rise; non ne poteva pi di quella
situazione.
Ma che centra? chiese Dalmau, cercando di abbracciarla.
Lei si divincol.
Non dobbiamo toccarci, lo avvert. Gli scolopi non tinsegnano forse i dieci comandamenti?
Ascolta: lira si vince controllando il cuore. Facile, no? E linvidia soffocandola nel petto; a volte resta
l, sentenzi. Per la lussuria si vince rifuggendola, non cos. Emma fece un passo indietro per dare
maggior peso alle proprie parole. Questa passione  talmente sporca che macchia ogni cosa che tocca,
e affinch non ci macchi  necessario non farsene toccare.
Non starai parlando sul serio, amore mio? Dalmau cerc di sorridere.
Assolutamente s. E lo invit a riprendere la passeggiata, separati, senza neanche sfiorarsi le
mani. Come finir questa farsa? domand Emma dopo qualche passo, quando erano ormai davanti
alluniversit, un edificio dalle linee e la facciata sobrie, con interni magnifici, stando a quanto le
avevano detto, formato da un corpo centrale e due laterali, entrambi coronati da torri, che ospitava le
facolt di Lettere, di Legge e di Scienze, oltre alla scuola di Architettura e allistituto Balmes.
Dalmau non seppe cosa rispondere. Cera il rischio che scoprissero limpostura di Emma o
arrestassero Montserrat in una delle tante retate contro gli anarchici. Lui non poteva fare niente, ma era
consapevole che, in un caso o nellaltro, a parte le conseguenze per le ragazze, probabilmente lievi nel
caso di Emma, don Manuel si sarebbe vendicato su di lui.
Mi battezzeranno? chiese Emma, distogliendolo dai suoi pensieri.
No! esclam Dalmau.
E allora?
La risposta arriv il 16 dicembre. Quel giorno, i lavoratori delle principali industrie
metallurgiche di Barcellona proclamarono lo sciopero. Fonditori, fabbri, calderai, idraulici, lattonieri,
stagnini e lavoratori di mestieri simili reclamavano un aumento della paga e la riduzione della giornata
lavorativa a nove ore al posto delle dieci in vigore, anche per combattere la disoccupazione e
permettere limpiego di un maggior numero di operai.
Gli scioperanti si divisero in gruppi di una trentina di persone e iniziarono a battere la citt per
costringere i crumiri a chiudere i battenti. Il giorno successivo, alle prime ore di una mattina tempestosa
che annunciava il freddo dellinverno ormai alle porte, Montserrat si present alla trattoria di Bertrn,
che la vide, la riconobbe e la lasci passare, pi preoccupato per gli altri ventinove che stavano sulla
porta, a urlare slogan e intimidire i clienti, che per lei.
Non le fu necessario arrivare in cucina; le donne uscirono richiamate dal trambusto. Emma
rimase sorpresa nel trovarsi davanti Montserrat cos eccitata. Non la vedeva da mesi.
Andiamo, compagna! la esort Montserrat, levando il pugno chiuso, tra i tavoli. Alla lotta!
Molti degli operai che erano nel locale acclamarono Montserrat. Alcuni si alzarono
bruscamente, rovesciando piatti e bicchieri che caddero a terra. Una manciata di metallurgici che
stavano fuori, zuppi di pioggia, entrarono nel locale. Bertrn supplic Emma con lo sguardo perch
portasse via la sua amica. Il vociare nella sala aument. Un uomo robusto e corpulento costrinse alcuni
commensali che non lo avevano ancora fatto ad alzarsi dal tavolo. Uno di questi, mingherlino ma
aggressivo, lo affront. Rendendosi conto che la situazione rischiava di degenerare, la moglie di
Bertrn spinse Emma verso Montserrat.
Emma esitava, ma la donna glielo ordin, imperiosa: Portala fuori di qui, o questi ci
distruggono il locale!
Il piccoletto rissoso vol allindietro per uno spintone e cadde fragorosamente su un tavolo. Le
risate si confusero con gli insulti e le invettive contro preti e borghesi.
Montserrat teneva ancora il pugno alzato, ma sempre meno convinta, guard Emma
socchiudendo gli occhi; la sua apatia le sembrava evidente, e abbass il braccio.
La moglie di Bertrn la spinse ancora, con pi vigore.
Emma scosse la testa rivolta allamica, separata da un paio di tavoli, senza capire bene cosa
fosse successo. Quella mattina, prima ancora delle sei, aveva corso ansimante nella citt rischiarata dai
lampi, verso il convento delle suore del Buen Pastor. Quali virt conferiscono i sacramenti assieme
alla grazia? Principalmente tre, teologali e divine. Quali sono? Fede, speranza e carit. Era ormai in
grado di ripeterle senza esitazione! Suor Ins gliele aveva inculcate poche ore prima, in una stanza
fredda e scarsamente illuminata dove Emma tremava per via dei vestiti bagnati incollati addosso. Stava
facendo tutto quello per Dalmau e Josefa, ma anche per la sua amica, anche per Montserrat! Perch
credessero che si stava lasciando evangelizzare e non la rimettessero in carcere. E adesso Montserrat
era l, euforica, traboccante di vita, che la invitava a unirsi alla lotta operaia.
Emma sentiva che i lembi della gonna erano ancora umidi, pur essendosi asciugata davanti al
fuoco in cucina, e la infastidivano. Le sfioravano le gambe ricordandole la corsa fino al convento. A
che servivano i suoi sacrifici se poi Montserrat si metteva a capo degli scioperanti? Fede, speranza e
carit. Rise e scosse nuovamente la testa.
No, disse rivolta a Montserrat.
Ti sei imborghesita? la schern laltra, suscitando lattenzione di quelli pi vicini a loro.
Con le mani aperte e unespressione sprezzante, Emma indic se stessa. Vuoi venire a lavare i
piatti con me? chiese per tutta risposta. Tra poco ce ne saranno fin troppi, aggiunse indicando i
tavoli con un gesto.
E allora resta qui a fare i piatti! sbott Montserrat con disprezzo. Poi lev nuovamente il
pugno chiuso e grid: Sciopero!
Il gruppo di anarchici segu il richiamo della ragazza e abbandon tumultuosamente il locale,
lasciandosi alle spalle un silenzio che dur qualche secondo, finch non venne infranto da Bertrn:
Raccogliete tutto quello che  caduto! ordin alle donne.
Lo sciopero degli operai metallurgici non riusc a piegare il padronato. Trascorsero due
settimane, e i carrettieri, i falegnami e gli scaricatori di carbone nel porto si unirono al blocco delle
attivit. Le azioni violente si moltiplicarono. Un padrone spar sul picchetto che tentava di chiudere la
sua officina, e ci furono tre feriti. Gli scioperanti obbligavano coloro che non partecipavano allo
sciopero a sospendere il lavoro o addirittura li aggredivano. Allinizio di gennaio del 1902, la Guardia
Civil a cavallo caric tremila lavoratori, tra cui molte donne e bambini, radunati in un posto conosciuto
come La Mina, nei pressi del ro Besos. Bilancio: numerosi feriti e quaranta arresti. La figlia piccola di
un operaio metallurgico mor di inedia, poich gli scioperanti non avevano pi soldi per sfamare le loro
famiglie. Il corteo funebre vide la partecipazione di oltre tremila persone.
A fine gennaio, le societ di resistenza operaia chiedevano alla gente una donazione di dieci
centesimi a settimana per aiutare gli scioperanti e i loro familiari.
Montserrat, che fino ad allora si era dedicata anima e corpo alla lotta, dormendo persino in
strada per i turni di guardia, ricominci a farsi vedere a casa della madre. Arrivava di sera, per cenare, e
poi se ne andava. Lo stipendio che guadagnava Dalmau era buono e, a quanto ne sapeva lei, il fratello
aveva dei risparmi da parte. A casa di Josefa il cibo non mancava. Allinizio Montserrat si portava via
gli avanzi per darli ai compagni, poi inizi a presentarsi assieme ad alcuni di loro.
Dalmau cercava di non essere presente a quelle cene e prolungava lorario di lavoro fino a notte
fonda. Sapeva della scenata con Emma, che aveva deciso di non andare pi al convento di suore per
farsi catechizzare.
Che vada a quel paese! aveva urlato a Dalmau, riferendosi a Montserrat.
Dalmau sapeva che prima o poi sarebbe successo. Padre Jacint gli aveva rimproverato il fatto
che sua sorella avesse smesso di andare a catechismo. E anche don Manuel: Ho dato la mia parola
donore al generale, figliolo, lo aveva avvertito. Se tua sorella non riga dritto, dovr tornare in
prigione.
Non le basta il mio impegno personale? Posso fare persino di pi, don Manuel. Non sarebbe
sufficiente? Montserrat non sta bene...  stata dura per lei in carcere e non si  ancora rimessa in sesto.
A volte neanche vuole uscire di casa.
Il maestro aveva annuito a labbra strette, sebbene non del tutto convinto.
Per il momento  in salvo, pens Dalmau mentre tornava a casa, a mezzanotte passata. Don
Manuel pareva aver creduto alle sue scuse, o quantomeno le aveva accettate. E se lui non la
denunciava, lesercito e la polizia non si sarebbero presi la briga di andare ad arrestare sua sorella:
avevano problemi ben pi gravi da affrontare.
Non appena apr la porta di casa, si sent travolgere dalla stanchezza. Gli accadeva spesso;
aveva gi cenato e non vedeva lora di coricarsi. Paco, il guardiano, era solito andargli a prendere da
mangiare in una trattoria vicina e portarglielo in studio, quasi sempre seguito dai due ragazzini che
alloggiavano in fabbrica e che speravano di ricavare qualcosa, e cos era immancabilmente. Quella
notte, tuttavia, Dalmau trov la madre e la sorella che lo aspettavano nella stanza su cui si apriva la
porta dingresso e che fungeva da cucina, sala da pranzo e salotto.
 vero quello che mi ha raccontato nostra madre? sbott Montserrat senza nemmeno
salutarlo.
Lui sbuff, togliendosi il cappotto. Suppongo di s, rispose sedendosi al tavolo con loro. Se
te lo ha raccontato mamma, sar vero.
 vero che Emma si  sostituita a me dalle suore?
Dalmau guard Josefa.
Mi  scappato, si scus lei. Non potevo permettere che continuasse a dubitare dei principi di
Emma. Era come se la insultasse.
Non ritiro affatto quegli insulti, mamma! E cos io sarei diventata cristiana! esclam
Montserrat piena di sdegno.
Non  solo questo, la interruppe Dalmau con voce pacata. Neanche la sorpresa di trovarla l e
linquietudine suscitata dalle sue parole erano riuscite a farlo reagire male; anzi, il fatto che Montserrat
sapesse fu un enorme sollievo. Ho promesso che mi sarei convertito anchio e che avrei dato lezioni di
disegno dai preti scolopi. Indic alle proprie spalle con il pollice. E lo sto facendo. In pi, mi
sorbisco i sermoni di padre Jacint... Non  una cattiva persona, aggiunse. E tutto questo per te.
Per me! salt su Montserrat. Tu ed Emma... e pure la mamma! Credete di averlo fatto per
me? Sottomettermi al ricatto di preti e borghesi? Le scorie della societ! Piuttosto restavo in galera! Ti
ho avvertito, quando sei venuto a propormelo in carcere.
Dalmau la guard: non la riconosceva pi. La collera le infiammava il viso; gli occhi
sembravano sul punto di schizzare fuori dalle orbite. Tutti si erano impegnati e sacrificati per lei, ma
quella generosit non riceveva la bench minima riconoscenza: le lotte operaie, lodio viscerale per i
borghesi e i cattolici la accecavano.
 possibile, sentenzi Dalmau in tono grave. Me lo hai chiesto tu di tirarti fuori di l, te lo
ricordi?
Montserrat fece per controbattere, ma il fratello la ferm mettendo una mano sopra la sua, sul
tavolo: quel gesto di affetto la colse di sorpresa e consent a Dalmau di proseguire.
Mi dispiace, probabilmente mi sono sbagliato. Anzi,  sicuro. Buonanotte. Si alz per andare
in camera sua. Ah! aggiunse prima di chiudersi la porta alle spalle.  probabile che verranno di
nuovo ad arrestarti. Emma non vuole pi andarci, dalle suore.
E allora che arrestino Emma! strill Montserrat, mentre lui si chiudeva nella stanza senza
finestre.  stata lei a venire meno allimpegno, no? continuava a gridare, fuori di s.
Nessuna delle due cerc laltra. Dalmau rifer a Emma la discussione avuta con la sorella.
Sperava di trovare almeno in lei la comprensione e laffetto che Montserrat gli aveva negato. Era
convinto di aver fatto il proprio dovere; la sorella lo aveva supplicato con le lacrime agli occhi, la
madre pure e soprattutto glielo aveva chiesto il suo cuore, ma tutto ci che aveva ottenuto era soltanto
disprezzo.
Che ingrata! sbott Emma. Tutte le mattine in cui ho dovuto ripetere scempiaggini su Dio,
la Madonna e tutti i santi, e non  nemmeno capace di dire grazie. Anzi, addirittura me lo rinfaccia?
Tuttavia, si sarebbero riviste presto.
Gli scioperi continuavano per alcune categorie, ma gli operai metallurgici avevano desistito. Il
padronato si manteneva fermo sulle proprie posizioni, rifiutando qualsiasi concessione nonostante gli
avvertimenti da parte dei politici di sinistra, i quali temevano che la situazione sfociasse in un bagno di
sangue. In effetti stava diventando insostenibile, e domenica 16 febbraio 1902 a Barcellona si tennero
oltre quaranta manifestazioni di solidariet. Alla sola assemblea pubblica nel Circo Teatro Espaol, sul
Paralelo, parteciparono pi di tremila persone e delegazioni di trenta societ operaie.
In tutte le riunioni, gli anarchici sostenevano lo sciopero generale. Lindomani, il 17 febbraio,
centomila lavoratori paralizzarono Barcellona. Quella mattina si verificarono i primi scontri con la
Guardia Civil, che lasciarono sul selciato diversi morti e feriti. Anche in quel caso i gruppi pi attivi
erano quelli composti da donne con le bandiere rosse, che riuscivano a far chiudere fabbriche ed
esercizi commerciali. I trasporti si fermarono, i giornali non uscirono, chiuse anche il mattatoio e gli
scioperanti impedirono laccesso in citt di qualsiasi mercanzia. I militari assunsero il comando,
dichiarando lo stato dassedio, e i soldati occuparono le strade armati di fucili e mitragliatrici. Ca
Bertrn dovette chiudere. E anche le scuole, e la fabbrica di ceramiche di don Manuel Bello. Il maestro
e la sua famiglia, come tanti altri borghesi e imprenditori facoltosi, lasciarono Barcellona per rifugiarsi
nelle loro residenze estive nel Maresme o a Camprodon. Nonostante la serrata, Dalmau andava in
fabbrica ogni giorno. Paco gli apriva con discrezione. Una volta dentro, disegnava e dipingeva in un
silenzio annichilente, quasi al buio, per non richiamare lattenzione dei picchetti. Disegnava
Montserrat, facendone mille ritratti.
In quei giorni, il popolo innalz barricate nelle strade: sacchi di sabbia, mobili vecchi, qualche
carro, lastre e pietre del selciato... A tre giorni dallinizio dello sciopero, Emma stava dietro una di
queste, allaltezza del mercato di Sant Antoni, assieme a centinaia di scioperanti; conosceva molti di
loro, gente del quartiere, clienti della trattoria, persone esasperate dalle condizioni di lavoro. Borghesi,
meditate! gridavano con il pugno alzato. Era lo stesso proclama che compariva su migliaia di
manifesti attaccati ai muri di Barcellona.
Pioveva. Pioveva forte.
Si era sparsa la voce che un contingente di soldati si stesse dirigendo l, cos la gente si divise:
alcuni accorsero a dare manforte alla barricata, se non altro con la loro presenza; Emma era tra questi.
Altri invece si ritirarono a prudente distanza continuando a urlare consegne, seppur con la voce
incrinata dalla paura. Tuttavia, prima che arrivassero i soldati, comparve un gruppetto di donne
anarchiche che tenevano in alto le bandiere rosse inzuppate dacqua e le sventolavano con vigore.
Emma scorse Montserrat: era a capo del gruppo di libertarie e dava ordini come uninvasata, con la
voce roca a forza di urlare.
Montserrat ed Emma sincontrarono dietro la barricata, entrambe bagnate fradice, i vestiti
incollati al corpo e i capelli appiccicati al viso, grondanti pioggia.
Che ci fai qui? sbott Montserrat, trovandosela di fronte. Avresti fatto meglio a rimanere in
chiesa a pregare.
Se io non fossi andata in chiesa, tu non saresti qui. Ingrata.
Non ho niente di cui ringraziarti. Non ti ho chiesto nulla io, e nulla ti devo. Lo capisci?
 facile dirlo adesso, fuori dal carcere. Non hai forse chiesto a tuo fratello di tirarti fuori? Non
lhai supplicato piangendo?
Discutevano apertamente davanti al gruppo di donne con cui era arrivata Montserrat, che si vide
costretta a ribadire il proprio ruolo dopo le parole di Emma: Sono finita in galera per aver difeso la
stessa causa per cui stiamo lottando adesso. Non sono mai stata disposta a uscire se il mio nome, la mia
lotta e i miei ideali rischiavano di essere umiliati da te o da mio fratello in un convento, un istituto o
una chiesa.
Alcune donne annuirono, mormorando, ed Emma cerc di riconoscerne qualcuna, senza
riuscirci. Erano tutte facce nuove: libertarie dure e pure.
Mi hanno arrestata perch sono anarchica, continu Montserrat. Se fossi morta in prigione
sarebbe stato per questo, come mio padre. Orgogliosa dei miei ideali! Per la rivoluzione!
Le sue compagne la acclamarono, sventolando le bandiere rosse. Qualcuna spinse via Emma
per allontanarla dal gruppo, come se fosse una nemica, una rinnegata che non poteva stare dietro la
barricata.
Montserrat la segu con lo sguardo e la indic. Non avevi il diritto di sostituirti a me!
Emma, spinta dalle altre, cercava di non perdere di vista Montserrat, intimorita dallodio e
dallira che le stava dimostrando quella che era stata una sua amica. E in fondo lo era ancora, almeno
nel cuore di Emma. Lei le voleva bene e non aveva mai avuto intenzione di ferirla.
Sei una traditrice, ti sei piegata e sottomessa ai preti e ai borghesi, al capitalismo, infier
Montserrat, senza alcuna compassione.
Gli spari interruppero linvettiva. Provenivano dai tetti, dai cecchini degli scioperanti che si
erano appostati lass e tentavano di colpire i soldati che avanzavano in fondo alla strada.
Traditrice! grid ancora Montserrat indicando Emma.
I soldati piazzarono una mitragliatrice di fronte ai rivoluzionari, a una distanza sufficiente per
rimanere fuori portata dalle armi vecchie e obsolete dei rivoltosi. Un ufficiale intim ai ribelli di
sgombrare la barricata e liberare la strada. In risposta, le donne anarchiche, acquattate dietro lo
sbarramento precario, sventolarono alte le bandiere.
Emma fu trascinata via da un gruppo di scioperanti che fuggiva dalla barricata, correndo per
mettersi in salvo. Non voleva perdere di vista Montserrat. Inciamp e si ritrov da sola in mezzo alla
strada. Gli altri si erano gi allontanati; le anarchiche con le bandiere rosse e qualche scioperante erano
rimasti fermi come i soldati, poco pi in l. Montserrat era ancora in piedi, con le spalle rivolte alla
barricata, e la stava guardando.
Emma apr le braccia, con le lacrime che le rigavano le guance.
Echeggi un altro sparo da uno dei tetti. Un anziano che si era rifugiato sotto un portico si
sbracciava verso Emma, esortandola a correre a rifugiarsi l. Due anarchiche, da parte loro, indicavano
a gesti a Montserrat di chinarsi e ripararsi dietro la barricata. Nessuna delle due ci prest attenzione.
Sorella! grid Emma.
No! ribatt Montserrat, ritta e fiera. Non sono tua sorella!
Ti voglio bene!
Mettetevi al riparo! url unaltra.
Non ce ne fu il tempo.
Una raffica di mitragliatrice spazz la strada echeggiando tra i muri degli edifici, risuonando
mille volte pi fragorosa degli spari sporadici dei cecchini.
Emma vide la testa della sua amica proiettata in avanti, come se dovesse staccarsi dal corpo,
mentre il viso le esplodeva. Montserrat cadde bocconi sul selciato, inerte, il sangue rosso e brillante che
andava a diluirsi nelle pozzanghere.
...
.
4.
...
.
...
Dalmau cercava di non allontanarsi da sua madre nella camera ardente di Montserrat, daltronde
non avrebbe potuto. Non voleva parlare con nessuno, spiegare di nuovo laccaduto, sentire ancora le
parole di cordoglio, i lamenti e le disgrazie altrui, come se la sofferenza degli altri avesse potuto
consolarlo minimamente della perdita di sua sorella. Il cadavere di Montserrat era sistemato nella sala
da pranzo, esposto ma con il viso coperto, sia per lodore che gi emanava sia per le ferite lasciate dalla
mitragliatrice, che le avevano portato via un occhio e parte del naso. In pieno sciopero generale, non
erano riusciti a trovare unimpresa di pompe funebri disposta a dissimulare il danno e a truccarla
affinch Josefa potesse dirle addio. Che ironia!, si era ripetuto pi volte Dalmau.
Allinterno dellappartamento, sui pianerottoli, addirittura sulle scale, per quanto strette, e fin
gi in strada si ammassavano Toms e i suoi compagni, la maggior parte delle donne con le bandiere
della barricata, alcuni lontani parenti, vicini di casa, amiche e compagne della fabbrica. Laria era tesa:
era corsa voce che i militari avessero ammazzato Montserrat approfittando del fatto che stava
discutendo con unamica invece di ripararsi.
Con chi? aveva domandato qualcuno. Avevano parlato in molte. Una ragazza di nome
Emma. La fidanzata di suo fratello. Certo che la conoscete: era una sua amica, lamica di una vita,
erano come sorelle. Dicono che  stata proprio questa, lultima parola che le ha detto: sorella.
Chi lha detto a chi? Domande e risposte, supposizioni che risalendo le scale avevano finito per
trasformarsi in falsit ed erano arrivate fino allappartamento, placandosi un po solo ai piedi di Josefa
che, in lutto stretto, stava seduta rigida su una sedia accanto alla cassa con il cadavere della sua
bambina, che gli altri due figli non le avevano permesso di vedere.
Incosciente! Io lavevo spinta via, quella ragazza, perch si allontanasse dalla barricata, ma
lei  voluta restare l. Proprio in mezzo alla strada, quasi a sfidare Montserrat. Anchio le ho dato una
spinta. Nel punto in cui si era fermata, le pallottole dei soldati non potevano colpirla! L dietro c
una che dice che lha fatto apposta. Era invidiosa di lei. Chi? Ma quella ragazza! Maledetta!
Emma, che per tutta la notte aveva vegliato lamica insieme a Josefa, Dalmau e Toms, non
riusc a rientrare nellappartamento quando torn da casa sua, dovera andata a rinfrescarsi e a mettersi
un vestito nero prestatole da una vicina per recarsi alla sepoltura, prevista per quella mattina stessa.
Aveva smesso di piovere, anche se il cielo grigio minacciava ancora acqua. Barcellona era infangata,
sporca, e le strade puzzavano pi del solito per via della pioggia, dato che le fogne e i pozzi neri erano
traboccati e lacqua imputridiva nel sottosuolo.
Emma camminava sottobraccio a sua cugina Rosa, ed entrambe decisero di non dare importanza
ai commenti sussurrati al loro passaggio lungo calle Bertrellans, dove alcune persone aspettavano di
entrare a omaggiare la defunta. Le due ragazze sinterrogarono con lo sguardo. Non poteva essere, si
dissero lun laltra in silenzio, forse avevano sentito male... Non potevano riferirsi a lei.
Permesso, dovette chiedere Rosa a una donna che impediva loro di accedere al secondo
piano.
La scala non era abbastanza larga perch due persone potessero salire fianco a fianco; in genere,
quando i vicini sincrociavano, uno dei due doveva mettersi spalle alla parete.
La donna non si mosse.
Chiedo scusa, insistette Rosa. Dobbiamo salire.
No, grugn laltra.
Ma lei ... cominci a dire Rosa indicando Emma alle sue spalle.
Lo sappiamo chi . La sgualdrina responsabile della morte della nostra compagna. E sput in
direzione di Emma, ma la saliva atterr su un fianco di Rosa.
Ma cosa fate? Siete impazzita? disse Emma, attonita.
Altre due donne si affacciarono da dietro la prima, mentre Emma stava ancora parlando,
furiose, con il viso contratto dallira. Vattene. Va via. Non ti vogliamo qui! Assassina!
Le sputarono contro, gridando e insultandola. A ogni attimo che passava le teste che si
affacciavano lungo le scale diventavano sempre pi numerose. Quando cercarono di aggredirle, Rosa
arretr, spaventata, e quasi rischiarono di cadere dalle scale. Abbandonarono ledificio di corsa.
Quando ormai si credevano in salvo dalle libertarie, quelli che aspettavano in strada insistettero:
Via di qui!
Sono tutte menzogne! cerc di difendersi Emma, il viso paonazzo per la collera come quello
delle anarchiche che lavevano accusata. Io non avrei mai fatto del male a Montserrat. Era una mia
amica.
Se alcuni in strada sembravano disposti ad ascoltarla, lo stesso non accadde con quattro donne
che si presentarono davanti al portone, decise a portare a termine ci che avevano iniziato sulle scale.
Senza misurare le parole, si scagliarono contro Rosa ed Emma coprendole di schiaffi e calci. Nessuno
le difese. Emma cerc di parare i colpi, come Rosa, riuscendo perfino a restituirne qualcuno, ma
quando dal portone videro uscire altre donne decisero di darsela a gambe.
Il chiasso che si era prodotto sulle scale e in strada non fu avvertito al secondo piano, dove la
gente, persa lattenzione, chiacchierava ad alta voce in attesa di avviarsi al cimitero.
E adesso, che cosa facciamo? chiese Rosa a sua cugina.
Non me lo perdonerei mai, se Josefa dovesse assistere a una rissa mentre sua figlia viene
sepolta. Meglio andar via.
Emma aveva pianto tutta la notte, chiedendosi pi volte quanta colpa potesse aver avuto nella
morte dellamica. Non ne avevi il diritto! laveva rimproverata Montserrat. Traditrice! laveva
insultata. E con gli occhi sbarrati e pieni di lacrime, nel silenzio della notte aveva cercato di scusarsi
dicendo che laveva fatto per lei, per Montserrat. Ora per tutte quelle donne, libertarie, guerriere
comera stata la sua amica e comera lei stessa, la condannavano senza riguardi. Ed era vero che, se lei
non si fosse trovata in quel punto, proprio in mezzo alla strada, se non avesse cercato di convincere
Montserrat, quelle pallottole non le avrebbero fatto saltare la testa. E se non lavesse sostituita dalle
suore, non avrebbero mai discusso. Emma non avrebbe dovuto intromettersi. Quel pensiero aveva
cominciato a rintoccarle nella testa come quando imparava a memoria il catechismo: non avrei dovuto
intromettermi.
Alla fine, con un senso di colpa incontrollabile, decise di separarsi da Rosa e dal corteo di
anarchici che avrebbe accompagnato Montserrat da calle Bertrellans al cimitero. Dove vai? le chiese
la cugina.
Lei rispose che doveva fare una cosa per la sua amica morta. Rosa cap che non le avrebbe dato
altre spiegazioni e lasci che si allontanasse verso listituto delle monache del Buen Pastor.
Suor Ins era impegnata con le lezioni, le fu risposto sulla porta.
Ma io vorrei vedere... Esit, ma poi si disse che non era il momento di battibeccare con la
donna allingresso. ... la reverenda madre superiora.
La reverenda madre superiora ha altri impegni.
Ditele che  importante, molto importante, che devo riferirle un messaggio urgente di don
Manuel Bello, quello delle ceramiche, la preg Emma. Quello delle ceramiche, insistette.
S, lo sanno tutti in questo istituto chi  don Manuel. Aspetta qui.
Spero proprio che sia una cosa importante. La madre superiora la ricevette nellufficio che
sapeva di vecchio, seduta dietro la scrivania. Non ho tempo da perdere.
Voglio abiurare! sbott Emma.
Laltra dissimul la sorpresa, concedendosi qualche secondo di tempo. Non puoi farlo, disse
poi.
Certo che posso! Non voglio pi essere cristiana! Emma era tutta rossa in viso. Sono
anarchica! Non credo in Dio, e nemmeno nella Madonna, n...
Figlia mia, la interruppe la suora cercando di controllare una situazione che, era evidente,
rischiava di sfuggirle di mano. Tu non puoi abiurare perch non sei cristiana, poich non sei stata
battezzata.
Il tono calmo della superiora, la ragione che le aveva esposto dopo aver sentito
quellabiurare, che a quanto le aveva insegnato suor Ins era uno dei maggiori peccati per la Chiesa,
la fece vacillare, ma soltanto per un attimo. Era il suo discorso!
Non voglio pi avere niente a che fare con voi, riprese.
Daccordo, pregheremo per te.
Non voglio che preghiate per me!
Dio ci insegna...
Dio non vi insegna niente! Dio non esiste! grid Emma cercando di farsi sentire da tutto
listituto. Dio lavete inventato voi arpie, per sottomettere le donne che tenete qui dentro, perch
lavorino gratis per voi, perch facciano da serve ai ricchi, alzino la gonna e sinchinino davanti ai
signori, cos non discuteranno n lotteranno contro la miseria...
Montserrat se ne stava andando, linterruppe la superiora rivolgendosi a un gruppo di suore
accorse sulla soglia dellufficio, allarmate dalle grida. Emma la trafisse con lo sguardo. Figlia mia,
insistette laltra nel suo tono affettuoso. O te ne vai subito, o ti tratteniamo e chiamiamo la polizia.
Non sar divertente. Ho compreso il tuo messaggio. Va nella pace di Dio.
Ancora con questo Dio! disse Emma scuotendo la testa. Viva la rivoluzione! grid poi
levando il pugno chiuso mentre fulminava con gli occhi il gruppo di monache. Questo  il funerale
che ti offro, Montserrat, amica mia... sorella! mormor, incamminandosi verso luscita. Il mio
funerale privato.
Il corteo attravers il quartiere vecchio e il Raval in direzione del cimitero di sud-ovest, quello
del Montjuc, portando la bara senza crocifisso. La gente si scansava e si toglieva il cappello al suo
passaggio; alcuni, per errore, o forse no, si facevano il segno della croce, suscitando le proteste di
qualcuno dei dolenti. Non era cristiana! sbott uno rivolto a una donna. Risparmia gli esorcismi per
i tuoi morti! grugn unaltra contro un vecchietto.
Dalmau camminava dietro il feretro portato a spalla da Toms e da alcuni suoi compagni,
tenendo stretta la madre ora per un braccio, ora per la vita, in modo da reggerne il peso. Josefa
sembrava sul punto di lasciarsi cadere a terra, mentre trascinava i piedi dietro la figlia morta. Anche lui
avrebbe voluto farlo: cadere l in mezzo alla strada, cos che il feretro che li precedeva uscisse dalla sua
visuale, come se in quel modo il dolore si potesse attenuare.
Da quando erano usciti di casa, dopo aver portato con fatica la bara lungo le scale, Dalmau
aveva cercato Emma con lo sguardo. Lui non poteva allontanarsi dalla madre. Non la vide. Forse era
pi indietro, ma non capiva perch. La sua fidanzata avrebbe dovuto essere l, assieme a loro, come
parte della famiglia. Lo domand alla madre, che per non rispose. Si guard indietro pi volte.
Domand a unamica di sua sorella, una della fabbrica, che a met tragitto gli si avvicin attratta
dallinquietudine che dimostrava con quegli sguardi. Non cera, gli comunic la ragazza. A Dalmau
non venne in mente nessuna ragione valida per spiegare lassenza di Emma, a meno che... a meno che
non le fosse successo qualcosa, unindisposizione improvvisa. Laveva vista davvero poco bene, la
notte prima, mentre vegliavano insieme il cadavere, dopo che le autorit glielo avevano consegnato;
non aveva nemmeno voluto parlarne. In realt, dopo aver saputo delle circostanze in cui era morta
Montserrat, si erano scambiati soltanto le parole imprescindibili a organizzare il funerale. Emma aveva
pianto ininterrottamente e, quando non singhiozzava, era chiusa in un silenzio che Dalmau aveva
deciso di rispettare. Se per si era ammalata... Strinse le labbra e scosse la testa quando un inciampo di
sua madre gli ricord a chi doveva prestare tutta la sua attenzione.
La camminata fino al cimitero, sul fianco della montagna, di fronte al mare, era lunga. Dai
cantieri bisognava superare una zona di orti, percorrendo una stretta strada di terra battuta fra il mare e
la scogliera  il Morrot, cos veniva chiamata quella zona , poi si doveva attraversare parte della
montagna fino ad arrivare al camposanto. Ufficialmente lo sciopero era finito; la comparsa dei
suonatori dorganetto sullEixample di Barcellona era stato il segno del ritorno alla normalit, e alle
canzonette di quei musicisti da manovella si erano aggiunti la circolazione dei tram, guidati e protetti
dallesercito, la ripresa del lavoro degli scaricatori di carbone, il rifornimento dei generi alimentari in
citt e il ritorno in strada dei quotidiani, lossessione del generale plenipotenziario in quanto prova
evidente di pace sociale.
Negozi, fabbriche e industrie si erano aggiunti a quella tendenza. I lavoratori avevano rivisto le
loro posizioni, perch di quello si trattava: un atteggiamento, unostentazione di orgoglio. Non cerano
state rivendicazioni economiche n lavorative durante lo sciopero. Era stato come una celebrazione, e
di fatto lo era diventata il terzo giorno, quando gli operai avevano celebrato il trionfo con balli e
festeggiamenti. Quelli del settore metallurgico, le cui rivendicazioni avevano dato il via allo sciopero,
erano dovuti tornare al lavoro senza aver ottenuto nulla. Una settimana di sciopero generale, e le
autorit avevano elogiato il senso civico degli scioperanti! Una settimana al termine della quale non si
era ottenuto niente, a parte alcuni morti che, secondo chi li aveva contati, andavano da una decina a pi
di un centinaio, oltre a parecchi feriti e centinaia di arrestati.
Lo sciopero port alla chiusura delle societ operaie e al perdurare dello stato dassedio a
Barcellona per pi di un anno, oltre che allarrivo di ulteriori truppe e rinforzi di polizia in previsione di
nuovi scioperi. In quello, almeno, gli operai avevano avuto successo, forse lunico ottenuto in quella
caotica settimana: mettere in pratica uno sciopero generale. Tuttavia, se lastensione dal lavoro ebbe
una conseguenza, fu la definitiva separazione tra il movimento anarchico e la massa operaia; i libertari,
infatti, avevano fallito clamorosamente, chiamando a raccolta il popolo senza ottenere alcun risultato.
Gli operai non avrebbero pi seguito le consegne dei libertari, n avrebbero pi creduto alle loro
promesse di una societ idilliaca. No, la guida della lotta per i diritti del proletariato era ormai
saldamente in mano ai repubblicani.
Fu questa piega di delusione e pessimismo a pervadere il discorso che Toms tenne alla
sepoltura della sorella nella fossa comune del cimitero, che si trovava nel settore libero, separato da
quello destinato ai cattolici. Dalmau avvertiva su di s i tremiti del pianto silenzioso della madre;
avrebbe voluto accompagnarla nel suo dolore, ma un sentimento pi pressante lo spingeva a ignorare le
parole degli anarchici. Fino a che punto lui era colpevole di quella morte? Sapeva della discussione tra
Emma e Montserrat sulla barricata. Il suono sordo della terra che cadeva sulla cassa di legno gli fece
rivoltare lo stomaco e represse un conato. Sua madre lo guard, e lui raddrizz la schiena. Alla
discussione tra le due ragazze, finita con i proiettili che avevano colpito Montserrat, Dalmau non aveva
voluto dare limportanza che aveva invece per Toms.
Stai insinuando che Emma voleva la morte di Montserrat? aveva detto al fratello allospedale
della Santa Cruz, sulla porta dellobitorio, mentre aspettavano di riavere il cadavere della sorella.
Sto solo dicendo che la tua fidanzata  stata una stupida, a comportarsi in quel modo, aveva
ribattuto Toms.
Dalmau aveva allargato le mani in segno dimpotenza. Non voleva litigare con lui in un
momento come quello.
Mi hai ingannato, come hai fatto con Montserrat, quando hai detto che non era il caso di fare
una questione di stato sullevangelizzazione, alla quale invece si  sottoposta Emma...
Volevi che continuassero a violentarla in carcere? aveva replicato Dalmau.
Chi ti assicura che non sarebbe potuta uscire con altri mezzi? era arrivato a gridargli sulla
porta dellobitorio. La gente esce dal carcere, Dalmau. Non era necessario siglare un patto con il
diavolo come hai fatto tu... nel nome di tua sorella.
La violentavano! aveva insistito lui, con i pugni stretti.
Magari ne sarebbe uscita anche prima di quanto hai ottenuto tu, se il ricorso di Jos Mara
Fuster fosse andato a buon fine. E poteva andare davvero cos! Non aveva senso, quella carcerazione
preventiva. Montserrat non aveva commesso crimini gravi.
Aveva fatto ricorso? si era sorpreso Dalmau.
Ma certo! Pi di una volta.
Con me non ne ha mai parlato.
Jos Mara preferisce non dare troppe speranze ai familiari.  stanco e deluso della gente che
glielo rinfaccia, quando le cose non funzionano. Sei stato tu, piuttosto, a non dirci nulla di quello che
avevi in mente. Se lavessi fatto, forse ora sarebbe ancora viva.
Toms aveva insistito, anche se in quel momento Dalmau non gli aveva dato retta. Ora invece ci
pensava. Ora la possibilit che quanto diceva suo fratello fosse vero lo devastava.
Unaltra palata di terra. E unaltra ancora. Due becchini sporchi e sdentati stavano chiudendo la
fossa osservando di sottecchi i dolenti, soppesandone la generosit, la possibilit di ricevere una
mancia. Non ne ebbero.
I saluti furono un vero calvario per Josefa, che pure sopportava stoicamente le strette di mano,
le condoglianze, le consegne, gli inni libertari e perfino alcune inopportune acclamazioni con il pugno
levato, in ricordo di Montserrat. La causa anarchica le aveva portato via un marito e una figlia. Era
venuta a conoscenza della morte del marito dalle lettere di compagni rinchiusi come lui, e lo aveva
pianto a distanza, dopo aver giurato al cielo il proprio impegno per la lotta operaia e aver gridato le
consegne rivoluzionarie. Quando la lunga fila di gente fin di scorrerle davanti e i figli fecero il gesto di
portarla via, Josefa si port il pugno chiuso allaltezza della testa e canticchi La Marsigliese
sforzandosi di rimanere dritta ai piedi della fossa in cui riposava la figlia, lottando contro il tremore alle
gambe e alle braccia, soprattutto al braccio che quasi non riusciva a tenere alzato. Dalmau e Toms,
assieme a qualche altro che non si era ancora incamminato verso luscita, restarono in silenzio, con la
pelle doca e la gola stretta in un nodo di emozione, incapaci di unirsi allinno, quasi temendo di
invadere quel momento fra madre e figlia.
Quando Josefa ebbe finito, lasci ricadere il braccio, abbattuta, e rivolse un cenno dassenso ai
figli. Dalmau non voleva costringere la madre a camminare, ma era lui per primo a sentirsi incapace di
percorrere la via del ritorno: le gambe gli cedevano, si sentiva sfiancato, distrutto dalla morte di quella
sorella che ora, sepolta, gli si presentava con crudelt, come se fino a quel momento non ne avesse
colto la portata... un dolore incommensurabile che si mescolava alla preoccupazione per lassenza di
Emma. Propose di salire su un piccolo omnibus tirato da cavalli, per raggiungere le Ramblas.
Toms non volle. Il carro  guidato e protetto dallesercito, argoment con disprezzo.
Meglio, ribatt Dalmau, nauseato da quella ostinazione politica. Non ci coster niente.
Quando li guidano i militari,  gratis.
Bertrn aveva aperto la trattoria, ma Emma non cera. Non so, rispose loste alle domande di
Dalmau. Pensavo fosse con voi, al funerale. Pi tardi Dalmau and a chiamarla a casa di suo zio, ma
non gli rispose nessuno. Emma? grid avvicinando la bocca alla porta. Silenzio. Prov ancora.
Niente. Dove poteva essere? Sapeva che la ragazza aveva trascorso una nottata orribile a vegliare
lamica, sprofondata in un pianto e una disperazione costanti. Forse aveva bisogno di stare un po da
sola, si disse tornando verso la locanda.
Fammi sapere se si fa viva qui, per favore, chiese a Bertrn.
E sincammin verso la fabbrica di ceramiche. Aveva lasciato sua madre seduta alla macchina
da cucire.
Ho del lavoro da fare, gli aveva detto mandandolo via.
Non vuoi che resti qui? le aveva chiesto.
No. Va a vedere cos successo a Emma. Non preoccuparti per me.
Anche lui aveva del lavoro da fare, e parecchio. Erano tempi duri per gli operai e i lavoratori di
Barcellona. Disoccupazione e povert attanagliavano gran parte della popolazione e gli enti
caritatevoli, quasi tutti in mano alla Chiesa, non bastavano a porre rimedio. Ogni anno venivano
distribuiti migliaia di pasti ai bisognosi, venivano accolte e mantenute migliaia di persone di ogni et e
sesso presso ospizi e case di carit. I segni che la crisi economica lasciava sulla classe lavoratrice e tra i
disoccupati erano drammatici.
Ci nonostante, accanto a tutta quella miseria emergeva una classe industriale e borghese ricca,
che simpegnava per fare sfoggio del proprio stato ed elevarsi al di sopra delle classi subalterne. A met
Ottocento, labbattimento delle mura che circondavano Barcellona e attorno alle quali in precedenza
non si era potuto costruire per ragioni militari  la distanza corrispondente alla gittata di una palla di
cannone  aveva regalato alla Ciudad Condal unimmensa superficie vergine. Il piano urbanistico di
tutta larea era stato tracciato da un ingegnere militare, Ildefonso Cerd, in base a criteri rigidi e
uniformi; provinciali, semplici e anonimi a detta di molti architetti, intellettuali e artisti.
Varata la pianificazione, ossia il reticolo regolare in cui Cerd aveva diviso lEixample di
Barcellona, gli architetti si erano per ribellati: sarebbero stati i loro edifici a spiccare, a caratterizzare
con uno stile monumentale e sorprendente il nuovo spazio in cui sarebbero andati a vivere i pi ricchi.
Il Modernismo, riflesso costruttivo dellArt Nouveau in auge in tutto il mondo occidentale, imponeva
un nuovo linguaggio anche allarchitettura barcellonese.
In quel 1902 erano in fase di realizzazione tre grandi progetti, affidati a due grandi architetti del
Modernismo. Domnech i Montaner lavorava alla costruzione del nuovo ospedale di Santa Creu i Sant
Pau, oltre che alla ristrutturazione della casa Lle Morera, nello stesso isolato del paseo de Grcia in
cui sorgeva la casa Amatller di Puig i Cadafalch. Questultimo era lo stesso architetto che di l a poco
avrebbe avviato la costruzione della casa Terrades, sulla Diagonal, un immenso edificio dallaspetto
neogotico commissionatogli da tre sorelle, che sarebbe stato completato da tre torri sormontate da
guglie coniche. Allepoca Gaud, terzo maestro del Modernismo, non era impegnato sullEixample, ma
lavorava a Bellesguard, al parco Gell e alla Sagrada Familia.
Accanto a quei tre grandi, molti altri professionisti stavano lasciando unimpronta indelebile e
straordinaria sullEixample, in una citt che aveva deciso di lottare contro la mediocrit grazie
allarchitettura. Vilaseca costruiva sulla rambla de Catalunya e in calle Roger de Llria; Bassegoda in
calle Mallorca; Domnech i Estap a sua volta sulla rambla de Catalunya; il prolifico Sagnier in calle
Balmes, alla Diputaci, in carrer de Pau Claris e sulla rambla de Catalunya; Romeu in calle Aribau... E
tanti altri ancora, che vivevano il Modernismo attraverso opere destinate a diventare la massima
espressione mondiale di uno stile pieno di magia.
Quel fermento costruttivo comportava un grosso carico di lavoro per la fabbrica di ceramiche di
don Manuel Bello, e Dalmau Sala, in quanto capomastro, svolgeva i compiti pi importanti. La
fabbrica aveva riaperto, anche se don Manuel non era ancora tornato dal rifugio di Camprodon.
Cercando di scacciare dalla mente il funerale, Dalmau indoss il camice da lavoro, si sedette e
si chin sui disegni che aveva sul tavolo. Erano quelli con il viso di Montserrat, realizzati durante lo
sciopero generale. Li raccolse con delicatezza, mentre le lacrime che non aveva versato durante la
cerimonia sgorgavano libere. Li arrotol e li ripose con cura assieme agli altri disegni personali che
conservava nel suo studio. Si rimise seduto, inspir, si asciug le lacrime e si soffi il naso. Quindi
prese una matita e disegn svogliatamente una figura femminile. Gli era stato affidato il progetto della
parte inferiore di una parete in una casa importante, sulla quale doveva apparire un certo numero di
donne; sarebbe stata montata sulla scala che portava al piano nobile di un edificio in costruzione sulla
rambla de Catalunya; figure languide, stilizzate, vaporose e trasparenti che avrebbero accompagnato
chi risaliva la scala. Una donna idealizzata, moderna, capace di rompere con ogni modello precedente.
Molto diversa da Emma... e da Montserrat!, pens Dalmau. Tracci una linea, unaltra e unaltra
ancora. Ricominci daccapo, inutilmente. Di tanto in tanto gli occhi gli si appannavano e la mano gli
tremava per la consapevolezza che non avrebbe mai pi rivisto la sorella. Quante volte laveva delusa!
Avrebbe dovuto dipingerla nuda, come lei gli aveva chiesto. Lasci vagare i ricordi e la rivide giovane,
splendida, sorridente, allegra. Montserrat si sarebbe piaciuta, sarebbe stata fiera del suo corpo di donna,
ma lui non aveva voluto... come per tante altre cose, piccolezze allora e ormai irrimediabili. Si sforz di
dar vita a quelle fate. Poi uno dei suoi collaboratori entr nello studio in cerca di carboncini e guard i
disegni. Belli, si compliment.
No, non lo erano, e Dalmau lo sapeva: peccavano di mediocrit, erano volgari.
Paco gli port da mangiare, un riso con pollo che Dalmau non tocc fino a met pomeriggio,
quando era ormai freddo e pieno di grumi. Bevve il vino, invece. Ne chiese unaltra brocca a uno dei
bambini che gironzolavano per la fabbrica e la vuot. Prima che facesse sera, Bertrn gli fece sapere
che Emma era tornata al lavoro. E quando arriv alla trattoria, aspettando la fine della giornata, bevve
ancora qualche bicchiere. Emma si era affacciata alla porta della cucina, prima di tornare ai propri
compiti: Dalmau non avrebbe saputo dire se lavesse salutato o no. Bertrn, dal canto suo, gli offriva le
sue condoglianze con unempatia che cercava di controllare versandogli altro vino, quindi tornava al
suo posto e lo lasciava solo, circondato da altri tavoli occupati da commensali loquaci che
commentavano lo sciopero a voce alta. Alcol e sciopero. Ricordi. La mitragliatrice di cui gli avevano
parlato. Qualcuno fece addirittura limitazione della scarica. Dalmau fu scosso da un tremito al
pensiero che una di quelle pallottole aveva fatto scempio del viso di Montserrat. Quello s, che laveva
visto. Lui e Toms avevano provveduto al riconoscimento allobitorio; lei era pallida e sfigurata. Bevve
e fece segno a Bertrn di servirgliene ancora.
Non sei venuta al funerale, che ti ha preso? disse Dalmau alla fidanzata quando la vide
comparire in sala.
Emma guard la brocca di vino vuota. Non lo sai? gli chiese con una sfumatura dincredulit
nella voce.
No, confess lui.
La ragazza fece una smorfia ma non rispose alle domande che uscivano impastate dalla bocca di
Dalmau. Nessuno dei due era in vena di litigi n di tenerezze.
Facciamo due passi? le propose lui.
Emma fece spallucce, ma lo segu quando usc dalla locanda dopo aver salutato Bertrn.
Camminarono in silenzio, lei avvolta in uno scialle nero che la proteggeva dal freddo dellinverno, lui
con la giacca e il berretto di sempre. Occhi fissi a terra, si diressero verso il Paralelo, dove la gente si
mescolava ai soldati che ancora vigilavano affinch non nascessero proteste. I caff erano aperti, i
venditori ambulanti gridavano e i teatri e gli spettacoli di variet tornavano ad attirare spettatori che per
una settimana erano stati orfani di divertimenti.
Entrarono in un caff rumoroso. Non cerano tavoli liberi, cos presero posto al bancone, in
mezzo ai clienti che chiacchieravano e bevevano. Emma chiese un caffellatte molto caldo e Dalmau,
dopo un attimo di dubbio, prefer continuare con il vino. La passeggiata sembrava avergli schiarito le
idee, ma in realt singannava. Il primo sorso di quellalcol camuffato da ros gli cadde nello stomaco
come un tizzone e gli annebbi subito la mente, intorpidendogli leloquio e i riflessi. Emma si accorse
della sua goffaggine prima ancora che lui le rivolgesse la parola.
Pensi di spiegarmelo? bofonchi lui. Ti ho cercata, dopo.
Dalmau aveva dovuto alzare la voce per sovrastare il chiasso, ma laveva fatto molto pi del
necessario. Luomo seduto accanto a Emma, al bancone, si volt verso di loro.
Tutte le amiche di tua sorella, perfino i vicini che erano in strada mi hanno incolpata per la sua
morte, disse Emma.
Dalmau, stupito, cerc di tirare su la testa, ma quel gesto gli diede la nausea. Bevve un altro
sorso, cercando una risposta. Emma si domand se rimproverarlo per la condizione in cui versava o se
trascinarlo fuori di l, farlo camminare allaria aperta, ma la tazza di caffellatte bollente che aveva tra le
mani la stava rimettendo in sesto. No, decise. Se Dalmau voleva bere, erano fatti suoi.
Non  vero, non  stata colpa tua, le rispose infine lui, sforzandosi di contrastare i fumi
dellalcol. Lo sai. La colpa  solo di mia sorella:  stata lei a voler salire su quella barricata... Noi
abbiamo fatto ci che dovevamo, no? Labbiamo liberata e le abbiamo coperto le spalle. Montserrat ha
avuto molte altre possibilit, da quel momento... e ha fatto la scelta sbagliata. Perch non me lhai detto
al funerale, invece di scappare? le chiese, alzando la voce.
Scappare! Aveva detto proprio cos? Lavevano picchiata, insultata e le avevano sputato
addosso, come a Rosa. Scosse la testa, come se non valesse la pena rispondere. Per un po, dopo aver
lasciato listituto delle suore del Buen Pastor, prima che le tornasse il pungolo del rimorso, si era sentita
liberata per aver affrontato in nome di Montserrat tutte quelle menzogne e quella sfilza di assurdi
dogmi religiosi. Ora non sapeva se raccontarlo a Dalmau, ma tenendo conto dello stato in cui versava
pens che fosse meglio non farlo. Sicuramente quel bacchettone di don Manuel si sarebbe arrabbiato,
ma a lei non importava. Era ora che Dalmau si staccasse da quel borghese bigotto e reazionario;
sicuramente le cose gli sarebbero andate meglio, se avesse preso unaltra rotta. Glielo avrebbe detto in
un altro momento.
Perch? chiese Dalmau, strappandola ai suoi pensieri.
Perch cosa? chiese a sua volta Emma, impaziente.
Perch non mi hai detto dei tuoi sensi di colpa? Io...
Emma ci pens un momento. Di quello che vuoi, ma sarebbe stata colpa mia se lavessero
incarcerata di nuovo perch mi rifiutavo di andare dalle suore. Te lho gi detto. E anche la sua morte 
stata colpa mia. Se non avessi insistito per parlare con lei, l sulla barricata, se avessi previsto il
pericolo... Se quegli spari lhanno raggiunta,  stato per colpa mia.
No! Questa volta il grido di Dalmau non fece voltare solo luomo accanto a Emma, ma molti
di pi.
S, Dalmau, ribatt lei senza far caso ai curiosi.  stata colpa mia.
E anche tua!, avrebbe voluto rinfacciargli; se lui non avesse ceduto alle pretese di don Manuel,
se non le avesse proposto di sostituire Montserrat...
Tu ti sei comportata bene, cerc di calmarla Dalmau con la voce impastata e gli occhi torbidi,
sfuggenti, alieni al dilemma che Emma stava vivendo. La stavano violentando. Adesso sussurrava,
nervoso, per evitare che gli altri clienti sapessero del disonore di sua sorella. La stavano violentando,
ripet. Tu lhai vista, lhai lavata...
Dopo la tensione di quella lunga giornata, Emma si sent venir meno al ricordo dellamica nuda,
che grondava acqua, in piedi nella stanza. Scosse la testa, come aveva fatto mentre asciugava il
pavimento e lavava i piedi di Montserrat. No, non si trattava del fatto che era stata violentata, la cosa
andava ben oltre.
Perch lo neghi? le chiese lui dopo aver bevuto un lungo sorso di vino.
Non avremmo dovuto intrometterci nella vita di Montserrat.
Cosa vuoi dire? Dalmau cercava di mettere a fuoco la vista, ma il vino glielo impediva.
Esattamente quello che ho detto: che avremmo dovuto farci da parte. Lei non voleva. Te lho
detto...
La violentavano! ripet lui, come se non potesse dire altro.
Ti aveva detto che non voleva, che non era disposta a sottomettersi alle pretese del tuo
maestro. Che preferiva...
Morire? la interruppe Dalmau. Vivere come una puttana?
Emma si strinse nelle spalle e contrasse le labbra. S, decise di rispondere, nella memoria il
volto dellamica prima che le pallottole le facessero saltare la testa. Ora lo capiva: la decisione, la
dedizione, il sacrificio... La lotta! Montserrat non avrebbe mai acconsentito alla parodia cui quello
spirito protettore imborghesito li aveva obbligati. Preferiva morire, s! esplose. Preferiva morire
piuttosto che piegare il suo spirito libero. Preferiva...
Sei pazza! esclam Dalmau scagliando il bicchiere a terra. Con le mani ormai libere, afferr
gli avambracci di Emma e la scosse con violenza. Il caffellatte schizz fuori dalla tazza,
infradiciandola. Mia sorella non poteva reggere!
Lasciala andare, gli ordin luomo accanto a Emma.
Oltre al cameriere dietro il bancone, erano gi parecchi quelli che si accalcavano attorno a loro
due.
Montserrat sapeva quello che faceva, riprese Emma, senza compassione n timore. Molto
meglio di noi.
Lasciala andare! lo esortarono ancora gli astanti.
Di che ci lascino in pace, le disse Dalmau indicando le persone intorno a loro.
Emma scrut gli occhi arrossati del fidanzato e cap che lalcol gli permetteva di mettere la
coscienza a tacere. La violentavano, la violentavano, la violentavano: quella era la sua scusa per non
doversi spingere oltre. Dalmau, gli disse con voce pacata, e a quel tono lui la lasci andare. Siamo
entrambi colpevoli.
No, si oppose lui. Se tu vuoi sentirti responsabile, sono fatti tuoi. Io mi rifiuto. Non
accusarmi di... Si zitt, consapevole delle persone attorno a loro. Non osare darmi colpe! la
minacci allora con violenza, mentre un paio di uomini facevano per scagliarsi contro di lui.
Sei ubriaco. Lasciami in pace. Vattene, lo interruppe Emma, cercando di calmare i clienti del
bar intervenuti in sua difesa.
Ben fatto, ragazza! Non ti perdi niente! intervenne uno.
Qualcun altro rise.
 solo un ubriaco, aggiunse un uomo ben vestito, che spinse Dalmau verso luscita.
Figlio di buona donna! si rivolt lui, cercando goffamente di aggredirlo.
Laltro non si prese nemmeno la briga di schivare il colpo, troppo corto. Altre risate sguaiate.
Dalmau! intervenne Emma.
Taci! Dalmau sferr un altro pugno alla cieca, ma colp il viso di lei che gli si stava
avvicinando. Per quanto ubriaco, si rese subito conto di ci che aveva fatto, e ammutol.
Non voglio vederti mai pi, Dalmau. Dimenticami, esplose Emma portandosi una mano al
viso.
Dalmau non riusc a replicare. Tutti gli si scagliarono addosso e, al secondo pugno, cadde a
terra. Aspettarono che cercasse di rimettersi in piedi e lo presero a calci, costringendolo a lasciare il bar
carponi, tra sputi, risate e fischi... e le lacrime sconsolate di Emma.
Era da tempo che Dalmau non la vedeva, ormai. Era tornato alla trattoria per scusarsi di averla
colpita, di essersi ubriacato e per discutere della responsabilit della morte di sua sorella. Era tornato
per vederla, perch lamava e sentiva la sua mancanza, ma Bertrn non glielaveva permesso. Non
vuole saperne pi niente di te. Sei sempre stato il benvenuto qui, Dalmau. Non crearmi problemi
adesso, aveva detto. Lui laveva aspettata alla fine del turno, ma lei non era mai da sola. Sapeva che
frequentava casa sua con regolarit, per chiacchierare con Josefa e farle compagnia; era stata proprio
sua madre a dirgli che non doveva importunarla.
 ancora sconvolta per la morte di Montserrat, gli aveva detto alzandosi dalla macchina da
cucire e andando in cucina per fare il caff. Dalmau aveva percepito stanchezza nei movimenti della
madre. No... non vuole vederti. Non tormentarla, per favore. Lo sai che per me  come una figlia. Ha
gi sofferto abbastanza, Dalmau. Dalle tempo.
Ma le cose che ha detto... aveva attaccato lui.
Lo so che cosa ha detto, laveva interrotto sua madre. Me lha raccontato. So cosa pensa. E
soprattutto cosa prova.
Mi ha incolpato della morte di Montserrat! aveva esclamato Dalmau.
Josefa non aveva replicato.
Non sarai daccordo anche tu?
Chi sono io per giudicare, figlio mio? Ma il senso di colpa, come tutti i sentimenti, 
incontrollabile, non conosce ragione. Lei si sente in colpa. Il tempo le mostrer le cose da unaltra
prospettiva, che oggi  nascosta dal dolore. Allo stesso modo, tu sai se devi sentirti in colpa o no. Non
importa cosa dicono gli altri.
Dalmau aveva provato anche a casa dello zio di Emma, ma la sua insistenza aveva finito per
irritare uno dei cugini che lavorava al mattatoio come il padre, caricandosi sulle spalle quarti di bue
aperti e sventrati. Lei non voleva vederlo. Le domande di Dalmau avevano finito con lesasperare il
cugino, tanto che lui era stato costretto a fare due passi indietro, pregarlo di calmarsi e darsela a gambe.
Da allora si era buttato a capofitto nel lavoro. Non per questo, per, aveva abbandonato il
proposito di parlare con Emma. Cerc Rosa, sua cugina, si aggir nei pressi della trattoria, contatt le
sue amiche, finch, una sera, non si ritrov faccia a faccia con lei. Emma cerc di schivarlo. Lui non
os fermarla, limitandosi a chiederle solo due minuti mentre camminavano. Perdonami, la supplic.
Emma non gli rispose nemmeno. Lui la segu per qualche metro, implorandola di perdonarlo.
Non riusc a strapparle nemmeno una parola, un singolo gesto. Da quel momento, Dalmau moll la
presa e si rifugi nel lavoro per trovare la calma che gli veniva a mancare quando pensava a lei. Smise
di andare dagli scolopi, sebbene padre Jacint e don Manuel insistessero.
Non sono nelle condizioni di farlo, si scus. Magari pi avanti.
E la catechesi? si preoccup il maestro.
Dalmau non ci pensava affatto. Mia sorella  stata anarchica e atea fin dalla nascita. A che le 
servito avvicinarsi a Dio?  stato proprio allora che  morta.
Don Manuel era tentato di parlargli di Montserrat. Quando era tornato a Barcellona, finito lo
sciopero, aveva trovato una lettera della madre superiora del Buen Pastor in cui la suora gli raccontava
laccaduto, omettendo solo di riferire, scriveva, gli epiteti con cui lei laveva salutata. Poi una delle
serve le aveva comunicato la morte della sorella di Dalmau dietro una barricata, sotto i colpi di una
mitragliatrice. Che gran castigo, dopo linsulto e la bestemmia! aveva detto don Manuel, citando le
parole della donna mentre si faceva il segno della croce. Aveva commentato la cosa con padre Jacint, il
quale aveva letto la lettera con grande attenzione, ed entrambi avevano deciso di non esasperare
ulteriormente il dolore di Dalmau.
Le mie pi sentite condoglianze per tua sorella, gli aveva detto il maestro alla prima
occasione in cui si erano incontrati in fabbrica, quando ancora Dalmau non aveva smesso di andare dai
padri scolopi. Portale anche a tua madre e agli altri familiari.
E ora anche Dalmau metteva in dubbio la misericordia divina. Don Manuel decise di evitare
ogni discussione. La ragazza aveva gi pagato a caro prezzo la propria temerariet; quanto al fratello,
forse non si sarebbe convertito, ma i disegni che aveva fatto per la parete con le fate erano stati elogiati
da architetti e ceramisti, accrescendo la reputazione della sua fabbrica. Cera tempo per farlo
riavvicinare alla Chiesa.
Dalmau consegn il lavoro, pur non essendone convinto. Gli sembrava ancora mediocre, non gli
trasmetteva niente di speciale. A differenza dei disegni giapponesi, destinati a diventare una serie,
quella parete era unopera unica, ragion per cui, invece di usare la tecnica del cartone con le sagome di
carta cerata, si era preferito ricorrere allo spolvero: un unico modello di carta con il disegno realizzato
da Dalmau a grandezza naturale, traforato lungo i contorni delle figure. Questo modello veniva poi
collocato sugli azulejos e cosparso di polvere di carbone per ottenere il disegno, a quel punto non
restava che dipingere a mano libera e infornare di nuovo i singoli pezzi.
Gli azulejos furono trasportati in un edificio in fase di ultimazione che sorgeva sulla rambla de
Catalunya, un grande viale alberato con una carreggiata centrale che correva parallelo al paseo de
Grcia, gi considerato da molta gente la zona pi prestigiosa di Barcellona. Il vestibolo era ampio e
alto pi di cinque metri, con un portone a due battenti in ferro battuto e vetro che dava accesso a un
cortile carrabile. Da quel punto in poi regnava il Modernismo imperante nellarchitettura dellepoca:
mosaici a terra e marmo sulla scala che conduceva al piano nobile, quello in cui erano soliti vivere i
proprietari delledificio. Piani quasi sempre dotati di una tribuna che sovrastava la strada sopra il
portone dingresso e che rappresentava un punto di osservazione privilegiato sulla frenetica vita
cittadina. La scala perdeva in sontuosit a mano a mano che si allontanava dal piano nobile verso i
piani destinati allaffitto, fino ad arrivare agli scalini di banali piastrelle della soffitta, dove vivevano i
portinai. Ai piedi della scala cera la scultura in pietra bianca di una donna che simboleggiava
leffimero, dalle linee semplici e lineari ma non per questo meno dimpatto, che introduceva a una
magnifica balaustrata lavorata a motivi floreali. Il resto del vestibolo era un grande sfoggio di legni
nobili scolpiti, nei pannelli delle pareti, nella cabina del portinaio, nei cassettoni del soffitto; lampadari
in ferro battuto a filigrana; unenorme vetrata colorata a separare il vano scale dal patio che dava luce
alledificio. E fra tutte quelle cose, proprio di fronte alla balaustrata, la parete disegnata da Dalmau:
eteree fate che accompagnavano e trasportavano il visitatore fino al piano nobile. Quelle immagini, alle
quali la cottura aveva dato riflessi metallici, potevano competere per colori e impatto visivo con tutti gli
altri elementi decorativi, alcuni dei quali eseguiti dai migliori maestri delle arti industriali di
Barcellona.
Dalmau si tolse la giacca, si tir su le maniche e collabor alla posa della sua opera come un
operaio, controllando ogni dettaglio e intervenendo laddove necessario. Sapeva come fare. Alla fine
osserv il risultato. I complimenti non riuscirono a cambiare la sua opinione iniziale: per lui mancava
qualcosa, forse non la bellezza, e nemmeno larte; forse era limpressione che i suoi sentimenti, la sua
attenzione, il suo amore fossero stati sempre lontani da quel lavoro, che non si fosse prodotta
limprescindibile comunione tra opera e artista. Montserrat, Emma, persino sua madre avevano
sequestrato le sue emozioni. Questo non gli imped di festeggiare il successo delle fate assieme al
maestro, allarchitetto e a molti altri professionisti, oltre che al proprietario della casa in costruzione
sulla rambla de Catalunya, un banchiere che si era fatto carico di tutti i costi, compreso il conto del
lauto banchetto che avrebbero consumato al ristorante del Gran Hotel Continental.
Non hai la cravatta, si lament don Manuel controllando labbigliamento di Dalmau, quando
don Jaime Torrado, il proprietario delledificio, propose di festeggiare in quel ristorante, uno dei
preferiti dalla borghesia di Barcellona.
Sarebbe difficile, maestro, rispose il ragazzo. La mia camicia non ha nemmeno il colletto.
La giacca per ce lhai, disse don Jaime, alle sue spalle. Basta quella affinch nessuno neghi
lingresso allartefice dellopera che oggi abbiamo posato nella mia casa. Poi aggiunse, mettendo la
mano sulla spalla di Dalmau, in un gesto che a questultimo sembr eccessivo e un tantino
imbarazzante: Secondo tutti i grandi artisti e architetti, la padronanza del disegno  la base necessaria
per sviluppare questo tipo di lavoro. Hai altri bozzetti da mostrarmi?
Certo che ne ha, sintromise don Manuel, vantandosi come se fossero suoi.
Mi piacerebbe vederli, dichiar il banchiere.
Quando desiderate, continu a intromettersi don Manuel, preso nel suo ruolo di protagonista.
La mia fabbrica e le mie collezioni sono a vostra disposizione.
Passeggiarono per il breve tratto che li separava dalla rambla de Canaletes, dove, allangolo con
plaza de Catalunya, sorgeva il Gran Hotel Continental. Dalmau si tenne un po indietro rispetto agli
altri, seguendo come per inerzia il gruppo ciarliero. Pensava ai suoi disegni. Certo che ne aveva! E
parecchi! Oltre ai dipinti. In pi di unoccasione si era azzardato perfino a lavorare qualche pezzo
dargilla, modellandolo e cuocendolo poi nel forno. Era tutto nel suo studio. Il maestro conosceva e
apprezzava quelle prove, e lo incoraggiava promettendogli di esporle un giorno al pubblico e di
rivelarlo come lartista che era. Doveva lavorare, lo esortava: lavorare, lavorare e lavorare. Dalmau non
discuteva con don Manuel, ma non credeva molto nel lavoro a cottimo richiesto nella fabbrica di
ceramiche; erano altri, i compiti che gli davano davvero soddisfazione.
La sera precedente, dopo aver controllato per lennesima volta il lavoro che sarebbe stato
trasportato e installato il giorno successivo, Dalmau si era chiuso nel suo studio. Cercava in tutti i modi
di rimandare il rientro a casa; non aveva voglia di sentire lo sferragliare della macchina da cucire.
Grid a Paco di andare a cercargli qualcosa da mangiare.
Il vecchio non gli rispose, ma al suo posto si present uno dei bambini che vivevano nella
fabbrica.  dovuto uscire un momento, rispose il ragazzino.  venuta sua sorella. Unemergenza.
Un parente, credo. Era molto preoccupato.
Dalmau osserv il visetto sporco del bambino, i capelli scompigliati, impastati di sporcizia, gli
occhi spenti, schivi. Era piccolo e magro, come tutti i bambini denutriti di strada. Non muoverti, gli
ordin.
Il bambino rest fermo. Dalmau prese un foglio di carta e cominci a ritrarne il viso, cercando
di riprodurre quello sguardo, la tristezza... no, forse non era tristezza quanto disincanto, delusione,
disillusione nei confronti della vita, del mondo intero, degli uomini e di quel Dio cui il maestro lo
costringeva a far visita ogni domenica.
Ora la luce elettrica del grande ristorante, che faceva scintillare le dorature e i quadri alle pareti
e che si rifletteva nei numerosi specchi, abbagli Dalmau. Era un ambiente ben diverso dalla penombra
della luce a gas in cui aveva disegnato il bambino e che rivedeva nella mente. Presero posto a un lungo
tavolo; dovevano essere una decina di commensali. Tovaglie di lino, piatti di porcellana, posate
dargento, cristalleria di pregio, camerieri vestiti meglio di alcuni commensali, tra cui Dalmau, il quale
fin allestremo opposto della tavola rispetto a dove si erano accomodati il banchiere e don Manuel, tra
il segretario del signor Torrado, uomo compunto e taciturno, e laiutante dellarchitetto, uno studente
darchitettura pi grande di Dalmau che non la smetteva di lodare lopera del proprio maestro.
Dalmau si sentiva stordito dal lusso che lo circondava, ma meno del bambino della fabbrica
quando, la sera prima, laveva premiato con una moneta da dieci centesimi per avergli permesso di
ritrarlo. Il piccolo laveva presa, quindi aveva fatto il giro del tavolo per vedere il disegno: due occhi,
solo quelli, due occhi piccoli, senza ciglia, senza palpebre... Una curva, dove avrebbe dovuto esserci il
mento, li collocava in un volto senza altre linee distintive.
Dalmau si sottrasse alla conversazione dello studente seduto alla sua destra e si rifugi nello
stesso atteggiamento riservato della persona che aveva a sinistra. Guard il piatto che aveva davanti, il
tovagliolo, le posate dargento, molte  perch cos tante? , la cristalleria... Il bambino aveva stretto la
moneta nel pugno, come per paura che qualcuno potesse rubargliela: dieci centesimi, un tesoro! Un
gran chiasso strapp Dalmau ai suoi ricordi quando fu servito il primo vino, uno Schloss Johannisberg,
un bianco tedesco del quale assaggi solo qualche sorso, viste le conseguenze dellultima sbronza che
si facevano ancora sentire e lappuntamento per quella stessa sera che lo inquietava. Bisque
dcrevisses  la franaise. Una zuppa di pesce, credette di capire Dalmau dal profumo del primo piatto
che gli fu servito. Crostacei di fiume, lo inform il segretario vedendolo scrutare il contenuto del
cucchiaio. Era buona.
Mi disegnerete ancora? aveva chiesto il ragazzino.
Dalmau non aveva mai mangiato una zuppa di crostacei di fiume. Il bambino aveva atteso la
sua risposta con un sorriso sulla bocca.
E questo sorriso? gli aveva chiesto Dalmau. Il piccolo gli aveva mostrato il pugno che teneva
stretta la moneta. Dalmau si era sbagliato, sugli occhi: ora brillavano. Lo aveva ingannato. Aveva gi
parlato e scherzato altre volte con quel bambino, gli sembrava di ricordare che si chiamasse Pedro... o
forse Mauricio? Non li distingueva. No, non credo che ti disegner ancora, gli aveva risposto.
Il ragazzino si era cancellato il sorriso dal volto e aveva fatto schioccare la lingua, lagnandosi
della sua cattiva sorte. Volete disegnare solo bambini che non sorridono? aveva poi chiesto
allimprovviso.
La zuppa fu seguita da saumon du Rhin, e Dalmau si azzard a bere ancora un po di vino
bianco. Per luso delle posate, imit sempre il segretario. La situazione politica, lo sciopero generale, il
malcontento degli operai, la crisi economica, la vittoria elettorale dei repubblicani e la disaffezione
degli anarchici: quelli erano gli argomenti di conversazione al tavolo quando fu introdotta la terza
portata. Filet de boeuf  la Richelieu. Arrosto di vitello al vino con salsiccia e pomodoro, il tutto
accompagnato da legumi e verdure, nonch da un vino rosso, anchesso francese, Chteau dYquem; i
ricchi borghesi di Barcellona non bevevano brodaglia spagnola. Bambini che non sorridono... Era
questo, che voleva?, si domand con il bicchiere di vino in mano. Gli aveva risposto di s. Forse aveva
bisogno di persone tristi come lui, capaci di condividere le emozioni che in quel momento gli
opprimevano lanimo; il mondo delle fate e delle donne esili e gracili feriva i suoi sentimenti.
Ne conosco molti, di trinxeraires, aveva proposto il bambino, e Dalmau aveva accennato un
s. Ma pagherete qualcosa anche a me, no?
Dalmau aveva annuito di nuovo. Poi, quando il piccolo aveva lasciato lo studio, aveva strappato
il disegno degli occhi.
Come dolce cera dellananas o i pasticcini che si potevano scegliere dal carrello dorato che i
camerieri avvicinarono al tavolo. Dalmau ne chiese uno al cioccolato. Champagne, Met et Chandon,
per chi non ne gradiva cerano vini dolci e liquori, e poi havana. Dalmau ne prese uno e se linfil nel
taschino della giacca, dato che non fumava. Prov anche lo champagne e si sent scoppiettare le
bollicine in bocca e contro il palato. Era una sensazione nuova, troppo fresca, troppo vivace per il suo
umore; cancell completamente limmagine del bambino dagli occhi tristi che laveva tanto commosso
e che, di quando in quando, gli era tornata in mente per tutta la cena.
Ventisette pesetas a persona. Il prezzo della cena gli ronz in testa per tutto il tragitto dal
Continental alla fabbrica. Era ormai notte fonda e il paseo de Grcia era illuminato. Sole di giorno, luce
di notte, quasi fosse stato un mondo diverso, unaltra citt rispetto a quella che si estendeva oltre plaza
de Catalunya, sporca, maleodorante, umida e scura, sempre buia. Eppure quella citt buia accolse vari
commensali desiderosi di divertirsi in una taverna in cui le donne cantassero e ballassero attorno a un
pianoforte, o forse direttamente in un bordello. Dalmau si scus quando qualcuno del gruppo lo invit
ad accompagnarli.
Ventisette pesetas. Il banchiere rinfacci la cifra al segretario, che lo aveva assistito nel
pagamento del conto. Il segretario gli fece notare che la zuppa era di crostacei e rispose con un paio di
monosillabi alle altre domande del padrone, ma laltro voleva solo lamentarsi del costo e lo fece con
rancore, come se Dalmau e lo studente di architettura, che lo stavano ascoltando, non avessero il
bench minimo diritto a una simile spesa. Se lavessi saputo, avrei mandato indietro qualche piatto,
lo prese in giro lo studente, e scoppi a ridere, aspettandosi che Dalmau si unisse allo sfott. Ma lui si
limit a una smorfia. Ventisette pesetas non erano forse nove giorni di lavoro di un manovale? fu
tentato di replicare. Le oltre trecento pesetas che linvito era costato al banchiere costituivano un quinto
di ci che il maestro aveva prestato a Dalmau per sfuggire alla chiamata dellesercito. Dodici anni della
sua vita valevano cinque volte quella cena; no, davvero non ne aveva il diritto... ma era stata davvero
deliziosa!
Il costo della cena, il ricordo di quegli aromi e sapori squisiti e il pensiero di Emma, alla quale
avrebbe tanto voluto raccontare quellesperienza, lo accompagnarono lungo la strada. Lei, che dava da
mangiare alla gente e che preferiva sempre il lavoro in cucina a quello in sala, lo avrebbe ascoltato in
estasi, interrompendolo per chiedere: Zuppa di granchi di fiume! Champagne francese! Hai detto che
era piccante? Sent una stretta allo stomaco allidea di non averla pi accanto. Stentava ancora a
credere a ci che era successo. Era stato tutto cos difficile: lincarcerazione di Montserrat, le suore, la
sua morte... La tensione che lo opprimeva era insopportabile. Quella notte per si sentiva ottimista:
doveva solo lasciar passare un po di tempo, dopo di che avrebbe ripreso a insistere. Sorrise, e
langoscia che lo soffocava svan al pensiero di lui ed Emma che passeggiavano mano nella mano.
Quattro ragazzini lo aspettavano davanti ai cancelli della fabbrica di ceramiche; i due soliti pi
altri due. Paco non li aveva lasciati entrare, gli dissero. Dalmau non ne fu stupito, nemmeno lui
glielavrebbe permesso. I due nuovi erano un maschio e... una bambina, forse? Non riusciva a capirlo.
Li farai entrare, Dalmau? gli chiese il vigilante, apparso dal nulla allestremo opposto del
cancello.
S, rispose senza esitare.
Ma le conosci, le regole...
Me ne assumo la responsabilit, Paco.
Se non ti dispiace, vi accompagno.
Ne voglio solo uno nel mio studio. Gli altri non devono disturbarmi. Tienili impegnati tu, qui
fuori...
Attraversarono il grande cortile con le cisterne e gli essiccatoi e raggiunsero i magazzini, dove
dormiva Paco. Un paio di lucerne permisero a Dalmau di esaminare i trinxeraires: straccioni, piccoli e
magri. Una dei due nuovi era in effetti una bambina. Delfn e Maravillas, cos li present Pedro, o forse
era Mauricio. Erano fratello e sorella, dissero. Dalmau prov a calcolarne let, senza riuscirci. Dieci,
dodici... otto anni?
Maravillas? disse Dalmau indicando la bambina. Vieni sopra con me. Gli altri...
Cosa le vuoi fare? grid suo fratello.
La disegner e basta, te lho gi detto, sintromise uno dei ragazzini della fabbrica.
Ma certo. Voglio solo farle un ritratto, conferm Dalmau. Non preoccuparti. Non le
succeder nulla.
Non la spoglierete, vero? Perch...
No! Certo che no! rispose Dalmau, arrabbiato.
Perch ti costerebbe molto di pi, disse il fratello, concludendo la frase interrotta.
Disgraziato!
Il trinxeraire salt con sorprendente agilit per schivare il bastone con cui il vigilante aveva
cercato di colpirlo.
La bambina segu Dalmau al primo piano.
Se ti fa qualcosa, grida! insistette Delfn a prudente distanza dal bastone che Paco brandiva
ancora.
Dalmau aument la luce dello studio e fece un po di spazio affinch la bambina potesse posare
per lui. Gli occhi della piccola mendicante saltavano da un oggetto allaltro: le matite, i pennelli, i
quadri, le ceramiche. Il suo sguardo si fermava meno di un secondo su ogni cosa, come a calcolarne il
valore e la possibilit di rubarla.
Mettiti l, le disse Dalmau, indicando un punto in cui la luce era pi intensa.
Maravillas obbed, senza smettere di guardare ovunque tranne che Dalmau, il quale, al contrario
della bambina, teneva gli occhi fissi su di lei. Gli sarebbe piaciuto dire che aveva un viso quantomeno
gradevole, ma non era cos. La magrezza faceva risaltare le ossa e sprofondare gli occhi, che lui non
riusciva a vedere chiaramente, inquieti comerano nelle orbite violacee. La crosta di una ferita piuttosto
grande si allungava alla radice dei capelli vicino a una tempia, e i capelli erano tagliati in modo
grossolano. Dalmau inspir con forza e per un attimo riusc a catturare lattenzione di Maravillas. Era
sporca. Aveva un cattivo odore. Era vestita di stracci, sovrapposti luno sullaltro, di tonalit diverse
ma tutte scure. I piedi erano ricoperti di brandelli di tela avvolti a mo di scarpe. Doveva parlarle?
Forse sarebbe stato meglio disegnarla e basta, ma fu pi forte la curiosit.
Quanti anni hai?
La bambina rispose senza guardarlo. Delfn dice nove, ma... Si strinse nelle spalle. A volte
dice anche otto, o dieci.  un imbecille.
Seduto davanti al cavalletto, Dalmau stava gi realizzando un primo schizzo su un grande foglio
di carta, lungo quasi un metro e largo uno e mezzo. Disegnava a carboncino, i pastelli colorati gi
pronti. E i tuoi genitori, che cosa dicono?
Prima ancora che la bambina lo guardasse negli occhi per la prima volta, Dalmau si rese conto
di aver sbagliato a porre quella domanda. Laveva fatta senza riflettere, per sciogliere la tensione creata
dalla diffidenza della bambina.
Genitori? rispose Maravillas con unironia carica di dolore.
Dalmau scrut i suoi occhi grandi e scuri, con le cornee solcate qua e l da venuzze rosse. Un
fratello ce lhai, per.
 quello che dice lui.
Dalmau annu con un mormorio indistinto, perso ormai nel lavoro. Cerca di non muoverti
troppo, le chiese.
Gli sarebbe piaciuto continuare, ma, dopo un paio dore e, nonostante numerose pause,
Maravillas era ormai nervosa e incontrollabile.
Tutti i trinxeraires con cui Dalmau ebbe a che fare erano uguali: secchi, smagriti, sospettosi e
diffidenti, spontanei e impulsivi. Smemorati o poco intelligenti, pigri, ma soprattutto egoisti, molto
egoisti.
Anche Maravillas, che dovette tornare molte altre volte affinch Dalmau potesse finire il suo
ritratto, condivideva quelle caratteristiche, sebbene forse perch era femmina o forse perch la vita era
ancora pi difficile di quella dei maschi, in un mondo fatto di miseria e delinquenza, possedesse
unintelligenza sveglia che andava molto al di l delle sporadiche scintille di vivacit dei suoi
compagni di scorrerie.
Per questo, fin dalla prima notte, prese il posto di Pedro nel reclutare trinxeraires per fare da
modelli a Dalmau. Pi tardi Paco gli raccont che i quattro ragazzini avevano discusso tra loro ed erano
quasi venuti alle mani, finch la bambina non aveva messo fine alla disputa.
Se scopro che te ne vai in giro a cercar gente, dir a tutti che ci stai imbrogliando, aveva detto
a Pedro. La discussione era finita subito. E mi crederanno, te lassicuro. Tu vivi qui al calduccio, bello
tranquillo, ma io ho mangiato la merda di tutte queste strade schifose. E lo sai cosa facciamo, a quelli
che ci imbrogliano come fai tu?
Pedro non aveva dedicato molto tempo a soppesare la minaccia. Va bene, aveva ceduto.
Per dovrai darci una parte dei soldi.
Laltra era scoppiata a ridere. I soldi sono miei, aveva sentenziato. E nemmeno suo fratello
aveva osato contraddirla.
E cos fu Maravillas a presentare a Dalmau i successivi trinxeraires destinati a completare la
serie di dieci ritratti che si era fissato come obiettivo. Quando Don Manuel lo scopr, usc come una
furia dal suo studio. Dopo aver assicurato al maestro che quel progetto non aveva ripercussioni sul
lavoro quotidiano e che, anzi, secondo lui gli era daiuto, regalandogli un equilibrio e una serenit che
non aveva pi provato dalla morte della sorella  prefer tacere sulla separazione da Emma per evitare
domande imbarazzanti , Dalmau gli mostr il disegno a carboncino e pastello di Maravillas.
Don Manuel lo contempl a lungo, e alla fine annu. Poi strinse le labbra fra i grandi favoriti
che si congiungevano ai baffi e annu di nuovo. Le hai proprio rubato lanima, a quella bambina,
disse. E hai saputo dipingerla con maestria.
Con il consenso di don Manuel, Dalmau continu a ritrarre i trinxeraires. Che erano tutti come
Maravillas: scostanti, agitati... o avviliti. Con alcuni dovette rinunciare gi alla prima seduta o al
massimo dopo un paio. Altri gridavano e saltavano qua e l, altri semplicemente si addormentavano.
Alcuni addirittura si misero a litigare con lui, ma Maravillas salt su in sua difesa, e ci furono quelli
che cercarono di rubare, qualunque cosa, da un semplice bozzetto a un disegno o ai camici
sullappendiabiti fino a una figurina di creta o a una mattonella smaltata; qualcuno riusc ad afferrare il
bottino e a scappare via senza nemmeno aspettare la paga promessa per aver posato per lartista.
Molti poi ritornavano, di notte, e si raccoglievano davanti ai cancelli della fabbrica. Dalmau li
osservava e sentiva una stretta allo stomaco. Cerano anche quelli che avevano rubato, ma tornavano!
Vide anche un ragazzino che gli si era gettato addosso, e un altro che si era addormentato a terra.
Tornavano perfino i pi agitati, come se non si ricordassero pi del chiasso che avevano fatto un
giorno, una settimana o un mese prima. E gli amici di tutti loro. Un esercito di ragazzini poveri in cerca
di qualcosa da mangiare, di un centesimo o di un angolino vicino ai forni per dormire al caldo.
Per vari mesi, la sera, alla fine del turno di lavoro, Dalmau rub lanima a quei ragazzini esiliati
dallumanit, dando vita a ritratti su carta che gridavano il suo dolore, la sua angoscia, la sua
disperazione... lo squallore che sentiva dentro di s.
Quando i primi ritratti furono completati, don Manuel prese a raggiungere Dalmau nel suo
studio per osservare lo sviluppo di quei disegni in nero, con pochi, pochissimi tratti a pastello, in
composizioni che, nonostante una certa ambiguit, non mancavano mai di gettare lo spettatore
nellimmenso pozzo di tristezza in cui lartista conviveva con i suoi modelli.
 difficile riemergere da un punto cos profondo, riconobbe il maestro una volta,
boccheggiando, come se davvero fosse caduto in un crepaccio e lottasse per respirare.
Meraviglioso. Fantastico. Una vera opera darte. Ritratto dopo ritratto, i complimenti si
moltiplicavano sulla bocca di don Manuel. Faremo una mostra: la tua prima personale, sentenzi un
giorno, includendosi nel progetto. Al Crculo Artstico de Sant Lluc. E gliene chiese un paio per
mostrarli e portare avanti lidea.
Il Crculo Artstico de Sant Lluc, i cui membri erano detti Llucs, era nato a Barcellona in
seguito alla diaspora del Crculo Artstico de Barcelona. I Llucs non condividevano lo spirito bohmien
importato da Parigi da pittori del calibro di Ramon Casas o Santiago Rusiol, la cui visione edonistica e
irriverente della vita era molto lontana dallo spirito catalano, conservatore e cattolico, che imperava
nella mentalit dei Llucs.
Dalmau ammirava Casas e Rusiol, massimi esponenti dellAvanguardismo e pertanto del
Modernismo catalano in pittura, ma non per questo trascurava gli artisti e soprattutto gli architetti
iscritti al circolo dei Llucs, il cui statuto proibiva il nudo femminile nelle opere dei soci: Bassegoda,
Sagnier, Puig i Cadafalch e Gaud, larchitetto capace dinfondere movimento alla pietra. Come non
considerare modernista Gaud?
La differenza  che i Llucs non sono radicali come quegli empi ammiratori del disordine e
della libert parigina, gli aveva detto padre Jacint in una delle conversazioni che avevano avuto dagli
scolopi.
Sostenete dunque che la Sagrada Familia o la casa Calvet di Gaud non siano avanguardiste e
rivoluzionarie? aveva replicato Dalmau con un certo vigore. Che gli edifici di Puig e Domnech non
siano modernisti, pur non essendo i loro artefici bohmien, bens persone di tutto rispetto?
Il vero Modernismo pu essere trovato nella piet, aveva detto infine il padre scolopio.
Nella religiosit con cui i Llucs affrontano larte, e non nello spirito di quelli che si fanno chiamare
modernisti semplicemente perch rinnegano la loro storia e i loro costumi, prendendo per buono tutto
ci che  nuovo, sconosciuto, e spesso senza nemmeno ammetterlo.
Dalmau era rimasto zitto: non voleva discutere di quella visione quasi mistica dellarte con una
persona con cui, giorno dopo giorno, si trovava a simpatizzare sempre pi.
A ogni modo, gli amici del maestro affiliati al circolo accolsero con entusiasmo la proposta di
esporre i disegni di Dalmau. Incarnavano una visione che, secondo le parole di uno di loro che aveva
visto i disegni, suggeriva la miseria di una Barcellona altrimenti immersa nella mediocrit e nei piaceri.
La mostra avrebbe potuto smuovere qualche coscienza. Dovresti tornare da padre Jacint, insistette
don Manuel dopo avergli comunicato la bella notizia. Ne va della tua carriera. Al circolo ho assicurato
che avevi intrapreso il cammino dellevangelizzazione: dubito fortemente che avrebbero acconsentito a
un ateo di esporre.
Dalmau si liber del maestro con un grugnito di conferma; non aveva alcuna intenzione di
riprendere il catechismo. Negli ultimi mesi la sua vita era girata attorno al lavoro in fabbrica e ai
disegni che realizzava la notte, sempre accompagnato da Maravillas e dal trinxeraire da lei scelto per la
seduta.
Vedeva poco sua madre. Rientrava a notte fonda, quando lei dormiva gi. Al risveglio, si
scambiavano qualche parola mentre lui faceva colazione, ma in breve la sedia vuota di Montserrat li
zittiva. Scopr che Emma andava ancora a trovare Josefa con regolarit, forse per farle sentire meno la
mancanza della figlia perduta. Dalmau non aveva smesso nemmeno un giorno di pensare a lei, di
rivivere il pugno, la sbronza, il disprezzo e lumiliazione, le minacce di suo cugino... Aveva cercato di
vederla, e desiderava ancora farlo, ma sentiva che i suoi sentimenti per lei si raffreddavano, sebbene di
tanto in tanto tornassero a tormentarlo. In quei momenti chiedeva di lei a sua madre, di solito schiva
nelle risposte. Bisogna lasciar passare un po di tempo, sentenziava Josefa dando per chiuso il
discorso e rimettendo il piede sul pedale della macchina da cucire. Dalmau non sapeva mai se lo diceva
per il ricordo doloroso di Montserrat o per la sua situazione con Emma.
A volte, la mattina, attraversava il Raval per passare vicino a Ca Bertrn. La miriade di
carrettieri che si affaccendavano intorno al mercato di Sant Antoni, i carri fermi davanti alle
manifatture, i cavalli, i venditori ambulanti, i lavoratori, i disoccupati, i mendicanti e i trinxeraires che
scorrazzavano ovunque... tutta quella confusione di una citt viva gli dava un senso di sicurezza, per
quanto a suo giudizio insufficiente, e finiva sempre con lappostarsi in qualche portone nei pressi della
trattoria. Di tanto in tanto gli capitava di vedere Emma, sempre affaccendata. Dalmau non sapeva come
comportarsi: avrebbe potuto avanzare di qualche passo, ma si allontanava ogni volta senza averlo fatto.
Non si avvicin mai: ogni volta che era sul punto di farlo gli tornavano in mente il pugno e lo
sprezzante dimenticami con cui lei gli aveva detto addio. Imbecille! borbott tra s in mezzo alla
strada, senza preoccuparsi di offendere qualcuno. Si guard attorno. Un paio di uomini che
camminavano dietro di lui scrollarono la testa, ma non ci avevano badato pi di tanto. Quantera
pentito di come si era comportato! Chiss se Emma aveva dimenticato... Sua madre non gli aveva mai
riferito di un cenno dinteresse nei suoi confronti da parte della ragazza. Forse si sentiva ancora
responsabile per la morte di Montserrat, e ne dava la colpa anche a lui. Forse era troppo presto. Forse
sua madre aveva ragione e la cosa migliore era lasciar passare un po di tempo...
A volte, quando Dalmau sincamminava verso la fabbrica, una coppia di trinxeraires, un
bambino e una bambina, usciva dal proprio nascondiglio.
Chi era? domand un giorno la bambina.
Quella l, alta, bella, con il vestito a fiori e il grembiule bianco, rispose il bambino, suo
fratello.
Sei proprio sicuro?
Sicuro. Non appena la vede, corre a nascondersi sotto un portone. Non te ne sei accorta?
disse Delfn.
Maravillas se nera accorta, s, ma preferiva sentirlo dalla bocca del fratello.
Ma se trema addirittura! Si affaccia appena quando lei  nel cortile, e quando la vede rientrare
mette fuori la testa.  chiarissimo! Dai! insistette il bambino.
Corsero dietro a Dalmau per fingere, come quasi tutti i giorni, di incontrarlo per caso nel
quartiere di Sant Antoni.
Che c, mi seguite? aveva chiesto loro le prime volte.
S, aveva risposto Maravillas.
E ogni volta Dalmau comprava loro qualcosa da mangiare a una delle tante bancarelle degli
ambulanti che vagavano per la citt annunciando la merce che trasportavano sui carretti.
Un giorno, per, invece di seguire Dalmau, Maravillas si avvicin al cortile sul retro della
locanda. Un tozzo di pane, buona donna, supplic tendendo la mano al di sopra del muretto che
racchiudeva il cortile.
Se vuoi del pane, vieni a mezzogiorno, dopo pranzo, le rispose Emma senza smettere di
lavorare. Se mi aiuti a lavare i piatti, te ne dar.
Ho fame, insistette la bambina con una sfacciataggine inusuale per qualcuno che chiedeva
unelemosina.
A quel punto Emma la guard. Maravillas resse lo sguardo, osservandola a sua volta. Senza
dubbio, era bella. Incantevole. E pulita. Giovane e sana. Un brivido dinvidia scosse la trinxeraire. Lei
aveva i seni piccoli, che si confondevano con le costole che le sporgevano dal petto; non aveva sedere e
la pancia era piatta... Non aveva nessuna delle curve sensuali di quella ragazza. Quanto tempo era
passato dallultima volta che si era guardata allo specchio? Non sapeva nemmeno se era bella oppure
no. Delfn le diceva che era brutta come quei pesci dal muso schiacciato che a volte vedevano nelle
pescherie, ma le assicurava che per chi viveva per strada non era una cosa importante. Ed era vero: in
strada contavano solo laudacia, la rapidit, la decisione, lingegno... La bellezza serviva solo perch gli
uomini la notassero e la violentassero o la costringessero a prostituirsi, o entrambe le cose.
Puoi resistere, fino a mezzogiorno, rispose Emma, strappando Maravillas dai suoi pensieri.
Solo un tozzo di pane secco, prov a insistere.
A mezzogiorno.
Ti supplico.
Non mi hai sentita? reag la ragazza perdendo la pazienza. A mezzogiorno.
A quellora Dalmau andava a mangiare a casa del maestro. Da quando avevano cominciato a
organizzare la mostra dei disegni dei trinxeraires, don Manuel non faceva che invitarlo. Ormai non gli
importava pi della cravatta. Dalmau mangiava al tavolo grande, con la famiglia e padre Jacint nei
giorni in cui era invitato, ed erano molti; di tanto in tanto faceva un sonnellino in una saletta in
penombra, mentre don Manuel riposava nella sua camera da letto. A volte condividevano il pasto con
altri commensali: familiari o amici di famiglia, anche se capitava abbastanza raramente. Doa Celia
non gli rivolgeva la parola, n cercava di dissimulare il proprio malanimo. rsula, la figlia maggiore,
cerc invece di coinvolgerlo di nuovo nei suoi giochi sessuali ingenui e inesperti, e con la scusa di
insegnargli a usare correttamente le posate se lo port nel ripostiglio. Non gli lasci nemmeno il tempo
di parlare: gli si gett addosso e lo baci, gli prese una mano e se la port sui seni e tra le gambe,
sempre sopra i vestiti. Poi gli cerc il pene e, mentre lei gli si schiacciava contro, godendo di quel
piacere proibito, la mano di lui sinsinu rapidamente nella scollatura di lei e tir fuori uno dei seni.
Cosa fai? grid rsula staccandosi bruscamente, mentre si ricopriva. Chi ti credi di essere?
In quel momento Dalmau fece per pizzicarla fra le gambe, e la ragazza salt allindietro,
urtando una scopa e un secchio, che rotolarono sul pavimento con un gran chiasso.
Mia sorella  morta, le ricord Dalmau quando lei, confusa e con il fiato in gola, apr la porta
per scappare via. Ormai non puoi pi ricattarmi.
Non sottovalutarmi, schifoso... rsula represse il resto dellinsulto. Ti ricorderai di me, lo
minacci prima di sbattere la porta alle proprie spalle.
Almeno per ci che riguardava la mostra al Crculo Artstico de Sant Lluc, la minaccia non
ebbe alcun effetto. Levento si tenne nella sede sociale dellistituto, in calle Boters, e fu un grande
successo. Con la propria presenza, padre Jacint diede un minimo di credibilit alla promessa fatta da
don Manuel riguardo al riavvicinamento alla fede del nuovo pittore, che fu festeggiato, interrogato e
assediato dai membri del circolo accorsi per loccasione, dai loro familiari e dal folto pubblico invitato
allinaugurazione. Della presentazione sincaric don Manuel, accompagnato dai membri del circolo
artistico. Dalmau non desiderava parlare in pubblico e aveva pregato il maestro di farlo per lui.
Divento nervoso, gli aveva detto. Mi trema la voce, e le parole mi restano incastrate in gola.
Di sicuro non sei un politico, gli aveva detto laltro, liberandolo da quella responsabilit, ma
non dallimpegno di chiacchierare con il pubblico dopo il discorso. Cavalieri con grandi baffi, alcuni
con la punta incerata, quasi tutti foltissimi come quelli di don Manuel, che si univano ai favoriti, e
barbe di tutti i tipi: squadrate, secondo lo stile madrileno; appuntite; a mosca, a volte una semplice
macchia di peli sotto il labbro... Gli uomini gli presentavano le mogli o le figlie, tutte ben vestite e
profumate, le prime coperte di gioielli. Dalmau si sentiva umiliato. Non faceva in tempo a rispondere a
una domanda che gi doveva salutare qualcun altro; intanto una donna gli confessava la compassione
per quei poveri trinxeraires, che i suoi disegni suscitavano, figli di Dio come noi, diceva, scoppiando
quasi in singhiozzi. Improvvisamente apparve un personaggio importante e don Manuel tir Dalmau da
parte, ma poco dopo la gente lo circond di nuovo.
Accorse anche la stampa specializzata, che si un al coro delle lodi. Il pittore di anime, cos fu
forgiato il titolo che uno dei giornalisti avrebbe utilizzato nelledizione del giorno successivo. Dalmau
ripens al commento di don Manuel e alla possibile influenza esercitata dal maestro sulluomo che
laveva intervistato quasi sotto dettatura. Lidealismo con cui questo giovane pittore tratta la miseria
concede addirittura un tocco nobile ai bambini ritratti nei quadri, comment un altro critico davanti a
un pubblico soggiogato.
I Llucs erano euforici. Dalmau aveva permesso loro di vincere unimportante battaglia nelle
loro continue dispute pubbliche con i bohmien. Meno di due anni prima la stessa stampa aveva
criticato le opere esposte allEls Quatre Gats, una birreria-caff-ristorante di Barcellona elevata a centro
di culto dellarte bohmien. Era la mostra di un giovane pittore: Pablo Ruiz Picasso. Squilibrio nel
disegno, inesperienza, sciatteria, esitazioni... era stato detto della sua opera. Picasso era diventato per i
bohmien la giovane promessa della pittura, anche se la mostra successiva, insieme a Ramon Casas,
tenutasi un anno dopo presso la sala Pars, sempre a Barcellona, non aveva meritato nemmeno una riga
di commento da parte dei giornalisti darte.
E di te dicono che sei il pittore di anime, si congratul con lui don Manuel, gonfio dorgoglio.
Il gruppo che si stringeva attorno a Dalmau esplose in un applauso. Il pittore non sapeva dove
mettere le mani n dove posare lo sguardo; lo fiss a terra, poi lo fece scorrere rapidamente sugli
uomini e le donne che lo circondavano, annuendo, mormorando ringraziamenti, senza sapere se fosse il
caso di applaudire a propria volta. Lo fece. E applaud ancora quando un paio di persone si fecero da
parte per lasciar passare una donna vestita con estrema semplicit: un abito a fiori che, se non fosse
stato chiuso con delicatezza da una cintura, non sarebbe sembrato che una tunica, privo persino della
fodera, appesa alle spalle senza alcuna grazia.
Non fu necessario che Dalmau osservasse quei volti per percepire il rifiuto che Josefa aveva
suscitato in quei borghesi arroganti. Alcuni si stavano gi allontanando, quando Dalmau alz la voce.
Mia madre, la present, prendendola per lavambraccio e avvicinandosi a don Manuel. Madre, il
mio maestro.
Don Manuel la salut con galanteria; alcune delle donne che si erano allontanate tornarono
indietro con unespressione curiosa, spinte da un meschino interesse per la donna che sarebbe diventata
oggetto di pettegolezzi e burle nelle future conversazioni: la madre dellartista.
Senza far caso agli elogi sperticati di don Manuel, Josefa guard con insolenza un paio di quelle
donne. Mostrameli, disse poi al figlio, indicando i quadri.
Passeggiarono per la sala, con accanto il maestro e addosso gli sguardi insistenti di tutti i
convenuti. Josefa sopport le spiegazioni di don Manuel al braccio del figlio, orgogliosa di sapersi
osservata.
Dalmau sentiva la mancanza di Emma; le avrebbe stretto la mano, le avrebbe illustrato i
disegni, dicendole chi era chi, quanto gli fosse costato disegnarli, che cosa gli aveva rubato quello, che
cosa avesse gridato allaltro... Lei avrebbe riso e avrebbero condiviso quel trionfo. Forse ora, dopo la
mostra, sarebbe stato possibile un riavvicinamento.
Sta bene attento, gli sussurr Josefa allorecchio, interrompendo i suoi pensieri, che uno di
questi borghesi non rubi la tua, di anima.
...
.
...
5.
...
.
...
Emma andava su e gi per la sala della trattoria con il vassoio carico di stoviglie sporche che
aveva ritirato dai tavoli. Camminava lentamente, con attenzione, badando che la piramide di piatti e
bicchieri non cadesse. Tuttavia, mentre passava vicino a un tavolo occupato da quattro operai, uno
degli uomini le diede una forte pacca sul sedere. La ragazza inciamp, lanciando il vassoio davanti a s.
Piatti, bicchieri e scodelle finirono con gran chiasso sul pavimento, andando quasi tutti in mille pezzi.
Emma non prest attenzione al danno, ma si port le mani alle natiche e, rossa in viso, si volt verso i
commensali. Chi  stato? grid. Come ti sei permesso?
Gli uomini seduti al tavolo ridevano a crepapelle.
Bertrn li raggiunse di gran carriera. Lon, si rivolse subito a uno degli operai, assiduo
frequentatore di Ca Bertrn, operaio presso una fabbrica di mobili nonch sbruffone e amante delle
risse. Non voglio scandali nel mio locale! Questa  una trattoria seria.
Seria? ribatt loperaio, che subito dopo srotol un grande foglio di carta e glielo mostr.
Emma vide il suo capo impallidire. Loperaio si alz, si appoggi il foglio sul petto e, con la
carta che gli arrivava fin quasi alle ginocchia, gir su se stesso perch potessero vederlo anche i
commensali degli altri tavoli. I fischi, gli applausi, le insolenze e le volgarit che uscirono dalla bocca
di quei rozzi operai venuti l a pranzare per pochi centesimi si condensarono nelle orecchie di Emma al
riconoscersi nuda nel disegno, in atteggiamento provocatorio, assolutamente osceno. Le tremarono le
gambe e sent montare la nausea. Vedeva tutto girare, finch non sent pi nulla. Stava per cadere a
terra, ma uno degli uomini al tavolo di Lon lafferr.
Avanti, spogliati! grid qualcuno.
La gonna, alzale la gonna!
Luomo che le aveva impedito di cadere la reggeva in vita con una mano, mentre con laltra le
palpava i seni.
Bravo!
Facci vedere le tette! Quelle vere! lo incoraggi un altro.
Bertrn era paralizzato. Furono sua moglie Ester e una delle figlie, attirate dal frastuono, a
liberare Emma dalle mani delloperaio.
Portala via! ordin la madre alla figlia. In cucina. Svelta!
No! si lamentarono in coro vari clienti.
La vogliamo nuda, come nel quadro!
Puttana!
Dammelo, ordin la cuoca a Lon, indicando il disegno.
Non ci penso nemmeno, si oppose laltro tirandolo indietro. Mi  costato i miei buoni
centesimi.
Dove lhai preso? reag finalmente Bertrn.
Dove lho comprato, vorrai dire. Nel bordello della Juana! grid luomo, ridendo forte. Ne
vendevano altri, parecchi, ma a me piaceva questo.
E lo mostr di nuovo, girando su se stesso e infiammando ancora di pi luditorio. Nel
frattempo Emma, diretta in cucina, credette di perdere definitivamente i sensi alludire
quellaffermazione di Lon: non solo ne esistevano altri, ma li vendevano addirittura in un bordello.
Adesso basta! Finiamola! simpose Bertrn, Questa  una trattoria...
Seria? lo interruppe Lon scatenando nuove risate. Ma se ci fai lavorare una donna che posa
nuda... Loperaio dovette cercare le parole. ... come una scrofa!
Devesserci una spiegazione, disse Ester, che, prima di seguire Emma, ordin allaltra figlia
di pulire a terra.
Non ce nerano. Per lo meno non del genere che avrebbero potuto tranquillizzare Ester e il
marito, proprietari di una modesta locanda ma sempre in attesa di fare un salto di livello che, per
quanto limitato, avrebbe permesso loro di entrare a far parte della borghesia cittadina. Catalani e
cattolici, ovviamente. Ti sei lasciata ritrarre cos? chiese stupita la donna dopo che Emma ebbe
annuito a tutte le sue domande, in ginocchio, il viso affondato tra le mani. Per... che rapporti avevi
con il tuo fidanzato, ragazza mia? Avevate gi... consumato?
Le figlie di Bertrn ascoltavano attente, a bocca aperta, cos come il padre che, dalla porta della
cucina, controllava al contempo la sala.
Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace... singhiozzava Emma.
Una delle figlie cerc di consolarla chinandosi accanto a lei per metterle un braccio sulle spalle.
La madre lafferr con violenza, la sollev da terra e la costrinse a togliersi. Dispiace anche a noi,
Emma, disse poi. Ma devi lasciare questo posto.
Bertrn sobbalz. E lo sguardo che gli scocc la moglie fu sufficiente a mettere a tacere
qualunque protesta. Le figlie si guardarono, sbalordite.
Emma scopr il viso e si rivolse a Ester. Mi stai licenziando? chiese poi, attonita.
Ovviamente, rispose laltra con durezza. Non possiamo ammettere queste indecenze, qui.
Dalle la paga della giornata, Bertrn, aggiunse poi avvicinandosi al marito. Voi, andate a preparare la
tavola. Tu invece raccogli le tue cose e va a farti pagare. Non voglio sentire una parola, sbuff,
mentre Emma usciva dalla cucina. I clienti si erano calmati e in sala si udivano solo i consueti
mormorii intervallati da un grido o da una risata. So che  dura, continu la donna. Ma non si tratta
solo di quel disegno... o di quelli che potrebbero saltar fuori. Non ti rendi conto che Emma ha preso il
posto delle tue figlie in cucina? Ormai si sentono pi a loro agio lontane dai fornelli, a chiacchierare
con la gente, a dire sciocchezze e a civettare. Di cameriere possiamo sempre trovarne altre, migliori o
peggiori, ma di buone cuoche no, e dobbiamo approfittare delloccasione. Dobbiamo insegnar loro tutto
quello che sappiamo: chi mi sostituir, se dovesse succedermi qualcosa? Chi si far carico di questo
posto, quando saremo vecchi?
Ma suo zio... La carne del mattatoio... disse Bertrn dubbioso.
Sebastin capir. Credi che sarebbe contento se la gente continuasse a venire qui con quei
disegni per chiamare puttana sua nipote e allungare le mani? Vedrai che la manda via di casa anche
lui.
 un anarchico, come suo fratello, e sai gi come la pensa quella gente rispetto al sesso e a
tutte quelle libert.
S, s. Finch non li punge sul vivo, replic Ester, asciutta. Anarchia o no, si sentir umiliato
da questa storia.
Bertrn sospir e annu.
Emma scapp dal retro della trattoria, attraverso una porticina nel muretto del cortile. Bertrn
non le aveva scalato il costo delle stoviglie dalla paga della giornata. Senza guardarla negli occhi,
aveva stretto le labbra e le aveva augurato buona fortuna. Come se le avessero strappato una parte del
suo essere, della sua vita, delle sue abitudini, Emma si ritrov immersa nella confusione di strade e
persone cui non sembrava importare niente della sua disgrazia. Schiv un carretto tirato da una vecchia
mula che respirava a fatica, e si allontan dalla trattoria tra i molti altri carretti che andavano e
venivano. Tutto le pareva ostile. Non era ancora ora di tornare a casa: che cosa avrebbe fatto, chiusa l
dentro? Lo zio Sebastin sicuramente stava dormendo dopo il turno di notte al mattatoio. Trem
allidea di dover spiegare a lui e ai cugini la ragione di quei disegni. Rosa lo sapeva; glielaveva
raccontato nella confidenza e nellintimit del letto che dividevano. Un brivido freddo le corse lungo la
schiena al pensiero che lo zio e i suoi cugini la vedessero nuda. Perch? Perch? Perch Dalmau li
aveva venduti? La odiava cos tanto? Si blocc in mezzo alla strada, i pugni chiusi, le unghie conficcate
nei palmi. Disgraziato! mormor. La gente che camminava dietro di lei dovette schivarla. Lungo
quella stessa strada, o forse in unaltra poco lontana, Dalmau laveva inseguita chiedendole perdono.
Credeva davvero che si potesse perdonare con tanta facilit un pugno come quello che le aveva dato?
No, nemmeno mettendolo in conto allalcol che aveva bevuto quella sera. E poi cera la questione di
Montserrat. Emma non riusciva a liberarsi dal senso di colpa, e la visione della barricata e della testa
della sua amica che esplodeva la tormentava ogni notte. Dalmau invece non voleva riconoscere le
proprie responsabilit, nemmeno quella di averle chiesto di sostituire Montserrat alle lezioni di
catechismo. Traditrice! laveva accusata Montserrat prima di morire. Dalmau avrebbe dovuto
cambiare atteggiamento e insistere milioni di volte per ottenere il suo perdono, invece era sparito dopo
i primi tentativi, senza perseverare. E adesso i disegni. Non riusciva a capire come fossero finiti in un
bordello. La gente laveva vista nuda, provocante, lussuriosa. Ricordava ognuna di quelle sedute:
lamore, la passione, il piacere... Dopo aver camminato per un po, assorta, con gli occhi lucidi, si
ritrov a pochi passi dal cancello della fabbrica di ceramiche. Si sforz di ricordare se in qualche
momento avesse deciso di andare fin l, ma si rispose di no.
Dalmau non cera, le disse un vecchio sdentato. Per che cosa voleva vederlo?
Per che cosa?, pens lei. Per sputargli in faccia. Per graffiargli la faccia e dargli un bel calcio in
mezzo alle gambe, se non due!
Niente, rispose invece. Non preoccupatevi.
Sta preparando una mostra con il maestro. Dicono che  molto bella e... Ma Emma si stava
gi allontanando. Vuoi che gli dica che sei venuta? Come ti chiami?
Lei esit un attimo, dando la schiena al vecchio, e senza nemmeno voltare la testa rispose: No,
non disturbatevi. Non mi conosce. Torner unaltra volta.
E sincammin verso Sant Antoni attraverso gli spiazzi erbosi, le strade non lastricate e senza
marciapiedi costeggiate da umili case a uno o due piani, botteghe e fattorie che vendevano latte di
vacca, di capra o dasina; le stesse strade che aveva percorso allandata senza notare niente di tutto ci.
Bastardo, ud se stessa mormorare davanti a una latteria. Bastardo, ripet ancora, un po
pi forte. Bastardo! grid rivolta al cielo, ferma in mezzo alla strada. Bastardo!
Una casara la riprese con un fischio: la bestia che stava mungendo si era agitata, inquieta. Due
donne vestite di nero dissero qualcosa indicandola. Alle loro spalle, nascosti tra le case, i panni stesi ad
asciugare e i mucchi di cianfrusaglie e rifiuti, Maravillas e suo fratello Delfn si scambiarono
unocchiata complice. Era stato facile rubare dallo studio di Dalmau i disegni di quella ragazza che
Maravillas aveva riconosciuto immediatamente vedendola alla trattoria. Dalmau non era ordinato e,
quando dipingeva i trinxeraires, entrava in un tale stato di concentrazione che, a parte la carta, il
carboncino e i pastelli che aveva in mano, Maravillas avrebbe potuto rubargli persino una scarpa o la
camicia che aveva addosso.
Venderli al bordello della Juana era stato ancora pi facile. La ruffiana non era, come ci si
sarebbe aspettati, una persona colta e sensibile; eppure aveva osservato i disegni con rispetto, come se
avesse scoperto qualcosa che andava molto al di l della lascivia che pretendevano di suscitare gli scatti
di nudi femminili diventati di moda con la diffusione delle macchine fotografiche. Quel rispetto per
non le avrebbe fatto sborsare un prezzo pi alto, come le aveva assicurato Benito, il trinxeraire che le
aveva descritto lo sguardo strano della ruffiana, al quale Maravillas aveva affidato il compito di
vendere i disegni.
E perch non tu o io? si era lamentato suo fratello.
Non voglio che Dalmau sappia che siamo stati noi.
Perch?
Si fida di noi. Forse si  addirittura affezionato. Non capisci? Ci compra sempre qualcosa da
mangiare alle bancarelle, e di tanto in tanto ci regala un centesimo.  arrabbiato con quella ragazza, 
una cosa evidente, ma ne  anche innamorato. Altrimenti non lavrebbe spiata. E se fa la pace con lei,
noi saremo di troppo, questo  certo.
Ah. Delfn riflett un istante. E se Dalmau incontra Benito e lui gli racconta che siamo stati
noi a darglieli?
Laltra sventol una mano in aria, come a minimizzare. Lunica cosa che Benito potr
raccontare sono i pochi giorni che gli restano da vivere, con quella tosse che gli fa sputare sangue da
tutte le parti.
Maravillas fece per seguire Emma, che, dopo aver gridato insulti a Dalmau e aver sputato ai
piedi di una delle casare, aveva ripreso a camminare ed era ormai in fondo alla via.
Lasciala andare, propose Delfn.
Maravillas, per, aveva altro per la mente. Voleva sapere cosa stesse succedendo a quella
ragazza. Un giorno o laltro le sarebbe tornato utile... per il bene o per il male di Dalmau.
Lo zio Sebastin sapeva gi tutto: era andato a mangiare a Ca Bertrn dopo che Emma ne era
uscita, e la collera non aveva fatto che crescere in lui a mano a mano che aspettava il suo rientro a casa.
Emma lo trov furibondo, aggressivo, probabilmente ubriaco, come testimoniavano la bottiglia danice
mezza vuota sul tavolo da pranzo e lalito che le arriv in faccia insieme alle prime parole.
Coshai fatto, disgraziata? ringhi Sebastin. Emma arretr fino alla porta di casa. Lui la
segu, sputacchiandole in faccia gocce di saliva e alcol mentre gridava: Tutti ti hanno vista nuda!
Puttana!  cos che ti ho educata? Cosa direbbe tuo padre, se fosse ancora vivo?
Emma and a sbattere contro la porta chiusa. Il naso dello zio Sebastin si ferm a un
centimetro dal suo; la puzza della sua bocca e del suo corpo sudato le diede la nausea. Sentiva addosso
il suo respiro bollente. Erano soli in casa; i cugini erano ancora al lavoro. Stava per picchiarla. Emma
trem e chiuse gli occhi, temendo che lo zio, trascinato dallira e dallalcol, volesse farle del male,
invece laltro smise di gridare. Passarono alcuni secondi, senza che lei riuscisse a sollevare lo sguardo,
incapace di controllare il tremito delle ginocchia. Stava per cadere a terra quando un colpo rimbomb
per tutta la casa: lo zio Sebastin aveva sferrato un pugno terribile contro la porta. Emma cominci a
scivolare verso il pavimento, con la schiena che strusciava contro il battente. Luomo sferr un paio di
calci alla porta, a pochi centimetri da lei. La ragazza sent il rumore del legno che si rompeva e si fece
ancora pi minuta. Suo zio torn al tavolo della cucina e si vers un altro bicchierino danice.
Emma rimase seduta contro la porta, le ginocchia al petto, a nascondere i seni. E lo vide scolarsi
il bicchierino in un sorso per poi tornare a riempirlo.
Domani ti cerco un bravo ragazzo capace di passare sopra a quei disegni e al tuo
comportamento, e lo sposerai. Sar difficile trovare qualcuno che accetti una moglie gi vista e
desiderata da una buona met degli uomini di Barcellona, ma credo ci sia qualcuno che...
No, disse Emma, sorprendendosi delle sue stesse parole. Non sposer nessuno.
Sebastin vuot il bicchiere, anche stavolta in un solo sorso, e la cosa, inspiegabilmente, sembr
tranquillizzare Emma. Dovrei darti una bella legnata, la minacci. Ma ho promesso a mio fratello
che non avrei permesso a nessuno, me compreso, di farti del male. Se non sei disposta a obbedirmi,
dovrai andartene da questa casa. Hai unet sufficiente perch io mi consideri libero dallimpegno
preso con tuo padre.
Dopo quelle parole, un discorso piuttosto lungo per un macellaio, lo zio Sebastin si lasci
cadere su una delle sedie intorno al tavolo.
Non preoccuparti, zio, domani stesso... cominci Emma.
No, non domani. Oggi. Subito.
Ma Rosa... e i cugini... balbett la ragazza. Vorrei salutarli.
Allora aspettali in strada.
Emma stringeva ancora il fagotto con i suoi pochi averi che aveva raccolto alla trattoria: una
scodella, alcune posate, un paio di grembiuli e un tovagliolo. E adesso doveva fare la stessa cosa in
quella che era stata la sua unica casa dopo la morte di suo padre. Alcuni abiti. Il vestito a fiori fatto con
la stoffa che le aveva regalato Montserrat. Un paio di scarpe e i disegni che Dalmau le aveva fatto da
bambina, che fece in mille pezzi. Dei suoi genitori conservava solo un paio di occhiali con le lenti
graffiate e una stilografica con il cappuccio doro appartenuta a suo padre, che custodiva come un
tesoro. Non volle prenderla con s.
Fammi il favore di conservarla per me, zio, lo supplic posandola sul tavolo, gi con il
fagotto in spalla. Spero di tornare a riprenderla, un giorno, ma se cos non fosse, voglio che labbia
mio cugino, il maggiore.
Luomo non rispose.
Grazie di tutto, concluse la ragazza. Voglio che tu sappia che comprendo la tua decisione.
Si chin per dargli un bacio sulla fronte, come in tante altre occasioni.
Sebastin si scans.
Mi dispiace, disse ancora Emma avviandosi verso la porta.
Se non ti faccio sposare, non ti caccio di casa e non ti spacco la faccia, la gente penser che
anche la mia Rosa  una poco di buono come te, gli sent dire quando gi si stava chiudendo la porta
alle spalle. E questo non posso permetterlo.
Emma, con un piede sul pianerottolo, annu e spar.
Rosa pianse quando, sul portone, Emma le spieg laccaduto. Loro non capiranno, la avvert
Rosa, riferendosi al probabile atteggiamento dei suoi fratelli. E non sbagliava. I ragazzi arrivarono
mentre Emma stava prendendo commiato dalla cugina.
Non avrai posato anche tu per quel figlio di puttana? fu la prima reazione di uno di loro, che
fulmin la sorella con lo sguardo, le mani strette a pugno.
Ti avevo avvertito. Lasciare che Emma andasse a letto con quel figlio di puttana in casa nostra
non poteva portare a niente di buono, sintromise laltro fratello.
Mi dispiace, si scus Emma con i cugini. E diede a entrambi il bacio che il loro padre non si
era lasciato dare.
Entrambi lo ricevettero con imbarazzo, ansiosi di metter fine a quellincontro: alcuni vicini che
salivano o scendevano le scale cominciavano a guardarli con diffidenza. Che succede? domand
uno.
Succedevano molte cose. Emma quasi non aveva denaro, a parte le poche pesetas avute al
lavoro e gli scarsi risparmi. Con quei soldi avrebbe potuto affittare una stanza in una casa privata, ma in
tutte quelle che conosceva, di propriet di amiche sue e che aveva appena valutato con Rosa, sarebbe
potuta succedere la stessa cosa: se fossero venuti a sapere dei disegni, lavrebbero cacciata, oppure...
Rosa non aveva osato dirlo, ma non era stato necessario. Avrebbero potuto approfittarsi di lei,
prendendola per una donna facile. Erano passate solo poche ore da quando aveva temuto che suo zio
potesse violentarla. Non aveva voluto confessarlo a sua cugina, e si era sentita ingiusta con quelluomo
che laveva accolta in casa, ma se le cose stavano cos con un parente che rispettava e di cui aveva
fiducia, cera da aspettarsi ben altro da un estraneo.
Improvvisamente si rese conto che, con lunica eccezione delle lotte operaie, delle proteste
davanti alla Guardia Civil, delle grida e degli insulti contro i borghesi, la sua vita era sempre stata
serena. Quando Rosa e i suoi cugini ebbero salito le scale, lambiente che la circondava si fece
nuovamente ostile, come quando aveva dovuto lasciare Ca Bertrn quella mattina. Era sola. Doveva
assolutamente trovare un lavoro. Aveva bisogno di soldi. Le occorreva una trattoria seria dove non la
conoscessero e in cui potesse dormire e mangiare. Doveva riprendere le briglie di quella vita che, dopo
larresto di Montserrat, le era sfuggita di mano portandola al punto in cui si trovava ora, sola in mezzo
alla ronda de Sant Antoni, una strada piena di gente, muli e carretti, al tramonto di un maledetto
mercoled di met luglio del 1902.
Sent suonare i due quarti alla campana della parrocchia di Sant Pau del Camp: le sette e mezzo.
Rosa le aveva detto di farsi trovare prima delle otto al ricovero municipale del Parque. Si poteva entrare
dalle otto alle dieci di sera, ma avevano convenuto che sarebbe stato meglio andarci presto, per evitare
che Emma si ritrovasse senza letto o senza cena. E cos prese subito il tram che faceva il giro della citt
vecchia e che lavrebbe lasciata vicino al ricovero, in calle Siclia. Riusc a prendere posto su una panca
in mezzo a due soldati che, con cortesia eccessiva e un po impostata, le fecero spazio. Ben presto cap:
a poco a poco, i due cominciarono ad avvicinarsi e a stringerla in una morsa. Ecco quale sarebbe stata
la sua vita a partire da quella sera. Emma sospir rumorosamente, poi agit con violenza le spalle.
Sbaglio o la panca si  accorciata? disse ironica, suscitando sorrisi da parte degli altri viaggiatori e
facendo arrossire i soldati, che si scostarono quanto bastava.
Sul Paralelo, il tram si limit a suonare la campanella per far scansare la folla che si aggirava tra
caff, ristoranti, venditori ambulanti, teatri, cinema e attrazioni di ogni genere. La gente per era restia
a farsi da parte, e questo provocava spesso incidenti, soprattutto nelle vie pi strette. La Ghigliottina,
cos venivano chiamati i tram per la facilit con cui troncavano la vita dei barcellonesi, anche se quella
linea in particolare era chiamata la Carrozza dei Poveri: la domenica molte famiglie umili vi facevano
un giro, mentre i ricchi scorrazzavano sulle loro auto private.
Emma scese allaltezza del Parque, un terreno su cui due secoli prima, allepoca della sconfitta
di Barcellona nella guerra di successione tra i sostenitori di Filippo V di Borbone e quelli dellarciduca
Carlo dAustria, sorgeva una fortezza. A met Ottocento, il governo aveva ceduto la fortezza alle
autorit cittadine, le quali avevano decretato senza indugi labbattimento delle strutture militari che
ricordavano la sconfitta. Proprio l si era tenuta lEsposizione universale del 1888 e ora, alla luce serale
di quel mese di luglio e al fresco della brezza proveniente dal mare, Emma incrociava i barcellonesi che
passeggiavano con aria distratta per i viali: quello dei pioppi, quello dei tigli o quello degli olmi;
godendosi i giardini allinglese, con cedri giganti e una moltitudine di magnolie, o rinfrescandosi
davanti alla grande cascata, un monumento a semicerchio di considerevole altezza al quale si arrivava
percorrendo un viale fiancheggiato da eucalipti.
Emma prov una fitta dinvidia: anche lei, in compagnia di Dalmau, aveva approfittato di quelle
bellezze. Avevano corso e riso, si erano abbracciati e baciati con passione, poi lei si era stesa per
riposare sul prato di uno dei tanti giardini mentre Dalmau si perdeva nei suoi disegni: bozzetti dei
passanti, a volte caricature, per far divertire Emma; altre volte disegni di alberi o di un semplice fiore.
Non era passato tanto tempo da allora, eppure le sembrava tutto lontanissimo.
Acceler il passo per sfuggire alla nostalgia, quindi attravers il parco e raggiunse calle Siclia.
L sorgeva il ricovero, una struttura municipale dotata di dispensario e di letti in dormitori separati per
uomini, donne, bambini e folli. Assieme al personale medico e amministrativo, a un maestro e agli
addetti alle pulizie, alla cucina e al resto, nel ricovero cerano quattordici suore appartenenti allordine
della Sagrada Familia, che gestivano la struttura con laiuto di un cappellano.
In quei giorni il ricovero ospitava circa cento bambini, ottanta uomini e quaranta donne, oltre a
settanta malati di mente. La particolarit di quel rifugio era che uomini e donne potevano trattenersi per
tre notti durante le quali ricevevano un letto, una zuppa per cena e una prima colazione  durante il
giorno dovevano uscire , dopo di che era necessario che trascorressero due mesi prima di poter
chiedere di essere nuovamente accolti.
Emma si blocc alla vista della folla che aspettava in strada. Fu presa dai dubbi ed ebbe la
tentazione di tornare indietro, ma sapeva che per lei non esisteva altro rifugio allinfuori di quello.
Inspir con forza. Ne aveva parlato con Rosa: aveva bisogno di tempo, quantomeno di quei tre giorni
scarsi per poter prendere la decisione migliore. Si avvicin alla fila che aspettava davanti alledificio e
non tard a rendersi conto che tutte quelle persone, alcune ferite, sanguinanti, un paio di donne con in
braccio i corpi tremebondi di bambini scossi dalla febbre, anziani disabili e ubriachi che quasi non
riuscivano a reggersi in piedi, non cercavano tanto un letto in cui dormire quanto le cure dellassistenza
gratuita municipale, dunque del dispensario che si trovava nei piani bassi delledificio.
Cerc allora lingresso del ricovero e diede il proprio nome a un impiegato che accoglieva la
gente dietro un alto bancone. Era lunico requisito richiesto. Le indicarono la sala femminile, sempre al
pianoterra, dove si trovava lalbergo notturno. E l, tra le varie donne arrivate prima di lei che stavano
sistemando i loro miseri averi su una fila di letti sudici, incontr un paio di suore che le posero alcune
domande. Cosa laveva portata l? Aveva famiglia? Un lavoro? Cosa sapeva fare? Quale religione
professava? Emma diede risposte vaghe, tranne che alla domanda sul credo, alla quale, su richiesta di
una delle monache, rispose recitando a memoria parte del catechismo che suor Ins le aveva inculcato
al Buen Pastor. Le suore, sorprese, fecero in modo che quella sera le fosse servita una zuppa pi
abbondante del solito. Emma si distese su un letto tutto per s, con lenzuola ruvide e vecchie ma pulite;
da l ascolt russare, tossire e piangere una quarantina di donne. Cerano alcune mendicanti, certo, era
facile riconoscerle, ma vide anche donne e ragazze come lei, persone che la sorte aveva trascinato in
quel luogo e alle quali rivolse un abbozzo del sorriso con cui tutte fingevano di riconoscersi nella
disgrazia. Non parl con nessuno. Ci nonostante, e malgrado la moltitudine che la circondava, con il
calare delle tenebre Emma si rannicchi in posizione fetale in cerca di sollievo. Guard in faccia la
propria solitudine, le sembr concreta, come un muro eretto intorno a lei, e le lacrime cominciarono a
rigarle le guance. Cerc di trattenerle. Era una donna forte, lei, se lera sempre detto, e si vantava di
quella sua forza. Lott contro il pianto per qualche minuto: strinse gli occhi e le labbra, e il suo corpo
sirrigid, in tensione. I singhiozzi suonavano ovattati.
Lasciati andare, ragazza, sent dire dal letto attiguo. Ti far bene. Non importa a nessuno se
piangi, e nessuno te lo rinfaccer. Ci siamo passate tutte, e ancora non ne siamo uscite.
Emma cerc di rammentare il viso di quella donna. Non ci riusc, ma non le cost fatica seguire
quel consiglio e pianse come non ricordava di aver mai fatto, nemmeno alla morte di suo padre.
Il giorno dopo, le suore le raccomandarono una casa rispettabile in calle Girona, in fondo a va
de Cortes. Poteva dire che la mandavano loro. Le offrirono anche un altro lavoro come donna di
servizio, dato che il giorno precedente aveva detto di saper cucinare. Inoltre, avrebbero potuto
raccomandarla per lammissione al collegio di Mara Inmaculada per il servizio domestico. In
quellistituto cerano pi di ottocento ragazze che imparavano a servire e che sarebbero state assunte
presso famiglie benestanti.
Il letto nella casa di calle Girona le interessava, ma servire come domestica in una casa
borghese, proprio lei che era una fervente anarchica, era molto lontano dai suoi desideri, sebbene fosse
in difficolt. Suo padre si sarebbe rivoltato nella tomba e anche Montserrat, senza dubbio. Inoltre, per
entrare nel collegio dove insegnavano a cucinare e a servire, a obbedire alla padrona di casa e
soprattutto a Dio, era necessario un documento di buona condotta emesso dal prete della parrocchia
dappartenenza della futura domestica. Aveva potuto ingannare le suore con poche frasi del
catechismo, ma da un prete non avrebbe ottenuto niente.
Ve ne sono grata, reverenda madre superiora, si scus. Ma ho gi servito in qualche casa e
questo corpo... Indic se stessa con le mani aperte, dallalto in basso. ... questo corpo mi ha gi dato
molti problemi. I padroni di casa... i loro figli... Capite? La capivano. Credono di avere molti pi
diritti, oltre a quello di essere serviti a tavola. Lo ammetto: non voglio diventare unincitamento al
peccato. Magari tra qualche anno, quando avr perso un po in freschezza, potr lavorare in una casa
tranquilla.
Dici bene, figliola, conferm la superiora di quella decina di monache, squadrandola dalla
testa ai piedi.
La casa di calle Girona era modesta, ma per bene. Come cera da aspettarsi, essendo
raccomandata dalle suore, si trattava dellabitazione di una pia vedova in lutto perenne, che arrotondava
le entrate affittando le stanze che non le servivano. Per tre pesetas al mese, Emma avrebbe potuto
condividere il letto con unaltra giovane, Dora, una ragazza simpatica, dal carattere piacevole e dalla
risata facile, ansiosa di sposarsi per poter scappare da quella stanzetta in cui quasi non riuscivano a
stare entrambe in piedi. Lunico difetto era lodore di coniglio che emanava. Emma lo riconosceva
dallesperienza alla trattoria, ma Dora superava di parecchio quel puzzo, perch lavorava come addetta
al taglio del pelo e passava tutto il giorno con le mani addosso a quegli animali. Per quanto cercasse di
liberarsene, al mattino il letto era sempre pieno di peli e per un bel pezzo, dopo il risveglio, Dora si
sforzava di toglierseli dai capelli scompigliati, prodigandosi in scuse. Inoltre, non era possibile
arieggiare la stanza: lunica finestra dava su un piccolo cortile chiuso da cui non solo non entrava
alcuna frescura, ma arrivavano i mille odori degli altri appartamenti che vi si affacciavano, quasi se ne
stessero l compressi in attesa di un ingenuo inquilino che permettesse loro dinfilarsi in una nuova
casa e appestarla. Daltra parte, la vedova non approvava che tenessero aperta la porta della loro
camera. Sarebbe stato, diceva la vecchietta con voce pi ferma del solito, come un invito rivolto ai
desideri carnali degli uomini, concetto che sottolineava con un colpo di bastone sul pavimento di
piastrelle in cemento.
E cos Emma non poteva aprire la finestra della stanzetta, e forse, di tanto in tanto, le capit di
uscire con qualche pelo di coniglio tra i capelli, ma non le fu difficile trovare in Dora unamica alla
quale stringersi la notte per placare lansia e ingannare langoscia. Quel rapporto la rianim. La sua
situazione disperata la spinse a dimenticare Dalmau, suo zio Sebastin, sua cugina Rosa, Josefa, perfino
Bertrn e tutte le persone con cui aveva avuto a che fare sino a quel giorno. Aveva pagato un mese in
anticipo alla vedova e le restavano solo i soldi per nutrirsi con frugalit per lo stesso periodo di tempo.
Non osava contare le monete che aveva, ma sapeva che era cos. Doveva assolutamente trovare un
lavoro, e simpegn nella ricerca fin dal mattino dopo, senza limitarsi alla cucina, anche se i suoi primi
tentativi furono ristoranti e trattorie, birrerie, cantine e taverne: tutto inutile, dato che o la respingevano
o cercavano di approfittarsi di lei offrendole una miseria. La crisi economica era spietata, e portava alla
luce il peggio di quanti avevano lavoro da offrire.
Prov in negozi di pizzi e ricami, di cappelli, di generi alimentari e perfino di carri e carretti.
Niente. Cerc, infruttuosamente, nei negozi di ventagli, ombrelli e parasole, cioccolato, scarpe e
coltelli. Alla fine riusc a farsi assumere da un materassaio che aveva un magazzino in calle de Bailn,
vicino a plaza de Tetuan, e alcune notti i peli di coniglio portati da Dora si mescolavano ai fili di lana
che restavano addosso a Emma. La mattina dopo, ne ridevano insieme. Una tagliava il pelo delle pelli
di coniglio, laltra passava il giorno a battere la lana. Era quello, il lavoro di Emma: prendere un
bastone di frassino sottile, lungo un metro e mezzo, ritorto ad angolo acuto nella parte pi stretta, e con
quella parte far volare la lana in aria finch non si separava e si sprimacciava bene, poi bisognava
distenderla sulla tela del materasso che infine veniva cucito, compito svolto dal materassaio o da sua
moglie. Per qualche giorno Emma soffoc tra montagne di lana bruna cui non faceva altro che dare
bacchettate su bacchettate, sollevando una polvere che le toglieva il respiro, finch una sera, prima
ancora che la giornata di lavoro fosse conclusa, mentre era concentrata sul bastone levato in aria e
grandi mucchi di lana e polvere le volteggiavano davanti allaltezza del petto, il materassaio le diede
una spinta alle spalle e la fece cadere bocconi sulla massa che stava lavorando.
Dora le aveva gi chiesto di quelluomo. Emma le aveva risposto che sembrava una persona
onesta. Non fidarti, laveva avvertita laltra, e lei, senza rifletterci troppo, scherzando, le aveva
risposto che per la maggior parte del tempo aveva in mano un bastone, cos se lui si fosse avvicinato
troppo avrebbe avuto ci che si meritava. Ma ora... dov finito il bastone?, si domand, in ansia, con il
materassaio sopra di s, entrambi sommersi dalla lana, lui che come impazzito lottava per palparle i
seni con una mano mentre con laltra cercava di alzarle la gonna e contemporaneamente la baciava e le
mordeva il collo, le orecchie, le guance, le labbra.
Non poteva farcela, contro di lui. Luomo era grosso e forte, dopo una vita passata a battere la
lana, a trasportare materassi da una parte allaltra. Emma cerc di ragionare, sebbene si sentisse
soffocare tra i bioccoli di lana. Cerc a tentoni il bastone, una delle mani delluomo gi tra le sue
gambe, ma non lo trov. Non cera pi. Trovava solo lana. Cerc di gridare, ma le venne da tossire. E
la moglie?, si domand. Cerc di sottrarsi a quel corpo che la imprigionava, ma le fu impossibile.
Grid, e questa volta la gola le rispose. Lui la schiaffeggi con violenza, pi di quanto sarebbe stato
necessario, e continu a colpirla anche dopo che Emma si fu zittita.
No. Vi supplico, singhiozz la ragazza, gi arresa. Per favore. No. No...
Sent che il materassaio si abbassava i pantaloni strofinandosi contro di lei.
No. No. Emma sent la sua eccitazione e cerc ancora una volta di difendersi, ma luomo le
afferr i polsi e le allarg le braccia a croce. Per favore, insistette lei quando si guardarono negli
occhi.
Vedrai che ti piacer, ragazza, disse il materassaio sorridendo. Ti piacer cos tanto che ne
vorrai ancora.
Emma strinse i pugni attorno alla lana come se quel contatto potesse calmarla mentre luomo,
ormai a cavalcioni su di lei, lottava per strapparle la camicetta e liberare i seni.
Me lo chiederai tu! diceva al contempo, gli occhi vacui, il viso acceso. Vorrai rifarlo
subito!
Ag dimpulso. Non appena il materassaio apr bocca per riattaccare con le sue smargiassate,
Emma si sollev fin dove pot e gli infil in bocca una delle manciate di lana che stringeva in pugno.
Luomo, colto di sorpresa, le afferr il braccio e lo spinse via, ma in quel momento lei gli infil in
bocca dellaltra lana con la mano libera.
Intanto rifaccio questo! grid Emma spingendogli la lana fino in gola.
Luomo si difese. Lei, con la rabbia che le moltiplicava le forze e la volont, oppose resistenza
ai suoi assalti con tutte e due le mani, infilandogli altra lana in bocca e impedendogli di sputarla.
Ricevette qualche colpo, pochi, perch dopo qualche istante di rissa furiosa il materassaio si ritrov
senzaria e finalmente cadde a terra. Emma si liber e si allontan di qualche passo, tossendo in mezzo
ai bioccoli di lana e al polverone che avevano sollevato. In preda ai conati, il materassaio riusc a
togliersi la lana dalla bocca prima di vomitare. Emma continu ad allontanarsi finch non inciamp sul
bastone di frassino. Lo prese. Osserv luomo di spalle, ancora in preda ai conati. Bastardo! Gli infil
il bastone tra le gambe, immaginando il suo membro nudo e flaccido, e non appena lestremit uncinata
fu sotto il corpo delluomo, Emma tir indietro con forza. Lululato del materassaio le disse che
luncino si era incastrato bene. Moll la presa e si avvi verso la porta. Uscendo, prese dalla cassa del
negozio la paga della giornata, pi qualche soldo per ricomprarsi la camicetta strappata.
Temo che ti succeder la stessa cosa con qualsiasi lavoro, sentenzi Dora dopo aver ascoltato
ancora una volta il racconto di Emma, stesa sul letto assieme a lei. Sei troppo bella! La notte, a volte,
ho avuto anchio la tentazione...
Smettila! strill Emma, spintonandola per gioco.
Erano distese luna di fronte allaltra, a condividere il cuscino, il respiro, il calore, gli odori e i
peli di coniglio. Risero.
No, dico sul serio... insistette Dora quando torn il silenzio.
Riguardo alle tentazioni?
No, ragazza, no. Riguardo ai tuoi problemi. Se avessi un fidanzato che viene a prenderti al
lavoro, che ti aspetta gironzolando l attorno mentre si fuma una sigaretta, e non appena esci ti bacia e ti
prende sottobraccio come se gli appartenessi, lo vedrebbero tutti quelli che lavorano con te, quelli della
taverna accanto e perfino quellidiota del negozio di aghi che non fa che curiosare attraverso le
veneziane, tutti ti rispetterebbero, perch saprebbero che, se si spingessero un pelino oltre, il tuo uomo
gliela farebbe pagare. Tu, per... Dora la guard un istante. Sei una bellezza, e senza nessuno che ti
protegga. La gente finir per scoprire che non hai famiglia, che vivi in una stanzetta in condivisione e
che non hai un fidanzato. Che nessuno sta con te o  disposto a difenderti.
Laffermazione di Dora non era del tutto vera, ma Emma non lo sapeva. Maravillas e Delfn
vegliavano su di lei, di tanto in tanto. Lavevano seguita fino al ricovero del Parque. Come lo sai, che
sta andando l? aveva chiesto il trinxeraire alla sorella.
Una donna con un fagottino, che se ne va da casa e prende la Carrozza dei Poveri, se non ha un
posto dove andare va al ricovero del Parque: mi ci gioco quello che vuoi.
E se invece ce lha?
Allora non ci coster troppa fatica rintracciarla, laveva rimbeccato Maravillas. I due bambini
avevano attraversato a piedi tutta la citt vecchia. Lei aveva sorriso al fratello quando la sua ipotesi si
era dimostrata esatta; avevano visto Emma che cambiava casa e che batteva infruttuosamente le vie di
Barcellona in cerca di lavoro. E quando era fuggita dalla bottega del materassaio con la camicetta
strappata. Quelluomo  sempre stato un gran bastardo, aveva commentato Maravillas.
E cosa vorresti che facessi? chiese Emma alla sua amica. Camuffarmi? Nascondere la
faccia?
Come una monaca? No, non  la soluzione.  pi pratico, e anche pi divertente, se ti trovi un
fidanzato.
Limmagine di Dalmau si present alla mente di Emma come la luce di un grande fal. Non
aveva mai smesso di pensare a lui, anche se in modo contraddittorio. A volte lassaliva la nostalgia dei
giorni felici, e quellamore che credeva di essersi lasciata alle spalle sembrava graffiarle lanima per
rivivere con lacrime silenziose, ma il pi delle volte erano lo sdegno e la collera ad accompagnare il
ricordo di Dalmau: i disegni della sua nudit, la rabbia al pensiero di ci che ne aveva fatto, che ancora
la faceva fremere, la storia di Montserrat... Di certo lui non aveva insistito abbastanza, e le poche volte
in cui laveva fatto erano state troppo immediate, quando ancora la rabbia impediva a Emma anche solo
di prendere in considerazione lipotesi di guardarlo in faccia. Non aveva insistito a chiederle perdono, a
scusarsi del pugno che le aveva dato, a darle ragione sulla sua responsabilit nella morte di Montserrat.
E lei non aveva avuto occasione di domandargli di quei nudi. Dalmau era sparito, e questo, oltre a tutto
il resto, era stato una delusione. Se al momento opportuno non era andato a cercarla, ormai era quasi
impossibile che venisse a sapere di lei, perduta in una citt immensa come Barcellona.
Non mi cercher pi, si rassegn Emma. Dalmau doveva essersi rifugiato nel lavoro. Dei miei
tre figli, il pi grande e la pi piccola hanno ereditato il carattere del padre: lottatori, temerari; Dalmau,
invece,  un artista: buono, anche troppo, con un cuore grande, ma sognatore, le aveva confessato
Josefa un giorno.
Non era pi andata a farle visita, e questo laddolorava. Un giorno o laltro sarebbe tornata a
trovarla, comunque sapeva gi tutto di Dalmau. Aveva sentito parlare del suo successo con i quadri dei
trinxeraires in una taverna dove, di tanto in tanto, si recava in compagnia di Dora a fare colazione
prima che ognuna andasse al lavoro. Nei caff e nelle taverne cera quasi sempre qualcuno che leggeva
il giornale ad alta voce, perch chi non sapeva farlo potesse rimanere al corrente di ci che succedeva.
E un giorno il lettore volontario inform i presenti che al Crculo Artstico de Sant Lluc erano esposti i
quadri di una giovane promessa barcellonese di nome Dalmau Sala, lartista che dipinge lanima dei
suoi modelli, aveva recitato con enfasi.
Gliela dipinge triste, si era lamentata Emma in quel momento, alzando la tazzina di caff in
una sorta di brindisi al sole.
Non trov un fidanzato; non lo cercava n voleva averne, nonostante il discorso di Dora
lavesse un po preoccupata. Incontr invece Matas, un vecchio che di tanto in tanto passava a vendere
polli e galline a Ca Bertrn, carico del suo cesto di pennuti. Accadde un mattino, allincrocio tra calle
de Arag e il paseo de Grcia, nel punto in cui si trovava la fermata della ferrovia per Madrid
recentemente inaugurata, un edificio modernista nel bel mezzo della via, che sembrava inghiottito da
quelli molto pi alti che lo fiancheggiavano; ragion per cui la gente lo prendeva per un semplice
orinatoio pubblico. Matas stava chiacchierando con il conducente di uno dei carretti a cavallo che, in
fila davanti alla fermata, aspettavano i passeggeri del treno; Emma stava cercando di attraversare calle
de Arag proprio in quel punto, dato che la ferrovia seminterrata rendeva pi difficile il transito lungo
le strade che la oltrepassavano a mo di ponte.
La ragazza cerc di evitare il vecchio. Matas non era mai riuscito a vendere n una gallina n
un pollo alla trattoria di Bertrn. Non appena si presentava con la sua cesta, loste chiamava Emma, che
ispezionava le bestie, le annusava e le rifiutava. Con il tempo il vecchio laveva presa sul ridere, e di
quando in quando si presentava alla locanda e chiedeva direttamente di Emma, che inseguiva per tutto
il cortile, sul retro e in cucina, cercando di convincerla della bont della sua mercanzia. Questi sono
ottimi, te lo giuro. Bertrn lo lasciava fare, e rideva dellimpegno di Matas e della tenacia di Emma.
Sono appena arrivati dalla Galizia, almeno guardali. A volte Emma si lasciava ingannare e si
avvicinava per annusare i polli, poi arricciava il naso, si mostrava seccata e si riprometteva di non farlo
mai pi. Delicatissima, la signorina Emma! la riprendeva Matas dando per concluso linseguimento
e sedendosi a bere un bicchiere di vino con Bertrn.
Emma acceler il passo per attraversare davanti alla fermata; probabilmente furono proprio i
movimenti agili di quella donna dal bel portamento ad attirare su di lei gli sguardi dei carrettieri, come
se laria calda e calma di fine estate si fosse dimprovviso smossa.
Signorina Emma! si sent chiamare. Emma esit: Matas conosceva Bertrn, probabilmente
era tornato ancora alla trattoria, quindi non poteva non sapere cosera successo e forse aveva anche
visto il disegno. Signorina Emma! ripet ancora il vecchio, stavolta a voce pi alta.
Alcune persone si voltarono a guardarla. A quanto pare la stanno chiamando, le disse una
donna puntando lindice verso un punto alle spalle di Emma, che alla fine si ferm e si volt verso
Matas.
Cosa vuoi? gli chiese, parlando lentamente.
Laltro non rispose finch non lebbe raggiunta. Adesso che non stai pi da quellubriacone di
Bertrn volevo farti le mie congratulazioni, ragazza. Lespressione di Emma bast a farlo sorridere,
mostrando i pochi denti neri. Un attimo dopo si spieg: Non hai mai ceduto. Ovunque vada, riesco
sempre a convincere la gente. Quattro spiccioli e tutti chiudono un occhio. Tu a me non hai mai chiesto
nulla.
Le tue galline non sono buone, spieg Emma.
Ma non sono nemmeno marce, si difese Matas, zittendo con un gesto la replica di Emma.
Nessuno  mai morto o si  ammalato per le mie galline o i miei polli. Una volta cotti, nessuno se ne
lamenta. Credi che potrei continuare a venderli per strada, se fosse successo qualcosa? La gente sa
perfettamente che non sono di prima qualit, per questo costano meno. A chi verrebbe in mente di
vendere una gallina buona per la met del suo valore?
Emma non pot far altro che annuire. Da quando aveva lasciato la trattoria e la casa di suo zio
Sebastin, aveva dovuto accettare cibi che prima avrebbe rifiutato. Va al Continental, alla Maison
Dore o a uno di quei ristoranti di lusso, se vuoi roba di prima qualit. Perch credi che io ti dia da
mangiare per sei centesimi? le aveva ribattuto un oste il giorno in cui Emma si era lamentata per le
verdure appassite. In quel momento aveva avuto la tentazione di rispondergli che cerano locande
migliori, anche se non poteva dirlo nemmeno di Ca Bertrn. S, lei accompagnava sempre il suo capo a
fare la spesa, ma lo faceva soprattutto per impedire che gli vendessero roba scadente al prezzo di quella
buona. In molte occasioni lei stessa non avrebbe saputo dire da dove provenissero i cibi che venivano
bolliti o arrostiti nella cucina di Ester.
E quando tu non guardavi, Bertrn mi comprava un paio di galline, disse il vecchio Matas
distogliendola dalle sue riflessioni.
Emma spalanc gli occhi.
Laltro torn a sorridere con i suoi pochi denti neri e storti. Te lo giuro!
No! esclam lei.
S! la contraddisse laltro.
Che figlio di puttana, quel Bertrn! Dunque... era tutta una messinscena? Tu che minseguivi
in cucina e nel cortile, io che ti dicevo di no... tanto poi quel bastardo te le comprava comunque, le
galline.
No, si oppose Matas. Gliele avrei regalate, le galline, al tuo capo, solo perch mi
permettesse di inseguirti come facevo in quei giorni. Emma si stup di nuovo. Lo sai quante ragazze
belle come te si lasciano avvicinare a meno di tre passi da un vecchio sdentato e schifoso come me?
Lei scosse la testa. Volevi corteggiarmi?
No, no, no. Come potrei corteggiare una dea? A me basta respirare un po dellaria che respiri
tu.
Emma pieg impercettibilmente il capo e sorrise. Sdolcinato, come complimento, ma bello,
riconobbe.
Alle dee piace il caff? chiese poi Matas.
Emma storse la bocca.
Lorzata?
Emma sbuff sonoramente.
Un gelato, forse?
Questo s, pens Emma. I gelati le piacevano molto.
Era una pazzia, ma alla fine Matas laveva convinta. Non aveva bisogno di un fidanzato che
andasse a prenderla al lavoro o di stare sempre sul chi vive nel caso in cui un disgraziato cercasse di
violentarla. E comunque, da quando era scappata dalla bottega del materassaio, non aveva trovato
lavoro.
Ma tu non allungherai le mani, vero? chiese a Matas dopo aver soppesato lofferta.
Il volto di cartone del vecchio si rabbui in modo visibile.
Non ci avrai pensato! esclam lei.
Il vecchio apr le mani con fare innocente, come se fosse stato smascherato nei suoi propositi.
Vai a quel paese!
Giuro di non toccarti, promise Matas prima che lei gli desse le spalle.
Emma lo scrut: il vecchio era un sacco dossa. E io ti giuro che, se non dovessi mantenere la
parola, ti taglier gli attributi, e...
Credo che questo basti e avanzi a farmi passare qualunque pensiero inopportuno, la
interruppe il vecchio facendo spallucce e agitando le mani con finto panico.
S, meglio se te li fai passare! Perch se dovessi vederti a sbavare su una fantasia che mi
riguarda, ti taglierei anche...
Lo so, lo so, la interruppe nuovamente lui. Non ti guarder nemmeno!
E fu cos che conclusero laccordo. Matas le avrebbe pagato un terzo dei guadagni ottenuti
dalla vendita di ogni pollo o gallina.
Staremo separati? volle sapere lei.
Credi forse che ti abbia assunta per la tua bellezza? disse il vecchio, ironico.  da parecchio
tempo che questa cesta pesa troppo, per me, le spieg soppesandola e passandola a lei perch se la
caricasse in spalla. Andremo insieme, tu con la cesta e il tuo sorriso e... Fece per mimare le rotondit
del corpo di Emma, ma si zitt subito davanti al mento levato e allo sguardo della ragazza. Be, e io ci
metter lesperienza.
Non fu difficile liberarsi delle quattro galline che avevano nella cesta. Due erano galiziane,
quelle che venivano chiamate flacas, magre, anche se il giorno in cui erano arrivate a Barcellona erano
belle grasse, si lament Matas; unaltra era una gallina russa, magra anche questa, mentre lultima era
di Cartagena. Tre le vendettero alle cuoche di case di ricchi borghesi, che incontrarono sulla via del
mercato; in quel modo anche le dipendenti ne ricavavano qualcosa, tra il vero prezzo della bestia e
quello di Matas, un po pi della met, che il vecchio fissava a seconda del compratore. Quanto a
Matas, non ci vedeva niente di male nel fare una ricevuta per il prezzo di mercato. Per una gallina
russa di quelle magre, scriveva con mano tremula su un pezzo di carta straccia. M. Pollivendolo.
Firmava con uno scarabocchio e scambiava il foglietto con le due pesetas che, in quel caso, aveva
fissato come prezzo.
Lultima gallina, unaltra galiziana di quelle magre che erano state grasse, laffibbiarono
direttamente a una signora ben vestita accompagnata dalla domestica, che alle lodi sperticate di Emma
nei confronti della bestia sorrise a Matas. Alla fine la convinse mostrandole gli occhioni e le piume
della gallina. Due pesetas, fece per dire, quando alle sue spalle Matas la corresse.
Due pesetas e mezzo! E risparmiate una peseta e mezzo, signora.
Con quella vendita, la mattinata era finita. Matas invit Emma a pranzo, ma lei rifiut,
adducendo la motivazione che il pranzo non faceva parte delle sue incombenze. Matas annu, anche se,
pur dandole ragione, le ricord che aveva ancora parecchio da imparare. E stavolta fu Emma ad
annuire. Aveva molte domande da fargli. Avrebbe pranzato con lui, ma in una trattoria; non gli avrebbe
permesso di portarla a casa sua. Il vecchio disse che non gli era mai passato per la testa. Si diressero a
piedi verso il Parque, dove cera il ricovero in cui Emma aveva dormito la notte in cui se nera andata
dalla casa dello zio Sebastin.
Verso sud, seguendo una linea circolare formata dalle rotaie dei tanti treni e tram che passavano
in quella zona, il Parque confinava con una zona tremendamente caotica che si affacciava sul mare. In
quel punto sorgevano senza ordine n accordo apparente la stazione dei treni, detta stazione di Francia
dalla destinazione dei convogli che da l partivano; la plaza de toros della Barceloneta; un umile
quartiere di viuzze organizzate secondo un reticolo quadrangolare strappato al mare; il porto con le sue
molte installazioni; lo scalo ferroviario; la dogana; il Pla del Palau; la borsa; i moli con i magazzini per
le mercanzie; due fabbriche di gas; un cimitero...
Pranzarono in una grande trattoria di quelle dette dal tavolo rotondo, con tavoli giganteschi,
non necessariamente rotondi, cui si sedeva la gente a mano a mano che arrivava e fintanto che
restavano posti liberi; il prezzo era conveniente: per sei centesimi si poteva condividere il sudiciume
appiccicato al tavolo e al pavimento, lunto che sembrava saturare laria e alcuni odori che Emma non
seppe riconoscere.
Il vecchio e la sua nuova assistente trovarono posto a sedere, passando oltre sguardi lussuriosi,
mormorii e qualche fischio e proposta scabrosa, tra decine di marinai, stivatori, ferrovieri e operai
dogni tipo, per la gran parte gente rude. Matas alz una mano per salutare, come un guerriero
vittorioso. Le lagnanze di Emma furono subito zittite da grida di entusiasmo e applausi, dopo di che
ciascuno torn a farsi i fatti suoi: ossia mangiare il pi possibile.
Perch hai salutato?
E Matas le ripet un discorso molto simile a quello di Dora. Le assicur che le cose per lui
erano chiarissime, e che era consapevole del fatto che lei non gli apparteneva. N tantomeno voleva
fingersi suo fidanzato. Ci nonostante, siccome in quel posto cera gente che lo conosceva e lo
rispettava, si poteva sperare che avrebbero fatto altrettanto con lei.
Fu servita una zuppa in cui galleggiavano chiazze di grasso.
Lo sai quante galline e pennuti arrivano ogni anno a Barcellona? part in quarta Matas dopo
che Emma si fu accontentata della sua spiegazione.
Lei fece cenno di no, portandosi alla bocca il cucchiaio carico di un pezzo di qualcosa.
Quattro milioni!
 un bel mucchio di galline, rispose la ragazza.
S. La maggior parte arriva con il treno, e quasi tutte alla stazione di Francia, l dietro, disse
indicando con il pollice.
Emma attese, continuando a sorbire la sua zuppa. Anche Matas mangiava, ma poich cercava
di parlare con la bocca piena la zuppa gli colava fuori tra le gengive sdentate.
Di quei quattro milioni di galline, circa venticinquemila non passano i controlli veterinari. Il
vecchio sorb due cucchiaiate senza parlare, si pul la bocca sulla manica della giacca e guard in faccia
Emma. Ma tu credi che ci siano abbastanza veterinari, a Barcellona, per controllare quattro milioni di
galline che arrivano nelle loro gabbiette dalla Francia, dallItalia o dalla Russia? chiese, stringendosi
nelle spalle. Il problema  che, per quanto riguarda i volatili, a Barcellona non ci sono mattatoi.
Galline, oche, anatre e pernici arrivano con il treno. Quando le tirano gi dai vagoni, i veterinari danno
unocchiata. Quelle che stanno bene vengono avviate ai negozi o ai mercati; quelle che a loro parere
stanno male vengono internate in un lazzaretto che si trova poco lontano dalla stazione.  un lotto di
terreno incolto, pieno di gabbiette che nessuno pulisce, dove le bestie, se non sono malate, si
contagiano con quelle che lo sono. Matas torn a occuparsi della zuppa. Emma aveva quasi finito la
sua. Ah! riprese lui dopo qualche cucchiaiata. I veterinari dovrebbero restituire ai proprietari una
parte delle galline, quelle guarite, ma questa cosa  impossibile, l dentro. Alcune muoiono,
ovviamente; dopo un viaggio cos, vorrei vedere. Altre migliaia vengono sacrificate perch si ritiene
che curarle e nutrirle non dia profitto. Quel che  certo  che nessuno  disposto a metterci denaro. Ed 
in questa confusione che entriamo noi. Un soldino qua e uno l, e nessuno sente la mancanza di qualche
gallina. Tanto non ci sono controlli! Fintanto che le autorit possono sostenere di aver sacrificato non
so quante migliaia di galline perch erano in cattivo stato, nessuno se ne preoccupa, e la cittadinanza 
tranquilla perch c qualcuno che vigila su quello che mangiamo.
Ah! fece Emma, ironica, che ne sapeva qualcosa.
Ma quello che immaginava era nulla in confronto a quello che si ritrov davanti quando, dopo
pranzo, Matas la condusse al lazzaretto, che si trovava tra i binari che portavano in Francia via Matar
e quelli che passavano da Granollers. Decine e decine di gabbiette impilate le une sulle altre,
traboccanti di escrementi, affollate di animali che le parvero tutti moribondi. Matas avanzava sui
sentierini di terra battuta lungo i quali si allineavano le gabbie in compagnia di un vecchio sudicio
come le galline che doveva custodire, e che di tanto in tanto si voltava a guardare Emma con curiosit.
Matas e luomo scelsero quattro galline e le infilarono prima in un sacco e poi nella cesta di Emma.
Queste sono vive. Matas sorrise. Bada che non ti scappino. Il vecchio pag luomo del
lazzaretto e invit Emma ad andare da lui. Solo nel cortile, le promise per convincerla.
Si trattava del pianoterra di un edificio a due piani, ubicato in una delle viuzze che sbucavano
nella plaza de toros della Barceloneta. Matas disponeva di un patio aperto che condivideva con la casa
accanto, ma era lunico ad avervi accesso, ragion per cui le pareti erano piene di gabbie, pulite e
immacolate, in alcune delle quali chiocciavano delle galline.
Mettile dentro. Una per gabbia. Metti dellacqua negli abbeveratoi e d loro da mangiare.
Il vecchio esamin le altre galline, in alcuni casi annuendo con un mormorio di soddisfazione,
in altri facendo schioccare la lingua in segno di contrariet. Quando tutto fu in ordine e i nuovi pennuti
al sicuro, tir fuori le monete che avevano intascato quella mattina e fece i conti.
A Emma toccavano quasi due pesetas.
Una volta uscita dalla casa di Matas, la ragazza cammin soddisfatta sul lungomare della
Barceloneta. I pescherecci erano gi tornati, e lei non pot fare a meno di fermarsi qualche istante a
osservare lo spettacolo che, di giorno, quando i marinai erano al lavoro, non era possibile ammirare:
migliaia di barche di legno di ogni genere e dimensione affollavano il porto dei pescatori. Una fitta
foresta di alberi che impediva di vedere fra luno e laltro. Pi in l cerano le navi grandi. Prima
dincamminarsi verso la stanza che divideva con Dora, Emma pens che avrebbe potuto attraversare
saltando da unimbarcazione allaltra, senza mai bagnarsi i piedi.
Quella notte Emma port nel letto qualche piuma e una storia che appassion Dora.
...
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...
FINE Parte 1.